{"id":1546,"date":"2026-09-05T10:52:55","date_gmt":"2026-09-05T08:52:55","guid":{"rendered":"https:\/\/archivista.info\/?p=1546"},"modified":"2026-09-05T10:53:30","modified_gmt":"2026-09-05T08:53:30","slug":"narrare-il-carcere-per-liberarsene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/2026\/09\/05\/narrare-il-carcere-per-liberarsene\/","title":{"rendered":"Narrare il carcere, per liberarsene"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/narrare-il-carcere-per-liberarsene\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">&#8220;Il manifesto&#8221; &#8211; 4\/9\/2026<\/a><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"333\" src=\"https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/photo-1552083974-186346191183.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1548\" srcset=\"https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/photo-1552083974-186346191183.jpg 500w, https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/photo-1552083974-186346191183-300x200.jpg 300w, https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/photo-1552083974-186346191183-272x182.jpg 272w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u2018Fratture\u2019 \u00e8 una newsletter indipendente sul carcere e sulla sua abolizione, nata tre anni f\u00e0 e attiva sulla piattaforma Substack con pi\u00f9 di 25 approfondimenti e su Telegram dove pubblica ogni settimana una rassegna di notizie ed eventi sul mondo penitenziario. Il gruppo che la costituisce si presenta oggi con due libretti cartacei, <em>Abolire il carcere \u00e8 una pratica collettiva<\/em> e <em>Abbiamo bisogno della polizia?<\/em> che rilanciano in maniera critica e intelligente la secolare questione della detenzione alla luce della intensa recrudescenza di societ\u00e0 punitive post-liberali i cui devastanti effetti sociali sono sotto gli occhi di tutti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019iniziativa editoriale \u00e8 un esempio significativo nel panorama dell\u2019editoria indipendente, frutto della sinergia del gruppo \u2018Robin Book\u2019 che da circa due anni pubblica documenti e testi, tra i quali <em>No Spiritual Surrender<\/em> del nativo din\u00e9 Klee Benalli (<a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/il-diario-psicopolitico-di-klee-benally\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">qui<\/a> recensito) e della rinomata piattaforma di crowdfunding \u2018Produzioni dal basso\u2019. Il testo raccoglie la lucida prefazione di \u2018Fratture\u2019, tre interviste, ed \u00e8 chiuso da una ricca bibliografia sul tema, con una prefazione di Perla Allegri, assegnista e docente di Philosophy of Law all\u2019Universit\u00e0 di Torino e membro dell\u2019associazione \u2018Antigone\u2019, che definisce in maniera chiara la cornice concettuale del tema abolizionista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prospettiva della fine dell\u2019istituzione detentiva \u00e8 stata largamente equivocata come un\u2019\u2018utopia sovversiva\u2019 da distruggere, specie in tempi di pericolosi e dannosi interventi di natura \u2018law and order\u2019. Abolizionismo invece significa intraprendere un metodo di indagine critico-genealogica dei rapporti tra penalit\u00e0, detenzione e condizioni sociali in cui vige il carcere come gi\u00e0 Michel Foucault aveva indicato nella prima met\u00e0 degli scorsi anni settanta. Dal momento che la detenzione non c\u2019\u00e8 sempre stata, che non \u00e8 un fatto naturale e che il carcere ha una storia che risale agli inizi del XVIII secolo con la connessione di \u2018penale\u2019 e \u2018punitivo\u2019, si tratta di adottare una prospettiva di lungo raggio che circoscrive l\u2019annosa domanda: \u2018perch\u00e8 la punizione del reato \u00e8 quella di rinchiudere?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un filo rosso lega i tre interventi di Giulia De Rocco, ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze dell\u2019Educazione dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna, autrice di <em>Aboliamo il carcere<\/em>, Carmine Ferrara, sociologo e attivista trans e Despina, attivista della Maison du Conflit di Bruxelles: la giustizia trasformativa e i \u2018cerchi riparativi\u2019 costituiscono un\u2019alternativa alla detenzione che comporta un insieme di processi all\u2019interno e all\u2019esterno del carcere, rapporti con le istituzioni e una trasformazione della soggettivit\u00e0 con la progressiva dissolvenza delle figure della \u2018vittima\u2019 e dell\u2019 \u2018autore\u2019 di violenza. La pratica, che ha come base le forme di giustizia riparative con cui non coincide, proviene dalle comunit\u00e0 e dalle associazioni di tutela giuridica e sociale statunitensi, la cui esperienza dalla met\u00e0 degli scorsi anni ottanta \u00e8 delimitata dai \u2018critical legal studies\u2019 e dalle trasformazioni della penalit\u00e0 nel campo della \u2018sicurezza\u2019, oggi ancora pi\u00f9 flagrante con le operazioni omicide dell\u2019ICE.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Perci\u00f2 \u00e8 necessario elaborare un sapere comune che attraverso la prevenzione e non la punizione, investa la soggettivit\u00e0 e incarichi le comunit\u00e0 e gli ambienti dei danni commessi e degli errori possibili. Si tratta di creare spazi collettivi, dice Giulia De Rocco, in cui, seguendo la geografa abolizionista Ruthie Gilmore, emerga l\u2019unit\u00e0 strutturale delle lotte, per la casa, per il reddito, per la distribuzione delle risorse e contro la violenza di genere. Se queste istanze di giustizia sociale fossero risolte o comunque \u201cpermettessero alle persone di stare bene, non ci sarebbe pi\u00f9 bisogno del carcere\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c9 importante rendere poroso il confine tra esterno ed interno, ma come? Entrando in relazione con le persone detenute, creando un tessuto di socialit\u00e0 in cui volontari, associazioni e, aggiungiamo, artiste, filosofe, scrittori, alimentino relazioni con le persone detenute e alimentino il dibattito pubblico sulle condizioni di invivibilit\u00e0 del carcere. Il rapporto di Antigone (in download dal sito web dell\u2019associazione) rileva dall\u2019inizio dell\u2019anno ad oggi 139 persone morte, di cui 40 per suicidio, sovraffollamento e condizioni detentive disumane e degradanti. Nell\u2019estate pi\u00f9 calda del secolo gli atti di autolesionismo sono all\u2019ordine del giorno in tutti i luoghi di detenzione, CPR, hub di deportazione dei migranti, carceri minorili. Raccontare il carcere e fare storie, scritture e immaginario in carcere provvede a creare uno strumento forte di liberazione che rende materiali i corpi e lo sguardo per lo pi\u00f9 \u2018scorporato\u2019 dei progetti politici e delle opzioni teoriche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si tratta, dice Carmine Ferraro, di rendere visibili i bisogni e di immaginare un mondo senza giustizia punitiva. La sua storia di \u2018abusato\u2019 e di \u2018abusante\u2019 \u00e8 esemplare: come \u2018vittima\u2019 all\u2019interno di un ambiente&nbsp; familiare violento, ha avuto accesso ad un centro antiviolenza e ad assistenza legale \u201cin quanto risulto femmina all\u2019anagrafe\u201d; in quanto \u2018abuser\u2019 invece \u00e8 stato difficilissimo accedere ai servizi per \u2018uomini maltrattanti\u2019 perch\u00e8 \u201cero considerato femmina e quindi non potevo essere violento\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il caso dimostra che la cosiddetta pedagogia rieducativa, quando le persone sono inviate da tribunali, assistenti sociali e forze dell\u2019ordine, fallisce. Chi \u00e8 obbligato, quanto sar\u00e0 disposto a \u201clavorare su di s\u00e8 in un\u2019ottica trasformativa?\u201d. C\u2019\u00e8 molta misoginia interiorizzata e molto binarismo anche negli ambienti di attivismo, prosegue Carmine e nell\u2019attivismo \u2018social\u2019 c\u2019\u00e8 molta aggressivit\u00e0 nei confronti di chi commette il minimo errore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Despina, fondatrice del centro Maison du Conflit a Bruxelles illustra alcuni modi per gestire situazioni di violenza. La Maison \u00e8 un organo autonomo locale che interviene nei gruppi in difficolt\u00e0 anche con corsi di formazione: \u2018l\u2019arte del conflitto\u2019 e \u2018fare giustizia sena punire\u2019. Sono pratiche non prescrittive che interpellano le forze in gioco nei quartieri e producono un sapere comune che non \u00e8 riservato ai professionisti. \u201cLe persone trovano soluzione sulla base delle loro norme sociali, del loro modo di vedere e vivere le cose\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Discussioni di quartiere in situazioni difficili con associazioni, comitati di quartiere, spazi per i giovani sono le iniziative che trasformano le persone in processi lunghi in cui si affrontano cause e sintomi della vita locale. \u00c9 l\u2019inizio di un processo che \u00e8 anche \u201cun percorso di autoformazione degli abitanti\u201d. \u00c9 un esempio non un modello, come \u00e8 un esempio quello dei \u2018cerchi riparativi\u2019. Nelle scuole ci sono pratiche che possono trasformare: tutti siedono in cerchio, ci sono coloro che hanno sub\u00ecto il torto e quelli che lo hanno causato; ci sono i parenti, le persone di riferimento e i rappresentati d\u2019istituto. Le domande snodano il filo della discussione e si finisce per \u201cstringere una sorta di patto\u201d. Le istituzioni penali non sono al corrente di queste pratiche. D\u2019altra parte, come sostiene Gwenda Ricordeau che ha contribuito a rivitalizzare l\u2019abolizionismo penale in Francia, si tratta di risoluzioni di conflitti e di violenze che avvengono da sempre gi\u00e0 fuori dal sistema penale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Il manifesto&#8221; &#8211; 4\/9\/2026 \u2018Fratture\u2019 \u00e8 una newsletter indipendente sul carcere e sulla sua abolizione, nata tre anni f\u00e0 e attiva sulla piattaforma Substack con pi\u00f9 di 25 approfondimenti e su Telegram dove pubblica ogni settimana una rassegna di notizie ed eventi sul mondo penitenziario. 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