{"id":1434,"date":"2026-04-07T19:51:03","date_gmt":"2026-04-07T17:51:03","guid":{"rendered":"https:\/\/archivista.info\/?p=1434"},"modified":"2026-04-07T20:13:16","modified_gmt":"2026-04-07T18:13:16","slug":"sullarcheologia-del-presente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/2026\/04\/07\/sullarcheologia-del-presente\/","title":{"rendered":"Sull&#8217;archeologia del presente"},"content":{"rendered":"<style>.wp-block-kadence-spacer.kt-block-spacer-1434_d69e84-ee .kt-block-spacer{height:60px;}.wp-block-kadence-spacer.kt-block-spacer-1434_d69e84-ee .kt-divider{border-top-width:1px;height:1px;border-top-color:#eee;width:80%;border-top-style:solid;}<\/style>\n<div class=\"wp-block-kadence-spacer aligncenter kt-block-spacer-1434_d69e84-ee\"><div class=\"kt-block-spacer kt-block-spacer-halign-center\"><hr class=\"kt-divider\"\/><\/div><\/div>\n\n\n\n<p>L\u2019idea di fare archeologia del presente ha il suo punto d\u2019attacco nell\u2019archeologia del sapere di Michel Foucault. Per Foucault l\u2019archeologia \u00e8 l\u2019indagine delle formazioni discorsive proprie di un\u2019epoca storica, in questo caso della modernit\u00e0, e forse di quella che \u00e8 stata chiamata post-modernit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque, una collana editoriale intestata all\u2019archeologia scopre quei testi che in qualche modo circoscrivono il presente a partire dalla sua provenienza. Si tratta di una linea storico-filosofica e se vogliamo filosofico-politica che propone testi, documenti, incontri ed elaborazioni che risalgono ci\u00f2 che sta accadendo \u201cqui e ora\u201d per cercare di rintracciarne la genealogia.<\/p>\n\n\n\n<p>Per esempio, si parla di Intelligenza Artificiale e se ne produce attraverso macchine, la si \u00e8 progettata e la si usa in guerra mentre fa parte di una costellazione civile, di una circoscrizione sempre pi\u00f9 ampia, invasiva, della realt\u00e0. Bene. L\u2019Intelligenza Artificiale non \u00e8 un sistema omogeneo di macchine informatiche, \u00e8 piuttosto l\u2019esito di una stratificazione di procedure, progetti, imprese, fallimenti ed enunciazioni teoriche, ma anche di recuperi tecnologici che sono dispositivi di sapere-potere.<\/p>\n\n\n\n<p>Sappiamo quanto questi dispositivi giocano un ruolo e producono un insieme di strategie di cattura e di regolazione e di governo della vita. Intorno a questa emergenza, quali testi, quali discorsi, quali eventi e quali forme di soggettivazione sono stati e sono possibili? Quali soglie post-umane abbiamo attraversato e quali mutazioni?<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esempio dell\u2019IA \u00e8 in qualche modo l\u2019indice storico del nostro presente di guerra, di accelerazione, di una forma anche pi\u00f9 o meno imprevista di tecnofascismo che va indagata al livello della sua penetrazione microfisica, che \u00e8 multipla, secolare, che \u00e8 storico-filosofica. Sappiamo che proviene da vecchie e nuove forme di colonialismo, da infinite guerre delle razze, dalla civilizzazione europea e dal discorso dell\u2019occidente e questo discorso esclude altri discorsi, di altri mondi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco, l\u2019insieme di queste contestazioni, delle contro-strategie, delle resistenze e delle lotte contro questo regime mondiale e locale di cattura e distruzione forma il presente in rapporto ad un passato che riverbera e non \u00e8 semplicemente l\u2019antecedente del presente.<\/p>\n\n\n\n<p>Proprio per questa ragione l\u2019archeologia del presente \u00e8 o tende a diventare un laboratorio di pensiero, un laboratorio critico, che ha o potrebbe avere un\u2019estensione e una realt\u00e0 in mutazione, in divenire, in movimento. Un laboratorio \u00e8 fatto di incontri, eventi, pratiche che possono o meno dar luogo a testi e documenti; che possono in qualche modo fare della filosofia una pratica diagnostica.<\/p>\n\n\n\n<p>Bisogna un p\u00f2 riprendere la pratica di pensiero della filosofia critica, ma riportarla o rieditarla all\u2019interno di quella che \u00e8 stata la ricerca nietzscheana dei sintomi dell\u2019attualit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Se vogliamo, anche per riprendere ad usare dei termini che indicano ambiti di ricerca e di pratiche possibili, la genealogia dei discorsi e la dinastica dei poteri, le forme ibride di soggettivazione, i luoghi e i tempi dell\u2019estinzione, lo stesso linguaggio tecnico della filosofia che ha subito e subisce trasformazioni che non hanno pi\u00f9 l\u2019inerenza della parola scritta, ma neanche della parola parlata, che sia la lezione, la discussione.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma l\u2019archeologia del presente cerca di recuperare il mutato rapporto tra corpi e linguaggio, laddove pensiero e prassi si incontrano e lo fanno a partire dalla dispersione attuale.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altra parte, e questo se vogliamo \u00e8 il terzo aspetto dell\u2019impresa archeologica, si tratta di cogliere, per quanto possibile, i rapporti tra soggettivit\u00e0 e verit\u00e0, e questi rapporti passano oggi per la questione dell\u2019informazione, del controllo pervasivo, ma anche per l\u2019emergenza dei discorsi, di epistemologie e pratiche di altri mondi in questo mondo, o di un momento che non ha le stesse direzioni o non segue le stesse linee di fuga del passato.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di comprendere e intervenire per spezzare queste linee di accumulo di una soggettivit\u00e0 sempre pi\u00f9 identitaria, sempre pi\u00f9 violenta. Insomma si tratta di stare nello stesso campo in cui operano i dispositivi di sapere-potere, senza giocare lo stesso gioco, e senza voler pretendere di voler compiere contro l\u2019attuale articolazione di saperi, poteri e soggettivit\u00e0, l\u2019azione decisiva, di smontarli una volta per tutte.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo, compreso il ruolo della filosofia oggi, comporta il fatto di affrontare il rapporto tra saperi, ricerca e istituzioni. Comporta insomma l\u2019esodo sia dalle istituzioni del sapere da tempo compromesse, ma anche l\u2019esodo dalla marginalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>In un certo senso, visto che questo tempo di guerra e di trasformazioni intense dei rapporti di dominio, \u00e8 il tempo della fine dell\u2019Europa e dell\u2019occidente come li abbiamo conosciuti, il presente ci consegna la ridislocazione dei saperi tecnici, scientifici, sociali e antropologici.<\/p>\n\n\n\n<p>Rispetto al recente paesaggio dell\u2019epoca post-coloniale, le istituzioni di sapere-potere e i vecchi dispositivi di disciplinamento e di normalizzazione si riconfigurano non pi\u00f9 secondo la logica binaria di un potere di soggezione che ha di fronte resistenze omogenee e compatte, ma nell\u2019estensione di un potere di cattura di corpi e linguaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora, \u00e8 a partire da corpi e lingua, da queste facolt\u00e0 comuni che si incontra la necessit\u00e0 di produrre forme non marginali di sapere. Modi e forme di vita che emergono negli interstizi dei grandi apparati di comunicazione e di soggettivazione. Far emergere forme di vita dagli interstizi dei dispositivi planetari di sapere-potere significa produrre un\u2019estensione, una superfice che invade e cola nello stesso campo operazionale dell\u2019automa digitale. E questa ricerca sembra essere propriamente archeologica.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo modo mi sembra che si possa aprire un laboratorio individuale e collettivo di sperimentazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019idea di fare archeologia del presente ha il suo punto d\u2019attacco nell\u2019archeologia del sapere di Michel Foucault. Per Foucault l\u2019archeologia \u00e8 l\u2019indagine delle formazioni discorsive proprie di un\u2019epoca storica, in questo caso della modernit\u00e0, e forse di quella che \u00e8 stata chiamata post-modernit\u00e0. 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