{"id":1532,"date":"2026-09-05T10:18:30","date_gmt":"2026-09-05T08:18:30","guid":{"rendered":"https:\/\/archivista.info\/?p=1532"},"modified":"2026-09-05T10:22:47","modified_gmt":"2026-09-05T08:22:47","slug":"il-resto-e-lintervallo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/2026\/09\/05\/il-resto-e-lintervallo\/","title":{"rendered":"Il resto e l\u2019intervallo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"474\" height=\"316\" src=\"https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/OIP-3429966721.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1536\" srcset=\"https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/OIP-3429966721.jpg 474w, https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/OIP-3429966721-300x200.jpg 300w, https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/OIP-3429966721-272x182.jpg 272w\" sizes=\"auto, (max-width: 474px) 100vw, 474px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Luca Taddio, <em>Il tramonto dell\u2019umano. Estetica e nichilismo nell\u2019era del digitale<\/em>, Il Melangolo, Genova 2026<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 una domanda che attraversa in silenzio <em>Il tramonto dell\u2019umano<\/em> di Luca Taddio e che forse dice del libro pi\u00f9 del suo stesso titolo: che cosa deve permanere perch\u00e9 la trasformazione dell\u2019umano non coincida con il suo tramonto? Il richiamo inevitabile a Spengler potrebbe orientare verso scenari crepuscolari che nel volume trovano, in realt\u00e0, scarso appoggio. Il tramonto, per Taddio, non \u00e8 un destino gi\u00e0 scritto. \u00c8 una possibilit\u00e0 inscritta nella metamorfosi in corso, e tra trasformazione e tramonto corre una differenza sottile che dipende da ci\u00f2 che saremo capaci di custodire mentre l\u2019umano cambia forma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per comprendere pienamente questa tesi conviene tuttavia fare un passo indietro. <em>Il tramonto dell\u2019umano<\/em> non nasce isolato. Nel precedente <em>Pensare digitale<\/em> Taddio aveva gi\u00e0 predisposto una sorta di mappa introduttiva verso una filosofia della differenza adeguata al nuovo ambiente tecnico. \u201cMappa\u201d, appunto, pi\u00f9 che sistema: perch\u00e9 il digitale non pu\u00f2 essere compreso come un oggetto delimitato posto di fronte a un soggetto immutato, ma come un processo che modifica continuamente le relazioni tra uomo, tecnica e mondo e costringe anche il pensiero a modificare le categorie attraverso cui lo interpreta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 questa premessa a impedire di leggere il nuovo libro come una difesa nostalgica dell\u2019uomo contro la macchina. Se il reale si costituisce attraverso relazioni, trasformazioni, ibridazioni, l\u2019umano stesso non possiede una forma intangibile da sottrarre alla storia. La tecnica non \u00e8 un\u2019aggiunta tardiva alla sua natura: appartiene alla vicenda attraverso la quale l\u2019uomo esteriorizza facolt\u00e0, costruisce ambienti e, costruendoli, trasforma se stesso. La domanda non \u00e8 dunque se l\u2019uomo debba ibridarsi con la tecnica. L\u2019ibridazione \u00e8 gi\u00e0 accaduta e continua ad accadere. La vera domanda \u00e8 quale forma di vita possa emergere da essa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La figura scelta da Taddio per descrivere la nostra condizione \u00e8 quella della crisalide. Non siamo pi\u00f9 interamente dentro la configurazione moderna dell\u2019umano e non siamo ancora oltre di essa. Abitiamo una forma che trattiene il precedente mentre prepara una metamorfosi irreversibile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019immagine \u00e8 decisiva perch\u00e9 impedisce due letture opposte e ugualmente semplicistiche. Non c\u2019\u00e8 nel libro la promessa progressista secondo cui ogni trasformazione produrr\u00e0 necessariamente una forma pi\u00f9 evoluta; non c\u2019\u00e8 neppure la certezza apocalittica che la tecnica conduca inevitabilmente alla scomparsa dell\u2019uomo. Ogni metamorfosi pu\u00f2 generare nuovi ordini di senso oppure ridurre il senso alla pura funzionalit\u00e0, produrre nuove forme simboliche oppure una desertificazione mascherata da efficienza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Taddio assume perci\u00f2 una postura diagnostica. Non domanda se la tecnica sia buona o cattiva, questione ormai troppo elementare; domanda quale forma di mondo produca una tecnica divenuta ambiente e che cosa accada al senso quando il mondo viene progressivamente organizzato come spazio operativo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La trasformazione \u00e8 ontologica prima ancora che sociale. La tecnica, nata come esteriorizzazione delle funzioni del corpo, non \u00e8 pi\u00f9 soltanto uno strumento di cui l\u2019uomo dispone: \u00e8 diventata l\u2019ambiente entro cui si svolgono esperienza, conoscenza, comunicazione e azione. Velocit\u00e0, connessione permanente, previsione, ibridazione uomo-macchina, crescente equivalenza tra verit\u00e0 e funzionamento configurano un nuovo modo di stare al mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il passaggio cruciale \u00e8 dal mondo come spazio di senso al mondo come spazio di operazioni. Il mondo continua naturalmente a esistere, ma rischia di cessare di presentarsi come ci\u00f2 che oppone resistenza, attrito, imprevedibilit\u00e0 e proprio per questo genera significato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Taddio insiste significativamente su parole come scarto, distanza, eccedenza, resistenza. L\u2019ambiente tecnico tende a diventare tanto pervasivo da scomparire come costruzione storica e presentarsi come la natura stessa delle cose. La figura della ragnatela rende bene questa condizione: un ambiente che anticipa progressivamente l\u2019azione, neutralizza l\u2019imprevisto, riduce l\u2019esperienza a informazione processabile e predispone lo spazio del possibile prima ancora che il soggetto lo incontri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche l\u2019immaginazione viene investita da questa trasformazione. Se vuoto e indeterminazione sono continuamente saturati da immagini, testi e risposte immediatamente disponibili, la facolt\u00e0 dell\u2019altrimenti rischia di essere preformata dallo stesso apparato dal quale dovrebbe poter prendere distanza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019esito di questa trasformazione ha per Taddio un nome preciso: nichilismo digitale. Non \u00e8 per\u00f2 il nichilismo classico della caduta dei valori supremi. Non proclama il nulla. \u00c8 piuttosto una progressiva indifferenza al senso prodotta dal funzionamento stesso del sistema.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una delle immagini pi\u00f9 riuscite del volume \u00e8 quella dell\u2019intelligenza artificiale come Biblioteca di Babele. La disponibilit\u00e0 potenzialmente illimitata dell\u2019informazione non coincide con la conoscenza; pu\u00f2 anzi produrre una sorta di metafisica della saturazione del dicibile. Quando tutto \u00e8 virtualmente disponibile, diventa sempre pi\u00f9 difficile stabilire ci\u00f2 che conta. L\u2019organizzazione integrale del possibile rischia di rovesciarsi nella sua indistinguibilit\u00e0: vero e falso, essenziale e irrilevante finiscono per giacere sul medesimo piano operativo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il nichilismo digitale non nasce dunque dalla scarsit\u00e0 delle possibilit\u00e0, ma dalla loro equivalenza. Non dal vuoto, ma dalla saturazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E qui conviene introdurre una distinzione che il libro suggerisce indirettamente e che permette, a mio avviso, di radicalizzarne la diagnosi. Vi sono almeno due forme di caos.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo \u00e8 il caos che precede la forma: l\u2019indeterminato originario, il grembo da cui qualcosa pu\u00f2 ancora emergere perch\u00e9 non tutto \u00e8 gi\u00e0 deciso. \u00c8 un caos generativo. Presuppone scarti, tagli, esclusioni attraverso i quali un mondo prende forma. Il secondo \u00e8 invece il caos che segue la saturazione delle possibilit\u00e0: non l\u2019indeterminato da cui qualcosa pu\u00f2 nascere, ma l\u2019equivalenza dentro cui ogni possibilit\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 presente e proprio per questo nessuna pesa realmente pi\u00f9 delle altre. \u00c8 il caos terminale della Biblioteca di Babele, dove tutto \u00e8 gi\u00e0 scritto e proprio per questo nulla viene veramente detto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La somiglianza tra i due \u00e8 ingannevole. Il primo \u00e8 apertura; il secondo \u00e8 chiusura per eccesso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui il nichilismo digitale mostra una caratteristica decisiva: non elimina il possibile, lo svuota della propria struttura esistenziale. Un possibile integralmente disponibile, revocabile, reiterabile, sostituibile rischia di cessare di essere possibile nel senso forte del termine. Perch\u00e9 il possibile umano \u00e8 tale anche in quanto implica esclusione, perdita, irreversibilit\u00e0. Scegliere significa che qualcosa, scegliendo, non accadr\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una possibilit\u00e0 che non costa nulla, che non esclude e che pu\u00f2 essere sempre richiamata, rischia di trasformare la scelta in semplice selezione fra alternative.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il problema non \u00e8 dunque l\u2019infinito delle possibilit\u00e0, ma un infinito senza perdita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E\u2019 su questo sfondo che acquista rilievo una delle osservazioni pi\u00f9 profonde del libro: nella Biblioteca di Babele la verit\u00e0 perde il carattere di evento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un evento \u00e8 qualcosa che accade e, accadendo, modifica irreversibilmente il prima e il dopo. Un ambiente dominato dalla riproducibilit\u00e0, dalla disponibilit\u00e0 e dal ripristino tende invece a rendere ogni esperienza richiamabile, reiterabile, sostituibile. Il paradosso \u00e8 evidente: mentre l\u2019esperienza viene resa sempre pi\u00f9 reversibile, la trasformazione complessiva dell\u2019apparato tecnico appare irreversibile. L\u2019irrevocabile sembra quasi trasferirsi dal vissuto al sistema.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci\u00f2 che accade al soggetto pu\u00f2 essere cancellato, sostituito, archiviato, reiterato; ci\u00f2 che accade al sistema sembra invece appartenere a un movimento senza ritorno. L\u2019irreversibilit\u00e0 viene cos\u00ec confiscata all\u2019esperienza e monopolizzata dal processo della megamacchina<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La ragnatela assume allora un significato pi\u00f9 inquietante. La ragnatela non distrugge immediatamente la preda: la conserva immobilizzandola. Analogamente, il rischio dell\u2019ambiente digitale non consiste necessariamente nell\u2019eliminazione dell\u2019uomo, ma nella sua conservazione dentro un mondo in cui i possibili non previsti dall\u2019apparato divengano progressivamente impraticabili. Non la morte dell\u2019uomo, dunque, ma una vita perfettamente funzionante nella quale qualcosa dell\u2019esperienza del vivere sia divenuto inoperante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le pagine conclusive del libro indicano per\u00f2 anche la via per non trasformare questa diagnosi in destino. Taddio si domanda se, entro le condizioni tecniche in cui vivremo, possa essere custodito uno spazio che non si lasci interamente possedere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 un passaggio decisivo. Ci\u00f2 che deve essere salvaguardato non \u00e8 un\u2019essenza immutabile dell\u2019uomo, n\u00e9 il repertorio delle facolt\u00e0 che le macchine non saprebbero imitare. \u00c8 un resto, qualcosa che rende possibile il senso proprio perch\u00e9 resiste alla completa appropriazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La risposta alla domanda iniziale sembra allora delinearsi: affinch\u00e9 la trasformazione non coincida con il tramonto deve permanere una non-coincidenza. Deve restare uno scarto fra l\u2019uomo e ci\u00f2 che lo descrive, fra il soggetto e il suo profilo, fra il mondo e la sua rappresentazione, fra ci\u00f2 che accade e ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 previsto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 precisamente qui che il percorso di Taddio incrocia una ricerca che chi scrive conduce da tempo attorno alle categorie dell\u2019Irreparabile e del Tra. Il Tra indica l\u2019intervallo che si apre fra due esseri e che nessuno dei due possiede, la de-coincidenza originaria senza la quale non vi sarebbero relazione, libert\u00e0, responsabilit\u00e0 e senso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prossimit\u00e0 \u00e8 evidente, ma proprio per questo la differenza pu\u00f2 essere precisata. Nel libro di Taddio il resto sembra soprattutto qualcosa che dobbiamo decidere di proteggere come irriducibile. Nella prospettiva del Tra, invece, la non-coincidenza non viene istituita dalla nostra decisione: la precede. Non siamo mai perfettamente coincidenti con noi stessi, con l\u2019altro, con il mondo. Il compito non consiste dunque nel produrre lo scarto, ma nel custodirlo dall\u2019occultamento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La tecnica non pu\u00f2 annullare ontologicamente il Tra; pu\u00f2 per\u00f2 renderlo inoperante, riempirlo, saturarlo di risposte, previsioni, stimoli e rappresentazioni. Non nullificazione, quindi, ma occultamento funzionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sotto questo profilo alcune parole disseminate da Taddio &#8211; attrito, scarto, distanza, eccedenza, resto &#8211; sembrano convergere verso una stessa domanda: come impedire che l\u2019integrazione tecnica trasformi la differenza in pura variazione interna al sistema?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La proposta forse pi\u00f9 interessante del volume consiste nella re-interiorizzazione della tecnica. Se la tecnica \u00e8 stata dapprima esteriorizzazione delle facolt\u00e0 umane e questa esteriorizzazione ha finito per costituire un ambiente relativamente autonomo, il compito non pu\u00f2 essere n\u00e9 arrestare il processo n\u00e9 semplicemente adattarvisi. Occorre riportare la tecnica dentro il tempo del giudizio e della responsabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 un\u2019intuizione importante, soprattutto se si considera proprio il riferimento al tempo. Il giudizio richiede latenza, esitazione, confronto, maturazione. La grammatica dell\u2019apparato digitale &#8211; velocit\u00e0, previsione, ottimizzazione, risposta immediata &#8211; tende invece a ridurre questo intervallo. Re-interiorizzare la tecnica significa allora anche riprendersi il tempo necessario perch\u00e9 una risposta possa diventare veramente una decisione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Occorre tuttavia precisare il concetto. Non si tratta di \u201cdigerire\u201d la tecnica all\u2019interno di un soggetto allargato, come se l\u2019ibridazione riuscita coincidesse con una perfetta assimilazione. Sarebbe, paradossalmente, un\u2019altra forma di coincidenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019alternativa non \u00e8 tra purezza dell\u2019umano e contaminazione tecnica. \u00c8 fra ibridazione generativa e ibridazione assimilativa. L\u2019uomo deve poter trasformarsi attraverso la tecnica conservando la possibilit\u00e0 di prendere posizione rispetto alla trasformazione che lo attraversa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per questo forse la formula pi\u00f9 adeguata \u00e8: ibridarsi senza coincidere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E la re-interiorizzazione dovrebbe essere pensata meno come appropriazione della tecnica che come riappropriazione del limite. La tecnica deve essere reinserita in distanze, ritmi, soglie, mediazioni. Il giudizio non nasce nell\u2019immediatezza dell\u2019interiorit\u00e0 individuale: ha bisogno di scuola, politica, relazioni, istituzioni, linguaggi condivisi. Il tempo del giudizio \u00e8 anche un bene comune.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da qui acquista significato una funzione propriamente <em>catecontica<\/em>: trattenere non per arrestare la trasformazione, ma per impedirle di consumare il tempo necessario a giudicarla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 significativo che a una soglia simile giungano, quasi contemporaneamente, due discorsi provenienti da universi teorici assai differenti: la fenomenologia post-metafisica del digitale di Taddio e <em>Magnifica Humanitas<\/em>, l\u2019enciclica che affronta l\u2019intelligenza artificiale dal punto di vista della dignit\u00e0 della persona, della libert\u00e0, della responsabilit\u00e0 e del limite.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019enciclica paventa ci\u00f2 che Taddio tematizza: la possibilit\u00e0 che lo sviluppo della tecnica non si limiti a cambiare gli strumenti dell\u2019uomo, ma finisca per mutarne la forma di vita. Essa offre criteri di discernimento affinch\u00e9 questo passaggio non conduca alla perdita dell\u2019umano; Taddio analizza invece dall\u2019interno la metamorfosi gi\u00e0 in corso e non esclude che dall\u2019ibridazione possa nascere un\u2019altra forma di vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Due sentinelle collocate su torri lontane segnalano, dunque, uno stesso pericolo: che l\u2019umano perda quello spazio di non-coincidenza grazie al quale pu\u00f2 ancora giudicare la potenza di cui dispone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da questo punto di vista, ci\u00f2 che nell\u2019enciclica appare come custodia della persona e ci\u00f2 che Taddio chiama resto inappropriabile sembrano indicare, attraverso linguaggi differenti, la necessit\u00e0 di preservare una distanza che nessun sistema dovrebbe poter saturare interamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Resta tuttavia una domanda che eccede il libro e insieme, credo, ne radicalizza la diagnosi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La filosofia pensa giustamente il digitale e si domanda che cosa resti dell\u2019uomo quando i processi tecnici inglobano la sua vita nell\u2019ambiente computazionale. Ma una filosofia che voglia guardare alla totalit\u00e0 della trasformazione contemporanea deve porre anche un\u2019altra domanda: che cosa resta del mondo della vita se al processo digitale si sovrappongono il collasso ecologico-climatico, l\u2019erosione irreversibile della biosfera e la possibilit\u00e0, tornata drammaticamente pensabile, dell\u2019impiego di armi nucleari?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qui il concetto stesso di tramonto incontra un limite. Il tramonto conserva sempre una promessa temporale: qualcosa finisce, qualcos\u2019altro potrebbe cominciare. La crisalide pu\u00f2 produrre un\u2019altra forma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma la crisalide, per schiudersi, presuppone che vi sia ancora un mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La crisi ecologica e la potenza distruttiva raggiunta dall\u2019uomo introducono una possibilit\u00e0 diversa dalla metamorfosi: una perdita senza erede, una fine senza nuova forma. Non si tratta pi\u00f9 soltanto di chiedere quale umano succeder\u00e0 all\u2019umano moderno, ma se resteranno le condizioni terrestri, biologiche e politiche entro le quali una nuova forma di vita potr\u00e0 ancora apparire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019ambiente computazionale non \u00e8 il mondo. Dipende dalla Terra, dalle risorse, dall\u2019energia, dalla biosfera, da comunit\u00e0 storiche e da un ordine politico capace di non autodistruggersi. Nessuna sopravvivenza digitale dei dati equivale alla sopravvivenza del vivente; nessuna simulazione sostituisce un ecosistema irrimediabilmente perduto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per questo pensare digitale non esaurisce il compito filosofico del presente. Occorre, forse, pensare l\u2019Irreparabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Irreparabile nomina precisamente ci\u00f2 che interrompe l\u2019idea, profondamente tecnica, secondo cui ogni perdita pu\u00f2 essere compensata, ogni danno corretto, ogni limite superato da una potenza futura. Vi sono soglie oltre le quali non si produce un nuovo equilibrio, ma viene meno la possibilit\u00e0 stessa di ricominciare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019uomo contemporaneo non possiede soltanto una capacit\u00e0 senza precedenti di trasformare s\u00e9 stesso. Possiede anche la capacit\u00e0 di compromettere le condizioni che rendono possibile ogni trasformazione successiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 qui che la questione diventa anche teologica. Nell\u2019ambiente algoritmico la domanda di Dio pu\u00f2 spegnersi perch\u00e9 la tecnica tende a occupare il luogo della mancanza, della speranza, dell\u2019attesa, traducendo tutto in previsione e disponibilit\u00e0. Ma nella dissoluzione del mondo della vita si profila qualcosa di ancora pi\u00f9 radicale: non soltanto una domanda di Dio che non viene pi\u00f9 pronunciata, ma il possibile venir meno della voce stessa capace di pronunciarla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il problema non \u00e8 allora soltanto se l\u2019uomo sopravvivr\u00e0 alla tecnica. \u00c8 se il mondo sopravvivr\u00e0 alla potenza tecnica dell\u2019uomo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed \u00e8 forse questo l\u2019orizzonte pi\u00f9 ampio nel quale collocare oggi il libro di Taddio. <em>Il tramonto dell\u2019umano<\/em> ha il merito di mostrare che il digitale non \u00e8 pi\u00f9 un semplice strumento, ma l\u2019ambiente nel quale una nuova forma di vita sta prendendo corpo e l\u2019umano finora conosciuto pu\u00f2 tramontare. Proprio questa diagnosi, portata fino alle sue conseguenze, obbliga per\u00f2 a interrogare anche ci\u00f2 che nessuna nuova forma potrebbe sostituire: il mondo che rende possibile ogni forma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il tramonto dell\u2019umano, se verr\u00e0, non sar\u00e0 dunque necessariamente l\u2019esito di una legge della storia. Potrebbe essere l\u2019esito di una custodia mancata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La trasformazione avanza e non chiede permesso; la coincidenza, invece, non \u00e8 mai necessaria. Si pu\u00f2 essere ibridi senza coincidere, trasformarsi senza consegnarsi integralmente alla propria trasformazione. Ma questa possibilit\u00e0 richiede un mondo ancora abitabile e un intervallo ancora aperto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Custodire quel Tra significa allora qualcosa di pi\u00f9 che custodire l\u2019uomo dalla macchina. Significa custodire la possibilit\u00e0 stessa che vi siano ancora un uomo, un altro, un mondo, e un pensiero capace di oltrepassarli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Luca Taddio, Il tramonto dell\u2019umano. Estetica e nichilismo nell\u2019era del digitale, Il Melangolo, Genova 2026 C\u2019\u00e8 una domanda che attraversa in silenzio Il tramonto dell\u2019umano di Luca Taddio e che forse dice del libro pi\u00f9 del suo stesso titolo: che cosa deve permanere perch\u00e9 la trasformazione dell\u2019umano non coincida con il suo tramonto? 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