{"id":1235,"date":"2026-03-26T13:32:47","date_gmt":"2026-03-26T12:32:47","guid":{"rendered":"https:\/\/archivista.info\/?p=1235"},"modified":"2026-03-30T13:36:25","modified_gmt":"2026-03-30T11:36:25","slug":"lesilio-come-rivoluzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/2026\/03\/26\/lesilio-come-rivoluzione\/","title":{"rendered":"L&#8217;esilio come rivoluzione"},"content":{"rendered":"<style>.wp-block-kadence-advancedheading.kt-adv-heading1235_d550b6-55, .wp-block-kadence-advancedheading.kt-adv-heading1235_d550b6-55[data-kb-block=\"kb-adv-heading1235_d550b6-55\"]{font-style:normal;}.wp-block-kadence-advancedheading.kt-adv-heading1235_d550b6-55 mark.kt-highlight, .wp-block-kadence-advancedheading.kt-adv-heading1235_d550b6-55[data-kb-block=\"kb-adv-heading1235_d550b6-55\"] mark.kt-highlight{font-style:normal;color:#f76a0c;-webkit-box-decoration-break:clone;box-decoration-break:clone;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;}.wp-block-kadence-advancedheading.kt-adv-heading1235_d550b6-55 img.kb-inline-image, .wp-block-kadence-advancedheading.kt-adv-heading1235_d550b6-55[data-kb-block=\"kb-adv-heading1235_d550b6-55\"] img.kb-inline-image{width:150px;vertical-align:baseline;}<\/style>\n<p class=\"kt-adv-heading1235_d550b6-55 wp-block-kadence-advancedheading\" data-kb-block=\"kb-adv-heading1235_d550b6-55\">Memorie di un &#8220;cane sciolto&#8221; I<\/p>\n\n\n<style>.wp-block-kadence-advancedheading.kt-adv-heading1235_eef2fd-27, .wp-block-kadence-advancedheading.kt-adv-heading1235_eef2fd-27[data-kb-block=\"kb-adv-heading1235_eef2fd-27\"]{font-style:normal;}.wp-block-kadence-advancedheading.kt-adv-heading1235_eef2fd-27 mark.kt-highlight, .wp-block-kadence-advancedheading.kt-adv-heading1235_eef2fd-27[data-kb-block=\"kb-adv-heading1235_eef2fd-27\"] mark.kt-highlight{font-style:normal;color:#f76a0c;-webkit-box-decoration-break:clone;box-decoration-break:clone;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;}.wp-block-kadence-advancedheading.kt-adv-heading1235_eef2fd-27 img.kb-inline-image, .wp-block-kadence-advancedheading.kt-adv-heading1235_eef2fd-27[data-kb-block=\"kb-adv-heading1235_eef2fd-27\"] img.kb-inline-image{width:150px;vertical-align:baseline;}<\/style>\n<p class=\"kt-adv-heading1235_eef2fd-27 wp-block-kadence-advancedheading\" data-kb-block=\"kb-adv-heading1235_eef2fd-27\"><\/p>\n\n\n<style>.wp-block-kadence-advancedheading.kt-adv-heading1235_47e7cc-4e_0, .wp-block-kadence-advancedheading.kt-adv-heading1235_47e7cc-4e_0[data-kb-block=\"kb-adv-heading1235_47e7cc-4e_0\"]{text-align:right;font-style:normal;}.wp-block-kadence-advancedheading.kt-adv-heading1235_47e7cc-4e_0 mark.kt-highlight, .wp-block-kadence-advancedheading.kt-adv-heading1235_47e7cc-4e_0[data-kb-block=\"kb-adv-heading1235_47e7cc-4e_0\"] mark.kt-highlight{font-style:normal;color:#f76a0c;-webkit-box-decoration-break:clone;box-decoration-break:clone;padding-top:0px;padding-right:0px;padding-bottom:0px;padding-left:0px;}.wp-block-kadence-advancedheading.kt-adv-heading1235_47e7cc-4e_0 img.kb-inline-image, .wp-block-kadence-advancedheading.kt-adv-heading1235_47e7cc-4e_0[data-kb-block=\"kb-adv-heading1235_47e7cc-4e_0\"] img.kb-inline-image{width:150px;vertical-align:baseline;}<\/style>\n<p class=\"kt-adv-heading1235_47e7cc-4e_0 wp-block-kadence-advancedheading\" data-kb-block=\"kb-adv-heading1235_47e7cc-4e_0\"><em>La rivoluzione in esilio. Scritti su Mario Tronti<\/em>, Quodlibet 2021<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/daniel-olah-OlTjeydUpQw-unsplash-scaled-e1774459509677-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1218\" style=\"aspect-ratio:1.7777592453839184;width:479px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/daniel-olah-OlTjeydUpQw-unsplash-scaled-e1774459509677-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/daniel-olah-OlTjeydUpQw-unsplash-scaled-e1774459509677-300x169.jpg 300w, https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/daniel-olah-OlTjeydUpQw-unsplash-scaled-e1774459509677-768x432.jpg 768w, https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/daniel-olah-OlTjeydUpQw-unsplash-scaled-e1774459509677-1536x864.jpg 1536w, https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/daniel-olah-OlTjeydUpQw-unsplash-scaled-e1774459509677-2048x1152.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>La conversazione tra Mario Tronti e i curatori del libro di scritti <em>La rivoluzione in esilio<\/em>, Andrea Cerutti e Giulia Dettori, percorre i moventi e le tappe del pensiero politico di uno dei pi\u00f9 lucidi pensatori del &#8216;900 e di questo tempo. Nella parte finale dell&#8217;incontro v&#8217;\u00e8 il riepilogo dell&#8217;arco di riflessione dell&#8217;autore di Operai e capitale, laddove il filosofo prosegue una teoria che deriva dalla pratica politica.<br>La lettura di questo libro pu\u00f2 essere accompagnata dalla recente raccolta di saggi Il demone della politica (1958-2015) con la grande curatela di Matteo Cavalleri, Michele Filippini e Jamila Mascat,  che mostra per la prima volta l&#8217;andamento del \u201clungo\u201d pensiero di Tronti, dalla scoperta di un soggetto di classe in sintonia con il tempo del capitalismo nei \u201cQuaderni Rossi\u201d, all&#8217;inizio della stagione operaista nell&#8217;elaborazione della rivista \u201cClasse operaia\u201d, alla teoria dell&#8217; \u201cautonomia del politico\u201d che estendeva a studenti e nuovi soggetti sociali l&#8217;antagonismo ad un capitale che trasformava il fondo della crisi economica in superfice politica del conflitto sociale.<br>Nel riportare all&#8217;ostile realt\u00e0 contemporanea le ragioni che a partire dalla fine degli scorsi anni Cinquanta hanno voluto rovesciarla, le ragioni del comunismo, ci\u00f2 che qui Tronti dice \u00e8 niente di meno che il modo in cui la storia delle lotte al capitalismo si \u00e8 cadenzata nelle diverse costellazioni di pensiero generate dall&#8217;operaismo.<br>Di questo passo hanno indicato la via La politica al tramonto e Dello spirito libero in cui Tronti elabora una teologia politica costituita dall&#8217;archivio della filosofia moderna, da Machiavelli a Hobbes a Weber a Schmitt, investiti dalla tempesta messianica che da Nietzsche a Bloch e a Benjamin continua a spazzare via le pretese degli storicismi marxisti.<br>Risulta cos\u00ec pi\u00f9 agevole iniziare la lettura di questi scritti dalla voce di colui che tra i filosofi politici \u00e8 riuscito a trasformare un pensiero necessario nella molteplicit\u00e0 di esperienze possibili. Esperienze militanti che, attraversando sei decenni, divengono oggi leggibili proprio nella distanza dai tempi in cui sono accadute.<br>Dall&#8217;ascolto nasce infatti la memoria viva del tempo delle lotte e con esso qualcosa che non pu\u00f2 ridursi a discorso e logica politica; qualcosa che \u00e8 forse parte della natura umana, la parte maggiore, che si tende a non dire, a esiliare in s\u00e9 stessi come se fosse una riserva di energia nei momenti di sofferenza.<br>In questo tempo in cui sconfitta della rivoluzione e possibilit\u00e0 delle insorgenze scorrono intrecciate ma non intatte, l&#8217;ascolto dell&#8217;incessante riflessione di Tronti intorno alle possibilit\u00e0 sepolte o emerse, nascoste o intraviste, archiviate o organizzate, ci permette di registrare sul nastro della storia continua, le rotture e le aperture, il disordine e il respiro di diverse generazioni. Questa parte \u00e8 lo spirito, che \u00e8 spirito di vita comune, contemplazione e animazione del mondo, trascendenza nell&#8217;immanenza della storia.<br>Dunque, ci\u00f2 che pi\u00f9 interessa \u00e8 il movimento dello spirito che inizia dalla sconfitta operaia nel luogo e nel tempo che pu\u00f2 essere datato 1980 con la marcia dei \u201ccapetti\u201d della FIAT, e giunge fino ad oggi. Non deve per\u00f2 questo motore mobile della contestazione essere assimilato all&#8217;hegeliana marcia trionfale dello spirito verso il sapere assoluto, ma, al contrario, alla nascita, nella terra devastata, di un sapere dell&#8217;anima che pu\u00f2 essere sottratto alla cattura del pervasivo mondo neoliberale.<br>Che questa ginestra sia fiorita nel deserto del \u201cnostro scontento\u201d \u00e8 l&#8217;imprevisto eppure permanente sentimento comunista che anima individui, gruppi, situazioni, testi e ricerche che, almeno dai primi anni Novanta, si sono fatti stranieri alla democrazia e ai suoi diktat liberalmente autoritari.<br>Letti secondo la parola che ci fa essere nel mondo ma non del mondo, i diversi saggi rivelano una essenziale partizione in cui si specchia la storia recente della filosofia politica: la secolarizzazione dei concetti teologici affermata da Max Weber per illuminare il fondamento della sovranit\u00e0 e, in contrasto, l&#8217;essenza dei secoli che ci separano dall&#8217;illuminismo, cio\u00e8 il nichilismo.<br>Di queste due fonti della teoria moderna che inizia da Spinoza, \u00e8 Nietzsche, ed \u00e8 la genealogia messianica che da Nietzsche si distende, a trovare conferma nei conflitti e nelle rivolte, nell&#8217;autonomia e nella libert\u00e0 cos\u00ec come nell&#8217;idea della comune, confiscata e resa inagibile da positivismo, materialismo, economicismo e marxismi-leninismi.<br>Seguendo questa linea di tendenza sembra dunque pi\u00f9 importante provare a chiedere l&#8217;autonomia all&#8217;archeologia della politica piuttosto che ricorrere a deboli tentativi istituenti che hanno promosso la religione secolare del capitalismo.<br>Contro questo esito critico weberiano, la crisi del fondamento enunciata dall&#8217;operaismo scopriva una \u201cgaia scienza\u201d, un sapere del conflitto, il nichilismo operaio, che produceva il genere dell&#8217;inchiesta. Non solo. L&#8217;operaismo gi\u00e0 alla met\u00e0 degli scorsi anni &#8217;60 faceva affondare il pesante e disastroso bagaglio ideologico idealista e nazional-popolare trasferito di peso nella tradizione socialista e che in Italia avrebbe condotto al riformismo, al compromesso storico e all&#8217;eurocomunismo; cio\u00e8 al farsi Stato del PCI e della classe operaia organizzata nel sindacato.<br>La curva di pensiero di Tronti si piega nella felice consistenza dello spirito in una meditazione sulle possibilit\u00e0 di una forma di vita che, a partire dal monachesimo, realizzi l&#8217;inversione tra il tempo del mercante e il tempo dell&#8217;anima.<br>Spiritualit\u00e0, cristianesimo, esperienza religiosa, disegnano una costellazione di esistenza inscritta nelle pratiche di contrasto al presente, che pu\u00f2 innescare un fare comune da un sentire comune. Gli effetti di questa ricerca per le generazioni che dai primi anni Settanta ne perseguono fini ed elaborazione, sono testi come La politica al tramonto e Il nano e il manichino, che  hanno aperto una via difficile in cui sperimentare l&#8217;esistenza.<br>Dal \u201crifiuto del lavoro\u201d alla critica al conformismo dell&#8217;homo democraticus, all&#8217;indagine dei teorici conservatori, alle esperienze originarie dei Padri del deserto e del primo cristianesimo, \u2013 \u00e8 un messianesimo ad accorciare la storia dei conflitti e delle sommosse rispetto al tempo lungo e monumentale della politica mondiale. Il Frammento teologico-politico di Benjamin \u201cfa\u201d storia nel tracciare l&#8217;analogia tra la genealogia nietzscheana di quella proposizione e il \u201cframmento sulle macchine\u201d dei Grundrisse. La politica mondiale \u00e8 nichilismo non marxismo postumo.<br>Il raggio che emana da questa lontanza del profano della storia dal messia che viene a romperla,  illumina di luce radente l&#8217;attualit\u00e0 da un punto topico del tempo; trascorsi 44 anni, possiamo dire che \u00e8 un punto di osservazione privilegiato da cui guardare al presente.<br>Quel punto della storia \u00e8 il &#8217;77 quando un movimento insorse rivendicando l&#8217;assenza di futuro e rompendo con il sistema dei partiti e le rappresentanze sindacali. Il &#8217;77 tra la terra del lavoro subordinato e il mare della nuova precariet\u00e0 esistenziale, con il suo gesto comicamente eversivo e irridente, apr\u00ec spazi imprevisti di libert\u00e0 riepilogando in maniera quasi miracolosa quell&#8217;autonomia per la quale i giovani con le magliette a strisce degli anni Sessanta avevano offerto cuori e menti. Genova, Reggio Emilia, Torino Piazza Statuto, erano state le tappe di una autonoma libert\u00e0 di lotta che avrebbe rotto l&#8217;organico legame tra classe operaia e PCI. Il &#8217;68 avrebbe fatto il resto in un solo anno, prima che la porta stretta si richiudesse con fragore schiacciando in un mondo compatibile le possibilit\u00e0 di oltrepassarlo.<br>Il &#8217;77 mandava in frantumi quel mondo del compromesso welfarista, della mediazione politica, della rappresentanza democratica, facendo nichilismo, cio\u00e8 la propria, separata, politica. <br>\u201cSar\u00e0 un risotto che vi seppellir\u00e0\u201d. <br>Nietzsche tramite Bataille, Blanchot e il surrealismo, nella societ\u00e0 dello spettacolo che era la societ\u00e0 dell&#8217;austerit\u00e0, aveva scomposto le ordinate categorie marx-leniniste, buttando all&#8217;aria liturgie leaderiste e organizzative e ridendo del connubio che i marxisti della cattedra e i cattedratici delle lotte avevano posto a fondamento della prassi.<br>\u201cQuale prassi?\u201d era stata la domanda iniziale di Operai e capitale; la fine della prassi era stata la risposta che il movimento studentesco, gli indiani metropolitani, i collettivi femministi, i \u201cfuori sede\u201d e i cani sciolti, annunciavano contro la repressione e la nuova forma che aveva assunto lo Stato: leggi d&#8217;emergenza e stato d&#8217;assedio che produssero gli omicidi di Francesco Lorusso, Giorgiana Masi e Walter Rossi.<br>La rivista \u201cRosso\u201d riusc\u00ec allora a tenersi all&#8217;interno del &#8217;77 laddove i tentativi autonomi di imprimere al movimento l&#8217;organizzazione di un contro-partito dell&#8217;insurrezione, vennero, fino ad un certo punto, bloccati. Una linea di contro-informazione seguiva l&#8217;inchiesta dei nuovi proletari dei circoli giovanili, la neo-lingua delle radio libere, una cultura nativa, selvaggia, straniera. Lo stato d&#8217;emergenza fu il luogo di espansione del movimento; esasperando lo stato d&#8217;assedio i nuovi soggetti con mossa acuta lo rovesciarono contro lo Stato. <br>Il pensiero di Tronti che sembrava non fare eco al \u201cno future\u201d e all&#8217;immaginario della nuova plebe emarginata, viaggiava sotterraneo e attraversava comunque i riti di massa delle assemblee e dei cortei in cui l&#8217;autonomia era libert\u00e0 di sapere il potere, di sapere lo Stato per difendersene. Una generazione di \u201ccani sciolti\u201d rifiutava le identit\u00e0, la classe, le appartenenze, e voleva l&#8217;erba voglio che continuava a crescere solo nel giardino del re. Per cogliere quell&#8217;erba non si era operai ma disoccupati, marginali, folli desideranti, schizo, che costrinsero i progressisti democratici a divenire reazionari. \u201cQui o si suona o si combatte\u201d \u2013 dichiarava Kociss, indiano metropolitano che balzava su nelle assemblee e dava corso a splendide improvvisazioni&#8230;<br>Un momento di rivoluzione si era realizzato al convegno di Bologna contro la repressione nella forma a cui nessuno aveva pensato. La parola rovesciava l&#8217;ordine del discorso che, dopo il &#8217;68 la sinistra aveva ricostituito, investendo il mercato della virt\u00f9 taumaturgica del sovrano. Vivevano sottoculture e non cultura egemone e culture subalterne; dada non Adorno; punk non dance; la posta del cuore di \u201cLotta Continua\u201d non le postille al libro quarto del Capitale; Agnes Heller e la teoria dei bisogni, non il desiderio sotto la legge. Non si era marxisti, neanche \u201ctendenza Groucho\u201d, e da allora gli spettri di Marx iniziarono ad assillare il mondo globale.<br>Con il &#8217;77 iniziava dunque la politica al tramonto che annunciava l&#8217;esodo dalla societ\u00e0 del lavoro che Tronti racconta con lucidit\u00e0 come effetto degli anni 2000. Forse per\u00f2 l&#8217;effetto \u201coperaista\u201d pi\u00f9 acuto, il raggio verde che brill\u00f2 un istante e sfior\u00ec la stagione riformista del compromesso storico, \u00e8 balenato il giorno della cacciata di Lama dall&#8217;Universit\u00e0. \u201cI lama stanno in Tibet\u201d fu lo slogan ironico, pulito e forte come tutti gli stemmi dei non garantiti nei millepiani che si stendevano tra lo Stato e il lavoro, terra fresca di immaginazione e di affetti in cui abitare.<br>In quel 17 febbraio gli \u201cuntorelli\u201d cacciarono i promotori del contagio fuori dalla citt\u00e0. La violenza divina si era abbattuta letale e senza sangue sui fautori della violenza mitica esercitata dal Partito che pretendeva di governare il rifiuto con le garanzie sociali e i diritti del lavoro esercitati su chi non averva n\u00e8 le une n\u00e8 gli altri.<br>Quel sapere non bast\u00f2 ad annullare gli effetti che innalzarono invece la memoria dello Stato e ridussero a quasi niente le cosiddette \u201csoggettivit\u00e0\u201d, infrante dalla lotta armata e dall&#8217;eroina. L&#8217;anno terribile non fu il &#8217;77 ma il &#8217;79 che inizi\u00f2 con il 7 aprile. Il \u201cteorema Calogero\u201d volle far pagare tutto al &#8217;77, la lotta armata, il rapimento e l&#8217;uccisione di Aldo Moro. Memoria retroattiva che nel laboratorio italiano della repressione cercava il \u201cgrande vecchio\u201d fautore del terrorismo e trov\u00f2 chi aveva lottato senza armi e rischiava di vincere con la parola.<br>Mentre la trasformazione del sapere operaio \u00e8 stata la sua dispersione, dopo il 1978 quel sapere non appartenne pi\u00f9 alla classe operaia di fabbrica ma alla societ\u00e0 diffusa, frammentata, irriducibile alla politica. \u201cLa societ\u00e0 non esiste\u201d \u2013 dicevano a Londra. <br>L&#8217;autonomia del politico era diventata neutralizzazione del conflitto voluta dal capitale al tramonto della civilt\u00e0. Scacciata dalla fabbrica, dice qui Tronti, cominci\u00f2 per l&#8217;idea rivoluzionaria il tempo dell&#8217;esilio. Di questa curva della storia si era consapevoli, sia che si fosse pro o contro l&#8217;organizzazione, pro o contro l&#8217;identit\u00e0 di classe e proletariato, pro o contro i bisogni di una generazione che aveva abolito il padre e sapeva di non avere eredi. E un eredit\u00e0 senza eredi non diventa tradizione. \u00abCi sono due risposte. La prima: iscrivere la contingente irruzione operaia&#8230;nell&#8217;eterna vicenda delle classi subalterne, le sue eroiche lotte, le sue tragiche sconfitte: \u00e8 la via storica. La seconda: riqualificare il punto di vista, nuovo senso di una battaglia delle idee, arte della guerra orientale, kenosis cristiana, mistica speculativa pi\u00f9 politica della contingenza&#8230;\u00e8 la via teorica&#8230;In realt\u00e0 si tratta della sempiterna lotta di Giacobbe con l&#8217;Angelo, memoria e trascendenza, il \u201cgi\u00e0 stato\u201d e il \u201cnon ancora\u201d&#8230;\u00bb. <br>Da qui emerge la differenza con le successive insorgenze, dalla \u2018Pantera\u2019 a Seattle, a Napoli, a Genova, al movimento no global, alle rivolte nelle bainlieues, all\u2019 \u2018Onda\u2019, che chiudeva il ciclo di conflitti contro il neoliberismo in espansione cosmica. Le crisi dei mutui e del debito sovrano, le primavere arabe e Occupy avrebbero sancito la fine dei movimenti sociali e annunciato insorgenze oltrepolitiche. L&#8217;effetto di lunga durata della vita neoliberale avrebbe forgiato un soggetto prodotto dalle sue mediazioni e dalle sue protesi; un soggetto il cui profilo \u00e8 quello del cittadino democratico \u201clibero\u201d perch\u00e9 integrato, e che per\u00f2 \u00e8 anche capace di rifiuto e di momenti di rivolta, come  \u00e8 capitato l&#8217;altroieri con i gilets jaunes. <br>Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 da essere operaisti per insorgere, basta la povert\u00e0 mondiale, e tuttavia ogni insurrezione  porta in s\u00e8 la memoria di chi almeno una volta ha detto \u2018no\u2019, ha detto \u2018ora basta!\u2019, ha detto \u2018che se ne vadano tutti!\u2019.<br>Nel saggio raccolto in questo volume Marcello Tar\u00ec racconta questa vicenda il cui indice segreto \u00e8 l&#8217; aut-aut, operai o capitale, e non il secolarizzato e&#8230;e&#8230;e&#8230; di chi \u201cdentro e contro\u201d le istituzioni si \u00e8 trovato imbrigliato nell&#8217;antagonismo da esse imposto. <br>La libert\u00e0, una volta sottratta al conflitto tra i valori da cui la trasvalutazione, diventa l&#8217;attuale e piatta libert\u00e0 di pensiero che afferma miseramente l&#8217;egoismo dell&#8217;Occidente privilegiato e fallito. Capita infatti di scambiare il pensiero di libert\u00e0 che Tronti continua ad affermare contro l&#8217;epoca, con la libert\u00e0 di pensiero. Tutti, vittime e complici di questa deriva, ci si accorge che il gioco di antico regime \u00e8 cambiato e che l&#8217;esodo \u00e8 divenuto esilio permanente. E in esilio bisogna fare \u201ctiqqun\u201d; riparare e tessere amore e amicizie che \u00e8 il gesto possibile tra le rovine. <br>Walter Benjamin aveva indicato la mossa obliqua che scarta l&#8217;affronto frontale con le forze di chi non smette di vincere: far giocare il materialismo muovendo i pezzi della scacchiera da sotto il tavolo per mano della piccola, fragile teologia. <br>Il tramonto della politica manifesta le possibilit\u00e0 di un pensiero di libert\u00e0, cio\u00e8 di percepire la propria soggettivit\u00e0, scrive Tar\u00ec, come un campo di battaglia, \u00abil luogo di un&#8217;ascesi dove coltivare un pensiero libero che, quando \u00e8 davvero tale, \u00e8 in s\u00e8 stesso una critica vivente a questa diffusa ma del tutto inoffensiva libert\u00e0 di pensiero\u00bb.<br>Dall&#8217;abbandono della metafisica marxista il cui riverbero pu\u00f2 durare secoli da che si \u00e8 compiuta la distruzione della terra, \u00e8 la klesis a permanere, come qualche anno fa ha scritto Giorgio Agamben. La chiamata, il rifiuto, l&#8217;irriducibilit\u00e0 rimane, ed \u00e8 la chiamata della parte grande della popolazione mondiale, non protetta, non curata, non richiesta. <br>Rimane ci\u00f2 che Tronti chiama con Nietzsche il \u201cgrande stile\u201d, come evidenzia nel suo saggio Andrea Cerruti, che corrisponde all&#8217;esperimento di uomini e donne. Sperimentare una forma di vita, sperimentare una pratica comune, cio\u00e8 mettersi in gioco, far entrare nell&#8217;errore i saperi personali pi\u00f9 certi, le abitudini pi\u00f9 vive, gli affetti pi\u00f9 reali. Far naufragare nel gioco la verit\u00e0 di s\u00e8 stessi. Destituire s\u00e8 per comprendersi nel mondo. Prendersi cura della rivoluzione senza essere una particolare classe, laddove si \u00e8 tutti massa borghese, bloom e jeune fille \u2013  ma voler essere Zarathustra, l&#8217;ultimo uomo nella civilt\u00e0 nemica.<br>Un filosofo dell\u2019avvenire prover\u00e0 a dirlo cos\u00ec: il tramonto della civilt\u00e0 e dell&#8217;annessa antropologia \u00e8 anche il tramonto dei paradigmi: la razionalit\u00e0 strumentale, la sovranit\u00e0 dell&#8217;eccezione. Lo stato d&#8217;emergenza infatti \u00e8 divenuto norma e l&#8217;illuminismo secolarizzante ha prodotto disastri irreversibili. <br>Come Foucault aveva previsto leggendo Nietzsche, il carattere esemplare del secolo \u00e8 la distanza abissale tra verit\u00e0 e conoscenza. Prenderne atto \u00e8 essere inattuali, farsi precedere dal presente non cercare di inseguirlo, errare quanto pi\u00f9 si ha forza di retrocedere. Lasciare aperta la porta stretta da cui pu\u00f2 giungere il messia vuol dire provare in s\u00e8 stessi l&#8217;apertura del mondo, essere vuoti, essere in attesa. <br>Matteo Cavalleri scrive qui che la teologia politica \u00abassume le fattezze dell&#8217;esaurirsi della lotta tra il dio della storia e il demone della politica\u00bb. E allora la situazione si fa pi\u00f9 chiara, affermano alcuni del Partito Immaginario: \u00abE&#8217;&#8230;l&#8217;esilio interiore a caratterizzare tutti i periodi di impotenza, diventando il primo asse di una comune morale provvisoria che si avrebbe torto a definire prepolitica: rifiutare la partecipazione e il suo corollario, quello di ogni riformismo insidioso, per essere figure di questo mondo solo in quanto transeunti\u00bb.<br>Se l&#8217;interesse di Tronti per la teologia, scrive Marten Bj\u00f6rk \u00abnasce dalla consapevolezza dell&#8217;incapacit\u00e0 della razza pagana operaia di superare il capitalismo cos\u00ec come il mondo statalizzato del socialismo\u00bb, aggiungiamo che una pratica ascetica, che \u00e8 meditazione, studio e scrittura del mondo, potrebbe avere l&#8217;effetto di trasformare la qualit\u00e0 della natura umana. La teologia della rivoluzione \u00abinizia quindi dal collasso del comunismo e dal fallimento della modernit\u00e0 di cui esso era parte\u00bb.<br>Dello spirito libero: \u00abChe cos&#8217;\u00e8&#8230;per me spiritualit\u00e0? E&#8217; coltivazione di s\u00e8, non per s\u00e8, ma contro il mondo. Non fuga mundi, come non \u00e8 mai stato nemmeno per il monachesimo, ma presenza nel mondo, inattaccabile dall&#8217;esterno\u00bb.<br>Giulia Dettori vede l&#8217;esito che Tronti d\u00e0 alla teologia nell&#8217;esperienza, ove si inizia a parlare di \u00ab&#8230;un&#8217;azione trascendente che consenta di stare nella storia e in tutte le sue congiunture ma liberi da essa&#8230;\u00bb. Oppure, aggiungiamo con Benjamin, avere una totale mancanza di illusioni nei confronti dell&#8217;epoca e ci\u00f2 nonostante pronunciarsi senza riserve per essa. <br>Fare messianesimo, questa \u00e8 la prova a cui siamo chiamati. Vivere secondo la genealogia messianica dell&#8217;evento, da Ges\u00f9 Messia a Paolo di Tarso, alla gnosi, a Marcione, a Benjamin secondo Jacob Taubes, e percorrere la via dell&#8217;esilio una volta lasciatoci dietro il \u201cbordello della storia\u201d che \u00e8 oggi la forma assunta dalla democrazia liberale.<br>Revocare il proprio stato presente rimanendo in esso e resistere alla tentazione di tornare agli antichi miti di fondazione della sovranit\u00e0, sono i passi da seguire perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 niente da fondare n\u00e9 da statuire, malgrado l&#8217;illusoria replica teorica di chi vuol salvare il mondo; niente pi\u00f9 da progettare e da costruire. C&#8217;\u00e8 solo da abbandonare la citt\u00e0 e casomai da abitare la terra secondo il nomos, che \u00e8 il canto fuorilegge, non la legge dei confini. <br>Fabio Milana, fenomenale studioso, animatore della rivista di spiritualit\u00e0 e politica \u201cBailamme\u201d uscita tra il 1987 e il 2002, esperto e curatore dell&#8217;opera di Ivan Illich, ricostruisce la collaborazione di Tronti al semestrale di cui fu redattore.<br>In quel tempo, tra i primi e gli ultimi anni Novanta, gli incontri all&#8217;eremo camaldolese di Monte Giove, il cui precedente erano stati gli incontri di Montebello con Sergio Quinzio, Massimo Cacciari, Gabriella Caramore, Luisa Muraro, con la reg\u00eca del direttore della rivista Pino Trotta e di Romana Guarnieri, sarebbero stati l&#8217;inizio della \u00abconsunzione parallela e accalorata delle due tradizioni politiche maggioritarie nella storia repubblicana\u00bb, la cattolica e la comunista di partito. Perch\u00e9 come nel saggio del &#8217;90 Volgere le spalle al futuro \u00abdecisivo, anche per noi, nello sguardo del comprendere, \u00e8 risalire il fiume, non seguire la corrente.\u00bb Tra filosofia dell&#8217;avvenire e retroversione verso l&#8217;origine non c&#8217;\u00e8 contraddizione.<br>Nel saggio Il sorriso di Sara, Tronti avanzava l\u2019idea nuova in cui sono deposti i marxismi novecenteschi e Marx pu\u00f2 forse godere di una nuova interpretazione: \u00abFatica ascetica e tempo agonico. Solo la vita monastica sa stare in questa dimensione. Tenere insieme l&#8217;insonnia della ricerca, il vegliare, l&#8217;invito neotestamentario a stare in paziente attesa e la pace del cuore, l&#8217;hesichia o requies, mezzo e scopo della preghiera monastica\u00bb. <br>A far eco troviamo su quieora.ink, le parole di don Flavio Lazzarini a commento del recente annuncio di Giorgio Agamben in Quando la casa brucia: \u00abNegli anni a venire ci saranno solo monaci e delinquenti\u00bb. <br>La vita d&#8217;esilio \u00abdi chi cerca uno stile monastico, rifiuta omogeneit\u00e0, complicit\u00e0, regole e gerarchie inaccettabili da chi pretende di cercare  Bellezza e Verit\u00e0\u00bb. Accettare la solitudine in un mondo in cui si \u00e8 tanto dentro quanto pi\u00f9 lontani, \u00e8 \u00abessere disarmati per non rompere fraternit\u00e0, sororit\u00e0 e comunione. Ma non si potr\u00e0 rinunciare alla parresia, al dovere radicale di cercare e dire sempre la verit\u00e0 critica ed etica&#8230;\u00bb.<br>La lingua d&#8217;esilio \u00e8 quella dello straniero che nella modernit\u00e0 in polvere, spacciata per libert\u00e0 e abbondanza, \u00e8 penuria e occasione. Poros e penia, figure di Eros siglano la solitudine in cui l&#8217;agire \u00e8 deposto nel punto di vista, nella presa di posizione a cui segue la presa di parola.<br>Cos\u00ec facciamo perch\u00e9 qui siamo, si potrebbe ripetere e sarebbe questa presenza ad avere qualcosa pi\u00f9 della testimonianza e meno della prassi consolidata in formule magiche. Di questo luogo dello straniero, fuori e contro la citt\u00e0, non pi\u00f9 disposti a discutere con chi attenta all&#8217;esistenza con democratica informazione e accademiche prescrizioni,  gli amici di quieora.ink sperimentano l&#8217;estremo possibile, cio\u00e8 una forma di vita in cui contemplazione, conflitto e ricerca si implicano. Si tratta di spostarsi con fede e coraggio tra testi ed esperienze asincrone, coniare una lingua, affermare lo spirito libero fuori e contro l&#8217;Occidente. E\u2019 questo l&#8217;impegno \u00ab&#8230;nel mondo di chi vuole andare al di l\u00e0 di questo mondo&#8230;al di l\u00e0 delle presenti forme di vita&#8230;\u00bb. E oggi pi\u00f9 di ieri bisogna fare \u201ccome non\u201d. Perch\u00e8 il tempo si \u00e8 contratto, \u201cvoglio che siate senza cura\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Memorie di un &#8220;cane sciolto&#8221; I La rivoluzione in esilio. 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