{"id":631,"date":"2025-08-18T14:03:18","date_gmt":"2025-08-18T12:03:18","guid":{"rendered":"https:\/\/archivista.info\/?p=631"},"modified":"2025-10-21T19:43:40","modified_gmt":"2025-10-21T17:43:40","slug":"promemoria-dellarcheologia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/2025\/08\/18\/promemoria-dellarcheologia\/","title":{"rendered":"Promemoria dell&#8217;archeologia &#8211; Quaderno 2017"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-media-text is-stacked-on-mobile\" style=\"grid-template-columns:42% auto\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"336\" height=\"379\" src=\"https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/fouc.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-632 size-full\" srcset=\"https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/fouc.jpg 336w, https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/fouc-266x300.jpg 266w\" sizes=\"auto, (max-width: 336px) 100vw, 336px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<p>Il Laboratorio \u201carcheologia filosofica\u201d \u00e8 nato per provare a rendere operativo il vasto campo di ricerca dei rapporti tra saperi, poteri e soggetti percorrendo la via aperta da Michel Foucault con <em>L\u2019archeologia del sapere.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p>Giorgio Agamben ha coniato l\u2019archeologia filosofica indagando i dispositivi di sapere e ha indicato le soglie economico-teologiche della storia occidentale nelle figure dell\u2019<em>homo sacer<\/em>, della <em>nuda vita<\/em>, dell\u2019<em>uso dei <\/em><em>corpi <\/em>come problematizzazioni filosofiche pi\u00f9 essenziali.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla base dell\u2019archeologia c\u2019\u00e8 la necessit\u00e0 di risalire la distanza tra l\u2019origine e il punto di insorgenza dei fenomeni, laddove la revoca del fondamento ricorre nella storicit\u00e0 delle costituzioni epocali. L\u2019archeologia rivela infatti gli <em>apriori storici <\/em>che hanno informato le epoche del pensiero per far emergere la verit\u00e0 delle diverse configurazioni assunte dai tempi e dalle forme di vita che li abitano.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa circoscrizione \u201cfacciamo delle genealogie\u201d, cio\u00e8 consideriamo per ogni dispositivo di cattura della vita, la determinazione dell\u2019origine, il piano di consistenza e le possibilit\u00e0 di subordinazione, di affezione o di secessione.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altra parte la pratica filosofica incontra oggi nuove soglie concettuali nella dissolvenza della tradizione del soggetto della filosofia politica, nell\u2019epoca della distruzione del pianeta e della crisi della civilt\u00e0 occidentale. In questa situazione storica occupiamo uno spazio di elaborazione in cui indagare gli snodi di saperi, poteri e verit\u00e0 che configurano al presente le emergenze di ci\u00f2 che \u00e8 detto e ci\u00f2 che \u00e8 scritto. L\u2019archeologia \u00e8 stata elaborata da Giorgio Agamben nel capitolo di <em>Signatura rerum <\/em>intitolato <em>Archeologia filosofica<\/em>. L\u2019archeologia \u00e8 quel modo di risalire all\u2019<em>arch\u00e9<\/em>dei fenomeni a partire dal loro punto di insorgenza nella storia; \u00e8 quella pratica che ci permette di regredire ad un\u2019origine che non si conosce ed \u00e8 impossibile da collocare nel tempo, e che tuttavia significa idealmente la provenienza dei fenomeni.<\/p>\n\n\n\n<p>Nietzsche scopre l\u2019illusione dell\u2019<em>origine<\/em><em> <\/em>come principio, come fondamento e come essenza della storia. Nella &#8220;seconda considerazione inattuale&#8221;, <em>Sull\u2019utilit\u00e0 e il danno della storia per la vita<\/em>, distingue tre modi di intendere la storia: monumentale, antiquaria, critica. La storia monumentale spinge all\u2019azione, perch\u00e8 propone modelli, maestri e consolatori. La storia antiquaria \u00e8 amata da chi \u201cpersevera nel tradizionale\u201d, preserva le radici e accumula fatti come reliquie. La storia critica \u00e8 praticata da chi si erge a giudice delle ingiustizie e porta la storia in tribunale per distribuire condanne, dichiarare le menzogne del dominio e \u201cdarsi un passato a posteriori\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Bench\u00e8 per Nietzsche la storia critica sia da preferire rispetto alla considerazione monumentale e antiquaria, l\u2019eccesso di storia, di cultura, di \u201cinteriorit\u00e0\u201d e la pretesa di \u201coggettivit\u00e0\u201d, sono sintomi di quelle finzioni corruttrici con cui si mantiene la dominazione. La genealogia rovescia queste modalit\u00e0 storiografiche e trasforma il monumentale in rovina, l\u2019antiquario in dispersione, la storia critica in potenza dell\u2019avvenire.<\/p>\n\n\n\n<p>Michel Foucault nella Prefazione a <em>Le<\/em><em> <\/em><em>parole<\/em><em> <\/em><em>e<\/em><em> <\/em><em>le<\/em><em> <\/em><em>cose<\/em><em> <\/em>introduce il termine archeologia per designare un insieme di ricerche a partire da una scansione storica degli eventi che distingue un\u2019epoca antica da un\u2019epoca classica (XV-XVII sec.) e da un\u2019epoca moderna (fine del XVIII) che continua fino al XX secolo. L\u2019archeologia \u00e8 sia un metodo che un dominio di ricerca dei saperi \u201cche non sono in prima istanza conoscenze che si trovano nei libri, n\u00e8 teorie, ma ci\u00f2 che rende possibile ad un certo momento l\u2019apparire di una teoria, un\u2019opinione, una pratica\u201d (Foucault 1966).<\/p>\n\n\n\n<p>A questo livello bisogna ruotare intorno alla nozione di <em>epist\u00e8me<\/em><em> <\/em>che non \u00e8 la somma delle conoscenze o una grande teoria generale soggiacente, ma \u201c\u00e8 uno spazio di dispersione, un campo aperto e descrivibile all\u2019infinito di relazioni\u201d (1968).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019archeologia indaga le rotture, le discontinuit\u00e0 e le dispersioni per trovarvi gli <em>a priori storici <\/em>per i quali si costituiscono i rapporti di sapere-potere nelle diverse epoche. La ricerca degli <em>a priori storici <\/em>fa emergere le condizioni di possibilit\u00e0 degli eventi: \u201critrovare ci\u00f2 a partire da cui conoscenze e teorie sono state possibili, in base a quali spazi d\u2019ordine si \u00e8 costituito il sapere&#8230;\u201d. L\u2019<em>a priori storico <\/em>manifesta dunque il modo di apparizione delle costellazioni di sapere-potere.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019<em>Archeologia del sapere <\/em>(1969) si tratta di indagare le <em>formazioni discorsive <\/em>(ci\u00f2 che \u00e8 stato detto e ci\u00f2 che \u00e8 stato fatto in un presente appena trascorso o in un passato immemoriale) al livello dell\u2019archivio. Cio\u00e8 cercare gli insiemi di <em>enunciati <\/em>che producono discorsi che si costituiscono secondo regole e criteri di esclusione.<\/p>\n\n\n\n<p>A differenza della storia l\u2019archeologia non rileva le continuit\u00e0, n\u00e8 gli avvenimenti di una storia universale ma gli eventi singolari, indicandone le differenze; non un soggetto della storia, o l\u2019identit\u00e0 di un autore o la coerenza di un sistema ma le dispersioni, i luoghi dell\u2019anonimo, le posizioni da cui si costituisce l\u2019ordine del discorso. \u201cL\u2019archeologia non \u00e8 n\u00e8 completamente una teoria n\u00e8 completamente una metodologia\u201d. E\u2019 piuttosto \u201cun tentativo di identificare il livello sul quale devo situarmi per far sorgere questi oggetti che avevo manipolato da molto tempo senza tuttavia sapere se esistevano, e dunque senza poterli nominare\u201d (id. 1971).<\/p>\n\n\n\n<p>Nel saggio <em>Nietzsche, la genealogia, la storia <\/em>(1971) Foucault indica il modo in cui \u00e8 da intendere l\u2019<em>arch\u00e9<\/em>. L\u2019origine non essendo un\u2019essenza da ritrovare, n\u00e8 un punto cronologico del passato, n\u00e8 un fondamento metafisico, non pu\u00f2 essere cercata in analogia ad un\u2019immagine del presente. Non \u00e8 l\u2019inizio alto che fa credere che al principio si trovi la perfezione; n\u00e8 che essa \u00e8 il luogo della verit\u00e0. La genealogia \u00e8 funzione dell\u2019archeologia perch\u00e8 si incarica di rilevare le <em>provenienze <\/em>e le <em>emergenze <\/em>dei fenomeni. Provenienza \u00e8 seguire la trafila della dispersione in cui si d\u00e0 il fenomeno. Provenienza \u00e8 la direzione, l\u2019orientamento verso l\u2019origine da risalire al presente. Questa origine \u00e8 replica del &#8220;gi\u00e0 dato&#8221; nel divenire.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Emergenza <\/em>\u00e8 il movimento della nascita, il principio e la legge singolare di un\u2019apparizione. Letti genealogicamente i fenomeni storici mostrano il gioco delle forze, i conflitti tra forze, i rapporti di forze inerenti ad ogni configurazione di sapere-potere.<\/p>\n\n\n\n<p>La genealogia rileva la <em>storia<\/em><em> <\/em><em>effettiva<\/em>, cio\u00e8 la storia delle lotte, dei corpi e delle perdite di identit\u00e0 che non sono ricondotti a continuit\u00e0 o sviluppi progressivi, ma al caso. La genealogia \u00e8 prospettica perch\u00e8 denuncia la posizione da cui si parla, si opera, si domina o si \u00e8 dominati. La genealogia \u00e8 contromemoria, un dimenticare e rilevare gli effetti di costruzioni storiche sui soggetti e sulle pratiche di verit\u00e0. La genealogia \u00e8 l\u2019indagine dei \u201csaperi assoggettati accoppiati alle conoscenze erudite&#8230;\u00c9 l\u2019insurrezione dei saperi assoggettati contro gli effetti di potere delle scienze, sia nell\u2019Universit\u00e0, o in un apparato pedagogico, o nella psicoanalisi o in un apparato politico come nel caso del marxismo\u201d (1976).<\/p>\n\n\n\n<p>Una ricerca genealogica \u00e8 tale se indaga \u201cuna forma di storia che rende conto della costituzione dei saperi, dei discorsi, dei domini di oggetti, senza doversi riferire ad un soggetto, che sia trascendente in rapporto ad un campo degli avvenimenti o che corra nella sua identit\u00e0 lungo la storia\u201d (1977).<\/p>\n\n\n\n<p>Fare una genealogia \u00e8 collocarsi tra i rapporti di potere e gli stati di dominazione. Questo luogo \u00e8 la <em>governamentalit\u00e0<\/em>, cio\u00e8 l\u2019insieme delle tecnologie per governare in famiglia e nelle istituzioni. Attraverso queste tecnologie si stabiliscono e si mantengono gli stati di dominazione (1984).<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni archeologia comporta un\u2019<em>anarcheologia<\/em>, cio\u00e8 la destituzione della necessit\u00e0 del potere. All\u2019inizio del corso <em>Il governo dei viventi <\/em>Foucault chiede \u201cche cosa ha da dire la messa in questione sistematica, volontaria, teorica e pratica del potere riguardo al soggetto di conoscenza e al legame con la verit\u00e0 con cui egli si trova involontariamente annodato?&#8230;essendo dati la mia volont\u00e0, decisione e sforzo di sciogliere il legame che mi lega al potere, che ne \u00e8 allora del soggetto di conoscenza e della verit\u00e0?&#8230;E&#8221; un atteggiamento che consiste innanzitutto nel dirsi che nessun potere va da s\u00e8, nessun potere, qualunque esso sia, \u00e8 evidente o inevitabile, nessun potere, di conseguenza, merita di essere accettato fin dall\u2019inizio del gioco. Non c\u2019\u00e8 una legittimit\u00e0 intrinseca del potere&#8230;\u201d (1979-1980).<\/p>\n\n\n\n<p>Enzo Melandri, grande filosofo dimenticato del secondo Novecento ne <em>La linea e il circolo <\/em>pensa l\u2019archeologica laddove guarda alla storia della metafisica come storia delle problematizzazioni. L\u2019archeologia dei problemi filosofici f\u00e0 si che emergano le soglie storiche in cui i fondamenti divengono instabili, problematici, ipotetici. L\u2019archeologia \u00e8 una sintomatologia. Laddove un pensiero \u00e8 investito da un principio che gli si oppone, convive con esso in una zona di indistinzione fino al momento della rottura del paradigma in base al quale \u00e8 stato formulato.<\/p>\n\n\n\n<p>Il lavoro archeologico sulla storia della metafisica consiste nell\u2019esibire l\u2019opposizione tra una struttura simbolica significante e un correlativo analogico non simmetrico che chiarisce i luoghi in cui le filosofie diventano problemi. Qui l\u2019archeologia \u00e8 il livello del discorso quando la sua logica diviene analogica. La storia della metafisica sar\u00e0 allora visibile come storia degli smottamenti che una dialettica (non hegeliana ma platonica) denuncia.<\/p>\n\n\n\n<p>Giorgio Agamben assume la portata di questo sguardo ed elabora l\u2019archeologia filosofica. Nella definizione c\u2019\u00e8 la genealogia del metodo. Kant ha posto il problema della costruzione di una storia filosofica della filosofia che per s\u00e8 non pu\u00f2 esistere perch\u00e8 non potrebbe trovare conferma in &#8220;fatti&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>realmente accaduti. Un\u2019archeologia di questo genere risale a fenomeni (il pensiero) che non sono ancora accaduti; dunque ad oggetti possibili; d\u2019altra parte essa \u00e8 una scienza delle rovine perch\u00e8 ogni <em>arch\u00e9<\/em><em> <\/em>del pensiero \u00e8 qualcosa che \u201cavrebbe potuto o dovuto darsi\u201d( Agamben 2008).<\/p>\n\n\n\n<p>La ricerca archeologica indaga quella che Georges Dumezil ha chiamato la <em>faglia di ultrastoria <\/em>in cui preistoria e storia spartiscono i loro campi rispettivi a partire dalla distante connessione di una storia reale e di una storia virtuale. La faglia di ultrastoria coglie l\u2019<em>arch\u00e9<\/em><em> <\/em>dei fenomeni in una zona di indistinzione tra reale e virtuale in cui subiscono le partizioni (p. es.: &#8220;gli indoeuropei&#8221;, popolo non reale ma possibile, da cui sarebbero discese alcune popolazioni asiatiche e europee).<\/p>\n\n\n\n<p>Paul Ricoeur ha definito un\u2019archeologia del soggetto in riferimento alla psicoanalisi di Freud, quando conscio e inconscio si dividono e l\u2019inconscio assume la forma del rimosso. Ma mentre la regressione dell\u2019analisi (e di qualsiasi procedura e manovra nella e sulla psiche) non va al di l\u00e0 della biforcazione delle funzioni psichiche, e dunque rimane all\u2019interno della soggettivit\u00e0 restaurando l\u2019identit\u00e0, l\u2019archeologia filosofica regredisce davvero ad uno stato dionisiaco che non deve e non pu\u00f2 essere &#8220;razionalizzato&#8221;. La scommessa dell\u2019archeologia \u00e8 la dispersione del soggetto, che sia individuale, della storia o delle classi sociali. \u201cL\u2019<em>arch\u00e9 <\/em>dell\u2019archeologia, \u00e8 ci\u00f2 che avverr\u00e0, che diventer\u00e0 accessibile e presente, solo quando l&#8221;inchiesta archeologica avr\u00e0 compiuto la sua operazione. Essa ha dunque la forma di un passato nel futuro, cio\u00e8 di un <em>futuro anteriore<\/em>\u201d (id.).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019<em>a priori storico <\/em>dell\u2019epoca del bio-potere \u00e8 il governo dei corpi e della popolazione. Nel capitolo finale di <em>La<\/em><em> <\/em><em>volont\u00e0<\/em><em> <\/em><em>di<\/em><em> <\/em><em>sapere<\/em><em> <\/em>Foucault introduce la nozione di bio-potere in riferimento a quella tecnologia che, a differenza del potere sovrano che esercita il diritto di vita e di morte, fa vivere e respinge nella morte. \u201cIl fatto di vivere&#8230;passa nel campo di controllo del sapere e d\u2019intervento del potere.\u201d Bio-politica \u00e8 ci\u00f2 che \u201cfa entrare la vita ed i suoi meccanismi nel campo dei calcoli espliciti e fa del potere-sapere un agente di trasformazione della vita umana.\u201d (1976).<\/p>\n\n\n\n<p>Il bio-potere \u00e8 tipico delle societ\u00e0 di disciplina che si trasformano in societ\u00e0 di controllo integrando le tecnologie disciplinari (griglie di suddivisione della popolazione, dispositivi statistici e securitari, misure di igiene pubblica, contenimento e detenzione delle categorie di popolazione &#8220;a rischio&#8221; etc).<\/p>\n\n\n\n<p>La biopolitica \u00e8 rilevata da un\u2019archeologia che esibisce i rapporti di potere in una storia del presente. Intorno alla met\u00e0 del XVIII secolo in Europa si estende una nuova tecnologia di governo della popolazione, possibile in base alla razionalizzazione del territorio secondo il criterio costi-benefici. Questo esito deriva dall\u2019introduzione del calcolo e di strumenti statistici con la finalit\u00e0 di stabilizzare la produzione economica, mettendola al riparo da epidemie, carestie, crisi agricole. Le monarchie assumono il liberalismo che \u00e8 in prima istanza una tecnologia di razionalizzazione delle risorse nazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>Progressivamente, fino agli anni Trenta dello scorso secolo le tecnologie di bio-potere si trasformano, e da modi di governo in capo allo stato nazionale che regolava gli scambi e la concorrenza, diventano strumenti per limitare l\u2019intervento dello stato nell\u2019economia ed estendere la sfera di influenza del libero mercato. Una soglia ulteriore viene attraversata quando la <em>governamentalit\u00e0 <\/em>confligge con le istituzioni dello stato sociale che contendono ai mercati e ai privati il controllo dell\u2019economia.<\/p>\n\n\n\n<p>Al contempo lo stato deve assicurare la \u201cpresa\u201d sulla vita dei cittadini con norme che sospendono lo stato di diritto e introducono uno stato di eccezione permanente. Laddove lo stato di eccezione diviene normale la vita \u00e8 catturata in una zona di extra-diritto. Nello stato di eccezione le norme non sono abolite ma permangono in stato di non vigenza. Sono emanati provvedimenti in cui sbiadisce la differenza tra democrazia e assolutismo. La struttura dello stato di eccezione \u00e8 \u201cessere-fuori e tuttavia appartenere\u201d (Agamben 2003).<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019archeologia dei dispositivi di governo mostra i rapporti tra stato di anomia e stato della legge. Mostra cio\u00e8 la zona \u201cin cui si situa un\u2019azione umana senza relazione con la norma \u2013 coincide con una figura estrema e spettrale del diritto in cui esso si scinde in una pura vigenza senza applicazione (la forma-di- legge-) e una pura applicazione senza vigenza: la forza-di-<s>legge.<\/s>\u201d(id.).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019inchiesta genealogica dello stato d\u2019eccezione mostra che l\u2019insieme dei rapporti tra anomia ed esercizio del potere sono raccolti nell&#8221;identit\u00e0 di un sovrano che &#8220;si fa&#8221; legge. \u201cIl sovrano, in quanto \u00e8 una legge vivente, \u00e8 intimamente <em>anomos<\/em>. Anche qui lo stato d\u2019eccezione \u00e8 la vita \u2013 segreta e pi\u00f9 vera \u2013 della legge\u201d. In questa temperie il governo dei viventi \u00e8 l\u2019esercizio del singolo che viene incitato, consigliato, accompagnato a farsi &#8220;imprenditore di s\u00e8 stesso&#8221; e ad ottimizzare abilit\u00e0, affetti, capacit\u00e0 e relazioni<\/p>\n\n\n\n<p>secondo il principio di trasformazione dell\u2019essere umano in &#8220;capitale umano&#8221;. In quanto forma di vita il neoliberalismo \u00e8 un dispositivo di governo della popolazione di cui una storia del presente si incarica di indagare le faglie, le aperture, i blocchi.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019archeologia mostra dunque le possibilit\u00e0 di una scienza dei dispositivi, cio\u00e8 di quel sapere in cui sono &#8220;presi&#8221; i soggetti. I dispositivi sono insiemi di enunciati, regimi di visibilit\u00e0, documenti, registri, pratiche, regole di applicazione che definiscono azioni e operazioni in un certo periodo storico.<\/p>\n\n\n\n<p>Gilles Deleuze aveva indicato la natura dei dispositivi come intesi da Foucault. Essi sono \u201cuna matassa, un insieme multilineare composto di linee di natura diversa\u201d che circoscrivono sistemi in perenne squilibrio (Deleuze 1988). Questa definizione implica le variazioni e le trasformazioni delle linee di articolazione del dispositivo. Un dispositivo opera in un doppio movimento, dell\u2019archivio e del divenire. La forma dell\u2019archivio (dei saperi, delle istituzioni, dei soggetti) e le linee di fuga. \u201cE\u2019 quanto Nietzsche chiamava l\u2019inattuale, quel divenire che si biforca con la storia&#8230; Non predire ma essere attenti allo sconosciuto che bussa alla porta\u201d. I dispositivi, prima di essere degli apparati, o degli ordigni, o delle macchine, sono insiemi eterogenei di enunciati e di visibilit\u00e0: documenti, registri, verbali, progetti architettonici, audiovisivi. Possono divenire apparati di cattura in certe epoche storiche, macchine in certe altre. Nel XX secolo per esempio diventano macchine desideranti, per lo pi\u00f9 prodotte dalla psicoanalisi, mentre nel XVII secolo erano macchine anatomiche, macchine di rappresentazione, ma in epoche passate erano macchine da guerra nomadi, o macchine di sovranit\u00e0 imperiale, come hanno dimostrato Deleuze e Guattari ne <em>L\u2019antiEdipo <\/em>e in <em>Millepiani<\/em>. Il principio \u00e8 quello di assemblaggi storico-geografici, disposizioni di territorio che viene sottratto o appropriato da gruppi di popolazione, da forze di interessi, da prevalenze e desistenze.<\/p>\n\n\n\n<p>In riferimento all\u2019<em>oikonomia<\/em><em> <\/em>teologica Agamben ha delineato una genealogia del dispositivo che \u201cnomina ci\u00f2 in cui e attraverso cui si realizza la pura attivit\u00e0 di governo senza alcun fondamento nell\u2019essere\u201d (2006). Questa genealogia si sviluppa dal significato attribuito al termine da Hyppolithe, ripreso da Foucault, e dalla nozione di <em>apparato <\/em>come congegno tecnico in Heidegger. Prosegue quindi nell\u2019estensione dei dispositivi a tutto ci\u00f2 che ha \u201cla capacit\u00e0 di catturare, orientare, determinare, intercettare, modellare, controllare e assicurare i gesti, le condotte, le opinioni e i discorsi degli esseri viventi\u201d(id.)<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni dispositivo implica un processo di soggettivazione. L\u2019attuale soggettivazione tramite <em>devices <\/em>digitali e connessione in rete passa per una desoggettivazione che identifica il tipo generalizzato del cittadino- consumatore. Il <em>bloom <\/em>\u201cche esegue tutto ci\u00f2 che gli si fa fare.\u201d (id.). Il gruppo Tiqqun in <em>Una metafisica critica potrebbe nascere come scienza dei dispositivi<\/em>&#8230; affermava che \u201cIl potere parla di &#8220;dispositivi&#8221;: &#8230;dispositivo educativo, dispositivo di sorveglianza&#8230; Questo gli permette di dare alle sue incursioni un\u2019aria di precariet\u00e0 rassicurante. Quindi il dispositivo, una volta che il tempo copre la novit\u00e0 della sua introduzione, rientra nell\u2019 &#8220;ordine delle cose&#8221; ed \u00e8 piuttosto la precariet\u00e0 di coloro la cui vita vi passa attraverso che diventa notevole.\u201d (Tiqqun 2001).<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto rilevante di questi giorni \u00e8 che \u201cpresi singolarmente, i dispositivi sono altrettanti baluardi drizzati contro l\u2019evento delle cose; presi in massa, sono la neve carbonica che SI spande sul fatto che ogni cosa, nella sua venuta in presenza, porta con s\u00e9 un mondo. Infatti \u00e8 come dispositivo che ci appare ogni dettaglio di un mondo che ci \u00e8 divenuto estraneo, precisamente, in ciascuno dei suoi dettagli.\u201d (id.).<\/p>\n\n\n\n<p>Se \u201cmettere a distanza il mondo dato, finora, \u00e8 stato il mestiere della critica&#8230;la critica credeva che, fatto questo, la messa fosse finita&#8230;\u201d. L\u2019archeologia opera allora nella distanza tra il mondo e s\u00e8 stessi, non per far intendere che si \u00e8 altrove, ma per essere effettivamente qui. La distanza che introduciamo \u00e8 lo spazio di gioco dei nostri gesti.<\/p>\n\n\n\n<p><em>La<\/em><em> <\/em><em>posizione<\/em><em> <\/em><em>della<\/em><em> <\/em><em>filosofia<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La questione che urge pi\u00f9 di ogni altra oggi riguarda la posizione del filosofo. Ci\u00f2 che l\u2019antichit\u00e0 e in qualche modo l\u2019epoca classica consegnano all\u2019obl\u00eco \u00e8 il fatto della filosofia come ricerca della verit\u00e0. Ma questa domanda nel corso della storia dell\u2019Occidente ha cambiato forma, modi, istanze.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma soprattutto ha cambiato statuto e mentre la filosofia, a partire pi\u00f9 o meno dalla met\u00e0 del XVIII secolo, \u00e8 divenuta una disciplina accademica, con i suoi regimi, le sue specializzazioni, i suoi centri di potere e<\/p>\n\n\n\n<p>criteri di valutazione sedicenti oggettivi, \u2013 mentre accadeva questo, la filosofia \u00e8 divenuta marginale, affatto importante, \u00e8 divenuta comunicazione, entertainment, consulenza, gioco tv.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, si potrebbe dire che la filosofia \u00e8 sempre stata questo, verit\u00e0 contro il potere, sapere marginale, difficile, accademico per selezione naturale etc. Ma d\u2019altra parte la trasformazione decisiva del filosofo o del filosofo politico c\u2019\u00e8 stata quando la ricerca della verit\u00e0 ha coinvolto il soggetto. E\u2019 con la nascita del soggetto, ed \u00e8 con la comparsa del soggetto-filosofo, da Cartesio in poi, che le cose sono cambiate e la metafisica ha continuato ad avere una storia che \u00e8 stata la vicenda del filosofo di professione, del precettore o del funzionario dell\u2019umanit\u00e0&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>La domanda dell\u2019archeologia filosofica inizia da questa costituzione del soggetto, con un\u2019identit\u00e0 immutabile, che ha di fronte un mondo da conquistare, una natura fatta di oggetti, un dominio da imporre. Ci\u00f2 corrisponde ad una forma di vita che per quanto contemplativa, o riflessiva o meditativa, appartiene al soggetto-filosofo.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019inizio del Corso del 1979-\u201980 <em>Del governo dei viventi <\/em>Foucault traccia un diagramma storico-concettuale dei diversi modi in cui si \u00e8 realizzato il rapporto tra sapere, potere e verit\u00e0. Lentamente i modi di esercitare e di concepire il potere sono divenuti modi di praticare ed esercitare il governo dei viventi. Qual\u2019\u00e8 la differenza? Consiste nell\u2019interpretazione del potere. Ad una lettura del potere tramite l\u2019ideologia si \u00e8 sostituita una lettura dei rapporti di dominazione tramite la governamentalit\u00e0, cio\u00e8 la gestione amministrativa della vita. Da qui una serie di dispositivi di cui conosciamo le forme e i modi di operare. Ma \u00e8 importante il fatto che il governo \u00e8 reso possibile perch\u00e8, dice Foucault, si \u00e8 costitu\u00ecto un soggetto di verit\u00e0. Dal dire-il-vero socratico al <em>parresiasta <\/em>che dice il vero del potere in Platone, alle pratiche di veridizione, e dalla confessione cristiana fino al <em>cogito <\/em>e al soggetto del sapere assoluto, la questione della verit\u00e0 si \u00e8 posta perch\u00e8 si \u00e8 costitu\u00ecto un soggetto che \u00e8 stato ed \u00e8 tutt\u2019ora effetto di regimi di veridizione. Certe pratiche di veridizione, dalle filosofie stoiche ai cinici, al cristianesimo e alle filosofie moderne, hanno avuto come bersaglio l\u2019animale razionale, il cittadino, la persona, l\u2019individuo, fin quando nelle filosofie moderne si sono costituite in forme in cui il soggetto si lega alla verit\u00e0 attraverso pratiche istituite dalle scienze umane.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla fine dell\u2019ultima lezione del corso <em>L\u2019ermeneutica del soggetto <\/em>(1981-\u201982), Foucault dice, a proposito della <em>Fenomenologia dello spirito, \u2013 <\/em>che \u00e8 stato il vertice della filosofia perch\u00e8 ha costituito un soggetto per il sapere assoluto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 d\u2019altra parte non vuol dire che siamo ancora nell\u2019epoca del soggetto; c\u2019\u00e8 una storia della <em>tekhne <\/em>che Heidegger ha pensato per cui riconosciamo di essere collocati in una generazione diversa, e quanto pi\u00f9 lo spettacolo del soggetto e del soggetto-filosofo \u00e8 proliferato, tanto pi\u00f9 si manifesta come sintomo della sua scomparsa, in quello che Nietzsche aveva previsto e voluto come l\u2019oltreuomo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma forse per l\u2019archeologia, a partire da questa storia che \u00e8 la storia del fondamento metafisico, la storia della sostanza, \u00e8 necessario percorrere la distanza e l\u2019insieme dei rapporti tra l\u2019origine e il punto di insorgenza del fenomeno della verit\u00e0, sia in rapporto a ci\u00f2 che \u00e8 vero sia nella contrariet\u00e0 al vero. Per questo la domanda sul posto della filosofia pu\u00f2 essere formulata chiedendosi che cos\u2019\u00e8 e cosa possa essere oggi una forma di vita filosofica.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 una genealogia della forma di vita filosofica che Foucault ha studiato e raccontato in maniera mirabile. Se riprendiamo quelle analisi, abbiamo almeno una direzione di ricerca, un laboratorio in parte operativo. In questi ultimi anni Foucault \u00e8 stato riletto, \u00e8 entrato nell\u2019accademia, ma in questa intensa e sintomatica ripresa delle descrizioni della &#8220;cura di s\u00e8&#8221;, della &#8220;parresia&#8221;, dell\u2019etica e dell\u2019estetica dell\u2019esistenza&#8221;, la finalit\u00e0 \u00e8 tutt\u2019altro che sovversiva e non mette affatto in questione il governo della vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello che invece ci interessa \u00e8 risalire ai rapporti tra potere e verit\u00e0 e sollevare la questione dell\u2019eventuale ricostruzione di una storia della verit\u00e0, essenziale in rapporto al soggetto e alla filosofia.<\/p>\n\n\n\n<p>La differenza tra verit\u00e0 e vero \u00e8 stata ed \u00e8 tutt\u2019ora cruciale. Ma in questione \u00e8 il senso della forma di vita filosofica, sia in rapporto ad altre forme di vita che in rapporto al posto che la filosofia e il filosofo occupano o potrebbero occupare, ammesso che una tale posizione sia ancora praticabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella lezione del 16 febbraio 1983 del corso <em>Il<\/em><em> <\/em><em>governo<\/em><em> <\/em><em>di<\/em><em> <\/em><em>s\u00e8<\/em><em> <\/em><em>e<\/em><em> <\/em><em>degli<\/em><em> <\/em><em>altri<\/em>, considerando la Lettera VII e il rapporto tra filosofia e politica in Platone, Foucault insiste sul fatto che il filosofo pu\u00f2 o meno essere utile al tiranno, pu\u00f2 o meno avere rapporti conflittuali con il potere e nell\u2019esperienza di Platone la vita<\/p>\n\n\n\n<p>filosofica, nel distacco dal potere, e nel rischio della vita rispetto al potere, finisce per essere l\u2019unica vera vita che, manifestando la verit\u00e0 del potere ne revoca il fondamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 proviene dal fatto che \u201cil compito della filosofia\u201d che in qualche modo coincide con il reale della filosofia, non \u00e8 quello di essere soltanto <em>logos<\/em>, ma anche <em>ergon<\/em>. Cio\u00e8 la vita filosofica consiste nella pratica della verit\u00e0, del dire il vero che non \u00e8 mai solo un dire, un dichiarare la verit\u00e0 vera, ma consiste nel praticare il vero. Questa \u00e8 la realt\u00e0 della filosofia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il reale del filosofo consiste nel praticare il sapere della <em>parresia<\/em><em> <\/em>verso coloro che vogliono ascoltare. Il cerchio dell\u2019ascolto \u00e8 la condizione della verit\u00e0 come pratica di veridizione. La seconda condizione di verit\u00e0 della filosofia consiste nel mostrare. Mostrare che la filosofia \u00e8 un insieme di pratiche, di <em>pragmata<\/em>, tra cui c\u2019\u00e8 la pratica di manifestare la verit\u00e0 del potere, l\u2019anarchia del potere come Agamben ha asserito, cio\u00e8 mostrare l\u2019assenza di fondamento di qualsiasi forma di potere, anche il pi\u00f9 democratico o liberale. Infine, terza condizione di verit\u00e0 della filosofia \u00e8 che \u201cla scelta della filosofia deve esser fatta una volta per tutte\u201d. Ci\u00f2 significa che si tratta di un &#8220;cammino&#8221;. La pratica della verit\u00e0 a cui ci si lega, diremo che \u00e8 nell\u2019errare continuo che \u00e8 la ricerca continua della verit\u00e0. E questo \u00e8 il rischio e la scommessa continua del soggetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta del \u201ccerchio di s\u00e8 stessi\u201d cio\u00e8 della costituzione del soggetto-filosofo, che per\u00f2 non \u00e8 e non pu\u00f2 essere il filosofo di professione, ma, al contrario, dev\u2019essere la continua, faticosa, destituzione presso di s\u00e8 del soggetto, la pratica del rischio del s\u00e8 che in origine \u00e8 propria della forma di vita filosofica. Dire il vero come pratica della verit\u00e0, mettere a rischio la vita nel dire la verit\u00e0 del potere, costituirsi come soggetto nell\u2019errare, nel dissolversi dell\u2019identit\u00e0 personale.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella lezione del 2 marzo del corso <em>Il governo di s\u00e8 e degli altri<\/em>, Foucault propone uno \u201csguardo dall\u2019alto del pensiero antico\u201d che mostra tre ambiti di elaborazione della verit\u00e0 in tre questioni: qual\u2019\u00e8 il luogo del dire il vero? Come si articolano i rapporti tra verit\u00e0 e coraggio? Infine di quali verit\u00e0 si ha bisogno per dirigersi e per dirigere gli altri?<\/p>\n\n\n\n<p>La questione della conduzione delle anime \u00e8 in realt\u00e0 la condizione stessa di apparizione della verit\u00e0 in rapporto al vero, all\u2019etica e al governo politico. Ora, la scoperta che Foucault evidenzia \u00e8 che ogni discorso di verit\u00e0 \u00e8 una pratica; che ogni verit\u00e0 \u00e8 comparsa a partire da un gioco linguistico e che ogni ontologia viene analizzata come una finzione.<\/p>\n\n\n\n<p>La questione della verit\u00e0 \u00e8 dunque fin dall\u2019inizio quella della trasvalutazione dei valori. La <em>tekhn\u00e9<\/em><em> <\/em>del <em>logos<\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>\u00e8 un affare strategico. Conoscenza della verit\u00e0 e pratica dell\u2019anima &#8220;fanno&#8221; il discorso vero.<\/p>\n\n\n\n<p>Possiamo allora forse chiarire il senso della forma di vita filosofica come <em>estetica dell\u2019esistenza<\/em>. Nella lezione del 29 febbraio 1984 del corso <em>Il<\/em><em> <\/em><em>coraggio<\/em><em> <\/em><em>della<\/em><em> <\/em><em>verit\u00e0<\/em><em> <\/em>la stilistica dell\u2019esistenza non \u00e8 la messa in pratica di una metafisica dell\u2019anima. Nel cristianesimo ad esempio \u201cl\u2019esistenza dell\u2019asceta non \u00e8 la stessa di chi vive come tutti gli altri; l\u2019esistenza del laico non \u00e8 quella del chierico, l\u2019esistenza del monaco non \u00e8 quella del clero regolare o secolare ecc.\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche il contrario \u00e8 evidente, cio\u00e8 stili di esistenza che rimangono stabili (ad esempio lo stoicismo) in riferimento a diverse metafisiche dell\u2019anima. Il cinismo in questo senso \u00e8 esemplare. Il cinismo \u00e8 \u201cuna forma di filosofia nella quale la maniera di vivere e il dire-il-vero sono direttamente, immediatamente, legati l\u2019uno all\u2019altra.\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di quella forma di vita che \u00e8 condizione di possibilit\u00e0 del dire il vero. \u201cIl cinico \u00e8 l\u2019uomo con il bastone di Diogene, con la bisaccia, il mantello, che cammina con i sandali o a piedi nudi, l\u2019uomo con la barba lunga, l\u2019uomo sporco.\u201d. \u00c9 anche l\u2019uomo errante, \u201cprivo di legami, che non ha casa, n\u00e8 famiglia, ne focolare, n\u00e8 patria&#8230;ed \u00e8 anche l\u2019uomo che vive di accattonaggio\u201d. Il cinismo fa della vita una manifestazione della verit\u00e0. Il gesto della verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La forma di vita cinica \u00e8 insomma, nell\u2019essenziale, il prototipo dell\u2019estetica dell\u2019esistenza e di altre forme di vita che si costituiscono in rapporto alla verit\u00e0. Un primo veicolo di traduzione del cinismo \u00e8 stato l\u2019ascetismo cristiano e da esso dal XIV al XVIII secolo proviene la vita mistica; un secondo veicolo di traduzione \u00e8 stata la forma di vita come &#8220;scandalo della verit\u00e0&#8221; del militantismo politico e dei movimenti rivoluzionari; un terzo grande veicolo \u00e8 la vita da artista.<\/p>\n\n\n\n<p>La vita filosofica \u00e8 distinta e in relazione storica con la vita monastica, eretica, mistica; lo \u00e8 con la forma di vita rivoluzionaria e con la vita d\u2019artista. Il punto di coincidenza di questa forma \u00e8 la costituzione di un\u2019esistenza che, come Agamben ha chiarito, si determina nell\u2019indistinzione di vita e forma.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo senso anzitutto la vita monastica \u00e8 quella forma di vita che nel distacco dal mondo, che \u00e8 la forma pi\u00f9 alta di penitenza, di rinuncia a s\u00e8, \u00e8 via di perfezionamento. La forma di vita monastica \u00e8 stata quella forma di vita che attraverso il perfezionamento continuo cerca di giungere alla \u201cconoscenza vera di ci\u00f2 che \u00e8\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rapporto tra essere e verit\u00e0, attraverso le pratiche del dire il vero a s\u00e8 stessi e ad altri e attraverso le pratiche rituali di veridizione, costituisce l\u2019ideale della vita monastica che, ancora con Agamben, era la vita comune vissuta nella sospensione del diritto e nell\u2019indistinzione di vita e regola. L\u2019obbligo di cercare in s\u00e8 stessi la verit\u00e0 di ci\u00f2 che \u00e8 comporta la decifrazione della verit\u00e0 superando tutti gli ostacoli, e comporta la manifestazione della verit\u00e0 mediante un certo numero di atti verso se stessi e verso gli altri (riti di penitenza, confessione, direzione spirituale ecc.).<\/p>\n\n\n\n<p>Queste pratiche sono s\u00ec religiose ma prima di tutto filosofiche. Da Pitagora a Seneca, Cicerone, Marco Aurelio, prima che per San Cipriano e Tertulliano o Girolamo, vita perfetta e conoscenza dell\u2019essere coincidevano.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, a differenza che nelle filosofie antiche, in cui la ricerca della verit\u00e0 dell\u2019essere comportava un\u2019elaborazione verbale, nella forma di vita cristiana troviamo \u201cqualcosa di molto massiccio, di molto rozzo se volete, di molto teatrale\u201d, dice Foucault nella lezione del 29 aprile 1981 del seminario di Lovanio <em>Mal fare, dir vero<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che viene mostrato \u00e8 la verit\u00e0 del soggetto stesso, nell\u2019intreccio della conversione e della penitenza. I monaci che riprendono questa forma la elaborano \u201cattraverso tutta una griglia verbale straordinariamente complicata, analitica, che apriva al \u201crapporto tra s\u00e8 e s\u00e8, che nell\u2019antichit\u00e0 era sconosciuto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo rapporto tra soggetto e verit\u00e0 che ha sempre siglato la filosofia, anche in quei filosofi che lo hanno negato, risente della destituzione della metafisica operata, o meglio iniziata da Nietzsche; e risente dell\u2019insieme delle problematizzazioni che ne sono seguite. La resa della dialettica e in qualche modo la trasformazione della dialettica e della fenomenologia in archeologia, a partire dai temi della storia della metafisica elaborati da Enzo Melandri ci offrono la traccia di questo continuo laboratorio.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora quando la filosofia moderna \u00e8 una pratica che \u00e8 tale come esteriorit\u00e0 in rapporto ad una politica; quando \u00e8 critica in rapporto ad un campo di illusione; quando comporta un\u2019ascesi, cio\u00e8 cio\u00e8 autocostituzione del soggetto in vista della sua destituzione. Quando accade tutto questo, questi caratteri la avvicinano, senza che la si attualizzi, alla filosofia antica.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco che allora il &#8220;metodo&#8221; archeologico permette sia di manifestare la verit\u00e0 del pensiero, sia di fare delle estrapolazioni, che del resto in Nietzsche erano lancinanti: basta con il soggetto, basta con lo storicismo, basta con la morale, basta con la sostanza che non diviene! Per questo Foucault traccia le origini di una storia della verit\u00e0 che pu\u00f2 essere affrontata solo dalla filosofia.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutte le pieghe epocali dell\u2019essere, prima che teorie raccontano la storia di ci\u00f2 che \u00e8 accaduto in Occidente e di cui la genealogia ha disegnato i conflitti, le lotte e le sconfitte. Una filosofia genealogica \u00e8 tutto questo ed \u00e8 quella &#8220;storia minore&#8221;, o quel &#8220;pensiero minore&#8221;, quel pensiero sovversivo che Deleuze e Guattari hanno aperto e che, per quanti sforzi si facciano oggi, e per quante versioni edulcorate e comprensive e partecipative si tentano, rimane irriducibile all\u2019accademia, all\u2019insegnamento, alla disciplina.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e8 dunque un\u2019estetica dell\u2019esistenza? Si risponderebbe perch\u00e8 \u00e8 un certo stile di vita in cui c\u2019\u00e8 una corrispondenza, una &#8220;omofonia\u201d tra il dire il vero e il modo di vivere; ed \u00e8 un modo che ha gi\u00e0 rotto con le convenzioni del mondo, che sospende i dispositivi di sapere-potere e pratica una vita &#8220;altra&#8221; rispetto alla soggettivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0 tutti questi profili possono e hanno fatto parte della vita filosofica, ma la condizione di questa forma di vita \u00e8 la &#8220;vera vita&#8221;. La vera vita \u00e8 \u201cla vita non dissimulata; \u00e8 poi la vita altra, cio\u00e8 irriducibile a tutte le altre vite; inoltre \u00e8 la vita &#8220;senza mescolanze&#8221;, cio\u00e8 senza legami, senza dipendenze\u201d; ed \u00e8 la vita povera, con tutte le difficolt\u00e0 di senso e di attribuzione che ha avuto nella storia. Infine \u201cil <em>bios philosophicos&#8230;<\/em>\u00e8 l\u2019animalit\u00e0 dell\u2019essere umano raccolta come una sfida, praticata come un esercizio, gettata in faccia agli altri come uno scandalo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti questi elementi, trasposti in diversi stili di vita, indicano che la vera vita dei cinici \u00e8 stata rovesciata, anzitutto dal cinismo stesso, nella &#8220;vita altra&#8221;. E la &#8220;vita altra&#8221;, sia come scandalo, sia come aspirazione, sia come passione \u00e8 stata l\u2019oggetto, il fine e il contenuto di quella che genericamente \u00e8 la forma di vita filosofica con le conversioni, le rivoluzioni e la vita d\u2019artista.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi la &#8220;modalit\u00e0 parresiastica&#8221; \u00e8 scomparsa, sostitu\u00ecta per lo pi\u00f9 da pretese di maestri di verit\u00e0 che prendono parola nello stato d\u2019eccezione; d\u2019altra parte la <em>parresia <\/em>politica mostra il volto dell\u2019informazione e della mediazione social; e la pratica delle arti non comporta pi\u00f9 la forma di vita d\u2019artista.<\/p>\n\n\n\n<p>La domanda della filosofia pu\u00f2 allora essere quella che riguarda i rapporti tra la verit\u00e0 dell\u2019epoca e il pensiero. Cosa succede quando forze come intelletto, volont\u00e0, affetti, incontrano il silicio (componente essenziale dei devices digitali)? Che la realt\u00e0 del mondo si fa imposizione. Che il mondo si deteriora, che entra in rovina. Questo divenire \u00e8 nello sguardo della terra dallo spazio che mostra il pianeta devastato. Si tratta dunque di chiedersi come abitare le rovine. Quali possibilit\u00e0 nel deserto? Quali stili di vita? Quale esilio, cio\u00e8 in quali modi, di fronte all\u2019astrazione, il pensiero pu\u00f2 essere vita?<\/p>\n\n\n\n<p>Forse una filosofia che cerca di comprendere i dispositivi di sapere-potere e le forme di soggettivazione invalse, in rapporto a verit\u00e0 parziali spacciate per vero, non pu\u00f2 che riprendere il luogo dell\u2019archeologia nella povert\u00e0 dei mezzi e nella pratica di una parola altra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Laboratorio \u201carcheologia filosofica\u201d \u00e8 nato per provare a rendere operativo il vasto campo di ricerca dei rapporti tra saperi, poteri e soggetti percorrendo la via aperta da Michel Foucault con L\u2019archeologia del sapere. 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