{"id":1539,"date":"2026-09-05T10:39:20","date_gmt":"2026-09-05T08:39:20","guid":{"rendered":"https:\/\/archivista.info\/?p=1539"},"modified":"2026-09-05T10:40:46","modified_gmt":"2026-09-05T08:40:46","slug":"lo-stato-da-mostro-freddo-a-potere-anticapitalista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/2026\/09\/05\/lo-stato-da-mostro-freddo-a-potere-anticapitalista\/","title":{"rendered":"Lo stato da \u201cmostro freddo\u201d a potere anticapitalista?"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Massimo Florio, <em>Il capitale contro lo Stato<\/em>, Feltrinelli, Milano 2026<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"750\" src=\"https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/premium_photo-1711987402743-e40ed9528ae7.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1541\" srcset=\"https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/premium_photo-1711987402743-e40ed9528ae7.jpg 500w, https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/premium_photo-1711987402743-e40ed9528ae7-200x300.jpg 200w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La storia delle prestazioni dello stato in Europa, negli Stati Uniti e nei paesi liberaldemocratici dopo la seconda guerra mondiale mostra che gli ambiti e le prerogative del potere pubblico, soprattutto riguardo alle prestazioni di stato sociale, hanno occupato una superficie di resistenza contro gli attacchi e i tentativi di erosione della sfera pubblica che il capitalismo nelle diverse sue forme storiche ha compiuto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questa storia sono riconoscibili diverse teorie politiche che sono state i punti di attacco al potere di intervento dello stato che tuttavia almeno fino alla fine del XX secolo ha mantenuto il proprio assetto giuridico-politico \u2013 malgrado abbia subito radicali trasformazioni nell\u2019esercizio della sovranit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da questa presa di posizione analitica Massimo Florio, professore emerito di Scienza delle finanze all\u2019Universit\u00e0 di Milano e membro del Forum Disuguaglianze e Diversit\u00e0, svolge un\u2019accurata e puntuale lettura storica della portata sociale, economica, politica e ordinamentale dell\u2019amministrazione statale nei paesi a \u201ccapitalismo avanzato\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La densa ipotesi messa in campo in <em>Il Capitale contro lo Stato<\/em> \u00e8 che, al contrario di quanto ha sostenuto una certa teoria critica, i ripetuti attacchi portati allo stato amministrativo dal primo liberismo al neoliberalismo in vigore dagli inizi degli anni ottanta del secolo scorso, e oggi da un capitalismo oligopolitistico, lo stato, nell\u2019insieme delle sue articolazioni istituzionali, ha esteso sensibilmente il proprio raggio d\u2019azione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un insieme di strumenti di programmazione, organizzazione, produzione economica ed erogazione di servizi ha consentito sviluppo e crescita in misura qualitativamente superiore rispetto al capitale privato e alle fallimentari ricette di privatizzazione, <em>deregulation<\/em> e depredazione di risorse che hanno condotto il mondo alla catastrofe bellica planetaria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo l\u2019autore il cruciale conflitto riguarda oggi i poteri di stato e la sua base fiscale che sono diventati un \u201clusso\u201d che il capitalismo oligopolitistico, promosso dalle grandi piattaforme tecnologiche e da governi ultrareazionari, non pu\u00f2 pi\u00f9 permettersi. Il progetto reazionario di Trump e della sua cricca non compare all\u2019improvviso, ma proviene dal presente storico degli Stati Uniti che contano troppo poco nell\u2019economia globale e sono troppo indebitati per pensare di estrarre una rendita imperiale in sostituzione della tassazione interna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Florio dimostra che nella storia dei paesi occidentali circa 100 anni fa la quota di reddito erogata dagli stati ai cittadini era tra l\u201980 e il 90% del reddito, oggi \u00e8 circa il 60%. Stati sempre pi\u00f9 indebitati con governi che per non perdere il consenso rimandano le coperture di spesa, sono in grande difficolt\u00e0 ad ottenere il pareggio di bilancio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con un grafico molto esplicativo l\u2019autore dimostra che dalla seconda met\u00e0 del XIX secolo, la spesa pubblica nei paesi del G7 \u00e8 aumentata in maniera progressiva e che la tendenza in futuro non sarebbe frenata dalla domanda di beni e servizi ma dal rallentamento della crescita economica e dalla resistenza alle imposte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La strategia di Trump e accoliti \u00e8 tagliare la spesa pubblica, i programmi di <em>welfare<\/em>, i trasferimenti a scuola e universit\u00e0, la spesa sanitaria, i programmi per la transizione ecologica e ridurre le importazioni con i dazi cercando di attrarre capitali esteri. Questa traiettoria non \u00e8 sostenibile: a causa dell\u2019esplosione del debito pubblico il patrimonio dello stato tra 50 anni potrebbe diminuire del -400% del Pil.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La storia della finanza pubblica statunitense \u00e8 simile a quella dei paesi del G7. Intorno al 1880 la spesa pubblica era circa tra il 10 e il 13% del Pil. In anni recenti \u00e8 del 40-50%. Nel XIX secolo nei paesi del G7 le entrate dello stato hanno coperto le spese. Nel XX, guerre, shock petroliferi, crisi del debito e recessione hanno spinto i governi a fare ricorso al disavanzo primario. Il risultato \u00e8 la creazione di debito pubblico. In Italia con un debito al 135% del Pil lo stato \u00e8 costretto a spendere per beni e servizi meno di quanto incassa da imposte e contributi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il crescente indebitamento pubblico \u00e8 indice della crisi irreversibile del modello capitalistico di accumulazione di fronte ad emergenze strutturali: catastrofe climatica, diseguaglianze abissali, denatalit\u00e0 e invecchiamento, necessit\u00e0 di investire nella conoscenza come bene pubblico per la transizione ecologica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una serie di indici analitici dicono che una domanda aggiuntiva di spesa pubblica da oggi al 2050 comporta l\u2019aumento di 10 punti di Pil, che, ricordiamo, non \u00e8, semmai lo \u00e8 stato, un indicatore giusto e &nbsp;affidabile della ricchezza di un paese. Per l\u2019Italia, che \u00e8 indietro su tutto, sanit\u00e0, ricerca, istruzione, previdenza e assistenza, spese per il territorio, infrastrutture e aumento della spesa per il \u201cservizio del debito\u201d, l\u2019aumento vale 230 miliardi di euro rispetto ad una spesa attuale di 916 miliardi. Il bilancio dello stato aumenterebbe di un quarto in 25 anni. Anche tagliando spese non sociali come i sussidi alle imprese e i consumi energetici, non basterebbe. In futuro, scrive Florio, avremo comunque bisogno di pi\u00f9 stato. La <em>deregulation<\/em> trumpiana accoppiata al sovranismo repressivo non pu\u00f2 che \u201cfinire nel disordine e fallire\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">D\u2019altra parte, dal confronto storico con diversi modi di produzione, quello sovietico e quello cinese, emerge uno scenario del tutto diverso da quello che i profeti dello \u201cstato minimo\u201d e i vati del neoliberismo continuano a cantare a catastrofe avvenuta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sia nell\u2019URSS dei piani quinquennali sia in Cina, un\u2019economia centralmente pianificata non \u00e8 mai realmente esistita e il \u201csocialismo\u201d basato sulla pianificazione non ha fondamento storico. Ci\u00f2 non significa negare i disastri e l\u2019oppressione di quei regimi, ma averne una visione storico-politica non inficiata da riscritture ignoranti della storia. Il dispotismo amministrativo sovietico ha sostenuto fino alla met\u00e0 degli scorsi anni sessanta una crescita estensiva ma non ha \u201cassorbito\u201d il progresso tecnico e alla lunga non ha sostenuto grandi spese in infrastrutture militari e livelli di consumo adeguati a mantenere il consenso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Invece il capitalismo di stato cinese, che \u00e8 una variante del capitalismo petrolifero, combina imprese private e statali in un\u2019economia di mercato fortemente controllata e diretta dal centro e riesce a sostenere la produttivit\u00e0, superando le economie avanzate nei settori ad alta intensit\u00e0 tecnologica come dimostra un\u2019ampia letteratura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo il crollo dell\u2019URSS e la svolta cinese del libero mercato dei primi anni novanta dello scorso secolo che ha introdotto il capitalismo di stato, in occidente si realizza l\u2019attacco al <em>welfare state,<\/em> alle imprese pubbliche e alla regolamentazione dei mercati. Thatcher, Reagan e il Washington Consensus, imposto ai paesi del sudamerica e che non \u00e8 mai stato tale, hanno sancito il principio della tassazione marginale dei redditi, crollata dal 70 al 40% circa, la liberalizzazione finanziaria, i tassi di cambio stabiliti dai mercati, le privatizzazioni e il monopolio dei diritti di propriet\u00e0 dei brevetti, nonch\u00e9 la liberalizzazione dei commerci e degli investimenti esteri e la limitazione del disavanzo di bilancio all\u2019 1-2% del Pil \u00ad- mentre la priorit\u00e0 della spesa pubblica per l\u2019istruzione non ha avuto alcun \u201cconsensus\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo la crisi dei mutui subprime del 2007, ma gi\u00e0 a causa delle crisi precedenti, in Russia, in Messico, e che ha investito in misura limitata le \u201ctigri asiatiche\u201d, nessuno rimpiange il Washington Consensus, \u201ceccetto alcuni seguaci religiosi\u201d che hanno proseguito nella disastrosa \u201cterza via\u201d socialdemocratica, con le prescrizioni di <em>workfare<\/em>, i tagli ai servizi pubblici, l\u2019inasprimento delle politiche <em>law and order<\/em> e la guerra ai migranti. In Gran Bretagna i danni allo stato sociale dei governi Tory e New Labour sono stati ingenti. Privatizzazioni di asili nido, delle case di cura per gli anziani, inefficenza e alti costi delle partnership publico-privato negli ospedali, nelle carceri e nei servizi sociali. Oggi un quarto delle famiglie con figli vive in povert\u00e0 assoluta, le diseguaglianze sono sempre pi\u00f9 profonde, la qualit\u00e0 delle cure in un sistema sanitario privatizzato \u00e8 peggiorata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Putin, Netanyhau, Modi, Orban, Bolsonaro, Merz, Meloni, Johnson e successori, insieme allo psico-terrorista alla Casa Bianca sarebbero artefici del ritorno dello stato patrimoniale funzionale al sovrano. Dal XVII secolo il mercantilismo e la sua storia doganale suggeriscono che i paesi che lo perseguono si indeboliscono, mentre la protezione degli oligopoli produce politiche coloniali di rapina e trasforma guerre commerciali in guerra mondiale secolare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come osservava lo storico dell\u2019economia Giovanni Arrighi, la discrasia tra potere militare ed economia finanziaria nei diversi cicli egemonici \u00e8 il segnale di crisi dello stato che ha imposto il proprio ordine mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La proposta di una nuova forma di stato secondo Florio consiste nell\u2019istituzione di un potere pubblico autonomo rispetto ai processi politici, con un modo di produzione di beni e servizi che non risponde a meccanismi di mercato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si potrebbe pensare ad uno \u201cstato conflittuale\u201d con le economie capitaliste, cio\u00e8 uno stato che attua politiche pubbliche per trasformare i rapporti sociali e di propriet\u00e0, cio\u00e8 politiche di liberazione delle persone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma l\u2019interesse per la costituzione di poteri pubblici, in parte attiva da tempo nei diversi ambiti del dispositivo di distruzione sociale del capitalismo ad opera di reti e spazi sociali, Ong, associazioni e circuiti solidali, pi\u00f9 che nell\u2019idea di uno stato post-capitalista risiede nella ricerca dei modi per sganciarsi dall\u2019interlocuzione con i governi e per <em>forme di autogoverno<\/em> con progetti di economia sociale nella sanit\u00e0, nell\u2019istruzione e nella ricerca e nelle politiche abitative.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cio\u00e8 nell\u2019esercizio di <em>intelligenza sociale<\/em> conflittuale con lo Stato con la S maiuscola. L\u2019intelligenza si trova in comunit\u00e0 di lavoro che sostengono lotte e rivendicazioni (ad esempio GKN), in territori trasformati in terre abitate e in rifugi climatici e nella promozione di s<em>aperi<\/em> <em>comuni<\/em> in cui sono in gioco corpi e linguaggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo insieme di esperienze attive a varie latitudini, oggi pi\u00f9 di ieri in emergenza permanente, costituiscono da anni quella intelligenza sociale che prima, al di qua e al di l\u00e0 della cattura in capitale sociale, forma uno \u201cstato\u201d \u00ad- non nel senso di un\u2019amministrazione separata da istituzioni e rapporti di potere ma nel senso dello \u201cstato di cose\u201d,&nbsp; dello \u201cstato di esistenza\u201d di viventi, non viventi e ambienti in cui ritessere vita, affetti, relazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di questo <em>sapere comune<\/em>, luoghi, spazi e tempi hanno bisogno e se lo si pu\u00f2 chiamare potere pubblico \u00e8 perch\u00e9 si tratta anzitutto di esperienze: gestione locale partecipativa, confini aperti di processi non di <em>governance<\/em>, visione lunga, sperimentazione di forme di autogoverno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se dunque radicalizziamo la proposta di un \u201cmodo di produzione pubblico\u201d otteniamo un quadro di esperienze di corpi e linguaggio sganciati dalle prestazioni di cattura dello Stato oligarchico, &#8211; ma per questo \u201cabbiamo bisogno di uno spazio dove esercitare una politica come progetto sociale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se lo stato post-capitalista \u00e8 una trasformazione gi\u00e0 in corso, \u00e8 luogo di scontro pi\u00f9 che di incontro tra \u201c oligarchie e comunit\u00e0 con esito aperto\u201d, ove \u00e8 il termine \u201ccomunit\u00e0\u201d ad essere problematico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019alleanza, scrive Florio, pu\u00f2 ribaltare le sorti della partita con l\u2019oligarchia, se Stato e imprese pubbliche sono \u201cprese d\u2019assalto e conquistati con l\u2019ingresso nei luoghi di Stato di una giovane leva che creda nella missione della sfera pubblica\u201d e se le \u201ccomunit\u00e0 di cittadini\u201d rivendicano insieme autonomia e poteri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma l\u2019intelligenza sociale \u00e8 sapere comune che si realizza oltre la democrazia formale e in forme di eguaglianza pre-distributiva delle condizioni di esistenza: reddito e diritti di genere, cultura, appartenenze e disappropriazione. L\u2019intelligenza sociale \u00e8 un po&#8217; come lo spirito \u201cche soffia dove vuole\u201d e che gi\u00e0 da tempo anima corpi e linguaggio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La geografia sociale dei territori \u2013 meglio se cominciamo a chiamarli luoghi &#8211;&nbsp; \u00e8 una mappa che indica le relazioni tra persone che conoscono i problemi e svolgono opera di solidariet\u00e0 e ricostruzione. Ma le \u201cbuone pratiche\u201d non hanno trovato ascolto nelle organizzazioni tradizionali, partiti, sindacati, corpi intermedi. Secondo l\u2019autore \u201cnulla \u00e8 perduto e anche le nuove tecnologie possono essere ribaltate se si costruisce la voce di comunit\u00e0 intelligenti e la societ\u00e0 si riprende lo Stato\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma allora sarebbe bene avere uno sguardo un po&#8217; anarchico, guardando anche alla storia delle forme di destituzione dei poteri, a quell\u2019 \u201canarcheologia\u201d che secondo Michel Foucault \u00e8 l\u2019insieme delle pratiche di revoca dei poteri, &#8211; e preferire la costituzione di spazi pubblici e non statali, per evitare confusione con ipotesi teoriche e realt\u00e0 politiche che riportano il sovrano sul trono da cui \u00e8 stato spodestato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Massimo Florio, Il capitale contro lo Stato, Feltrinelli, Milano 2026 La storia delle prestazioni dello stato in Europa, negli Stati Uniti e nei paesi liberaldemocratici dopo la seconda guerra mondiale mostra che gli ambiti e le prerogative del potere pubblico, soprattutto riguardo alle prestazioni di stato sociale, hanno occupato una superficie di resistenza contro gli&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":454,"featured_media":1541,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_kad_post_transparent":"","_kad_post_title":"","_kad_post_layout":"","_kad_post_sidebar_id":"","_kad_post_content_style":"","_kad_post_vertical_padding":"","_kad_post_feature":"","_kad_post_feature_position":"","_kad_post_header":false,"_kad_post_footer":false,"_kad_post_classname":"","footnotes":""},"categories":[3],"tags":[137,140,142,141,138,139,136],"class_list":["post-1539","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-critica","tag-debito-pubblico","tag-fallimento-neoliberale","tag-municipalismo","tag-nuova-sfera-pubblica","tag-sovranismo","tag-washington-consensus","tag-welfare-state"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1539","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/454"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1539"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1539\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1545,"href":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1539\/revisions\/1545"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1541"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1539"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1539"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1539"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}