{"id":666,"date":"2024-12-10T16:27:37","date_gmt":"2024-12-10T15:27:37","guid":{"rendered":"https:\/\/archivista.info\/?p=666"},"modified":"2025-10-23T16:33:31","modified_gmt":"2025-10-23T14:33:31","slug":"un-giorno-allimprovviso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/2024\/12\/10\/un-giorno-allimprovviso\/","title":{"rendered":"Un giorno all&#8217;improvviso"},"content":{"rendered":"\n<p>Paolo Vernaglione Berardi<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-media-text is-stacked-on-mobile is-image-fill-element\" style=\"grid-template-columns:40% auto\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"576\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/logan-voss-guitazf_23o-unsplash-576x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-667 size-full\" style=\"object-position:49% 34%\" srcset=\"https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/logan-voss-guitazf_23o-unsplash-576x1024.jpg 576w, https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/logan-voss-guitazf_23o-unsplash-169x300.jpg 169w, https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/logan-voss-guitazf_23o-unsplash-768x1365.jpg 768w, https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/logan-voss-guitazf_23o-unsplash-864x1536.jpg 864w, https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/logan-voss-guitazf_23o-unsplash-1152x2048.jpg 1152w, https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/logan-voss-guitazf_23o-unsplash-scaled.jpg 1440w\" sizes=\"auto, (max-width: 576px) 100vw, 576px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<p>Dal libro della distruzione:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cAhmed si svegli\u00f2. Il sogno era stato feroce. Doveva andare a scuola, attraversare la citt\u00e0 deserta e uscire allo scoperto. La scheggia lo aveva colpito in faccia. Era caduto, ma non sentiva dolore. C\u2019era ancora una scuola l\u00e0? Fino al mese scorso c\u2019era una tenda, poco lontano dalle macerie e i suoi compagni giocavano a gruppi tra la sabbia e il dirupo.<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p>La maestra non poteva pi\u00f9. Molti dei suoi erano sepolti poco lontano, colpiti dal drone. La tenda era stata smontata, uomini in camice bianco avevano raccolto braccia e qualche occhio nella polvere. Ma senza barelle braccia e seni recisi rimanevano tra pozze di sangue seccate.<\/p>\n\n\n\n<p>Freddo all\u2019alba. Ahmed urin\u00f2 su un muro sbreccato che doveva essere di casa sua. Non ricordava la storia geografica che aveva imparato. Sapeva che era solo, ora. Aveva piovuto. Il secchio era pieno. Si sciacqu\u00f2 la faccia e prese a camminare. Ecco un frammento di sogno! Lo conosceva quel ragazzo che scavava in miniera. Pablo si chiamava e non poteva frequentare. \u00ab- Mi padre me golpea. El jefe me golpea\u00bb. Poi vide che salutava Clara, la ragazza prostituta che sul piazzale sorrideva ai minatori.<\/p>\n\n\n\n<p>Pablo l\u2019amava segretamente, ma quando chiese all\u2019insegnante, quando ancora riusciva ad entrare in una classe, il maestro rinunci\u00f2. Troppo nere le mani di Pablo, troppo roca la sua voce. La miniera aveva ingoiato ogni speranza. Il gruppo della comune non c\u2019era pi\u00f9. Pablo studiava da solo. Finalmente sono libero, sogn\u00f2 che gli aveva detto. Ma voleva anche dirgli qualcosa di Kathrina che andava a scuola al villaggio.<\/p>\n\n\n\n<p>Era pi\u00f9 grande, voleva un diploma di lingue. Voleva fare l\u2019interprete. Aveva conosciuto un ragazzo a Istanbul e un suo compagno era di Napoli, finito l\u00ec per scampare alla strada. Kathrina sapeva il turco che Nino non sapeva. Ma Nino era amico di Lucio che imparava in fretta perch\u00e9 non andava a scuola ma la faceva insieme ad altri, con un prof di italiano che li aveva accolti, alla fine del bosco.<\/p>\n\n\n\n<p>Altro non ricordava Ahmed mentre camminava in fretta tra le pietre. Ma voleva sognare ancora, disperatamente.<\/p>\n\n\n\n<p>Si gir\u00f2. Dall\u2019altra parte della strada vide i resti di un mercato. Niente cibo, era affamato e niente camion dal valico. Il viso di Amos gli apparve. Amos, dai tratti lividi gli sorrideva. Ma non era vero, era nel sogno e non sapeva perch\u00e9. Tutto era uguale ora, tutto era sepolto.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ultima volta aveva usato l\u2019app per il testo. Correndo pensava che i ragazzi con cui aveva parlato, lass\u00f9 in Finlandia, con le facce glabre e rosse non erano istruiti come lui che usava chat GPT per copiare le idee di quelli del nord che scrivevano di cultura e democrazia. Non avevano \u201cmaterie\u201d lass\u00f9, vicino al polo, ma avevano molto materiale e stavano al caldo in luoghi colorati.<\/p>\n\n\n\n<p>Liu Shi per arrivare a Pechino ci metteva quasi un giorno; ma non perch\u00e9 abitava lontano, ma perch\u00e9 voleva studiare lontano, lontano dal villaggio, dalla fabbrica di smartphone, dai programmi di formazione. Voleva studiare la storia della Cina, la Terra di mezzo, il celeste impero, la comune. La storia non la geopolitica triste e voleva sapere che cosa era il medioevo in Europa, non il riarmo dell\u2019Unione Europea. Cos\u2019era un continente gi\u00e0 lo sapeva. Liu Shi ha l\u2019atlante touch che gli traduce, anche in mandarino se vuole. Ma non vuole. Non vuole essere un migrante cinese nelle terre chiuse che arrivano a Gibilterra.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno di loro era immigrato \u2013 o lo \u00e8 ancora? Si chiamava Akim ed era l\u2019unico sopravvissuto al naufragio di 300. Akim parlava poco ma quando diceva \u201cdi 300\u201d voleva dire 300 morti in mare. Akim era riuscito a fuggire. Viveva ad Abyei, citt\u00e0 contesa. I massacri proseguivano. Poi la carestia, la fame.&nbsp; \u2013 Andiamo via pap\u00e0. Andiamo via. Ci hanno torturato in Egitto. Ci hanno rubato tutto a nord. Mia madre \u00e8 stata stuprata. \u00c9 affogata. Non sapeva nuotare e quando il motore ha preso acqua la barca si \u00e8 inclinata. Io ero a prua. Ho visto mia madre andare gi\u00f9 e mio padre e mio fratello abbracciati. Sono qui a Helsinki da 1 anno in una casa-famiglia. Voglio diventare informatico, cos\u00ec posso disegnare mia madre e i miei fratelli. Qui si pu\u00f2 fare. Non ci sono voti si cammina tra i prati. Mi manca il deserto. Mi mancano le risate. Mi manca il mio corpo africano e mi manca la mia lingua.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra due corpi che si sono sfiorati, una prigione. Un\u2019altra tra altri due. E un\u2019altra ancora. \u2013 Boa noite, mi dice Miguel. Io sono Rita del Paranal. La figlia india di tutte le acque. Ci hanno distrutti. Ci cacciano e tagliano la foresta. Noi Nahua viviamo l\u00e0 dove ci sono i conuro in estinzione. La foresta ora digrigna i denti e attende le motoseghe. I bulldozer spianano. Ho visto le lacrime della terra. Prima una carezza bastava, adesso i baci dei ragazzi mi sfiorano appena la bocca. Sapevo tutti gli uccelli, una strega potente mi faceva scuola. E non c\u2019era altro. Sentivo il mio corpo e il corpo della terra allora. Sento brividi adesso. Ho scritto ai ministri del dolore. L\u2019esercito ha circondato il villaggio, poi il paese, poi il fiume al confine. Continuano a sparare all\u2019altra riva. Mio padre sapeva navigare. Andava su e gi\u00f9 e alla fine del Rio Negro. Ma non ce la faceva. Dovette vendere un rene per 1000 dollari. Non gli hanno fatto male. Ma ora \u00e8 pi\u00f9 difficile. E non ci sono pi\u00f9 scuole nella foresta. La strega non \u00e8 diventata insegnante ed \u00e8 stato meglio cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad altre hanno dato di pi\u00f9 e io non me lo spiegavo. Poi mio zio me lo ha detto. La signora Spig fa la maestra ma va in quel Centro dove vendono gli ovuli. La signora Spig ci ha spiegato che qui a Calcutta ce ne sono molti di questi centri per ovuli e sperma che poi sono presi dagli europei e dai cinesi e dagli americani. Anche dai russi ricchi che per\u00f2 adesso non comprano pi\u00f9 n\u00e9 ovuli n\u00e9 animali: c\u2019\u00e8 la guerra e non possono pi\u00f9 andare al mare in Crimea. Ma neanche a Odessa che \u00e8 stata bombardata. C\u2019era una scuola gi\u00f9 al porto. Non so se c\u2019\u00e8 ancora. Pavel fa il giro della piazza e guarda lontano.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Ho visto i ragazzi in divisa che andavano al fronte.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>La madre di un suo amico gli ha detto che \u00e8 morto e che gli altri sono prigionieri. In videochiamata Yuri gli ha spiegato che cos\u00ec \u00e8 un negoziato. A scuola nessuno glielo aveva raccontato. Pavel \u00e8 arrabbiato, non mangia quasi pi\u00f9 e quando vede tornare i soldati dal fronte gli grida \u2013 Disertate! Non fatevi ammazzare!<\/p>\n\n\n\n<p>Anche Gina non ne pu\u00f2 pi\u00f9. Ogni mattina quando entra in classe ha un attacco d\u2019ansia. Chiede alla professoressa di uscire. Lei la guarda di sbieco e le intima: \u2013 Torna subito!<\/p>\n\n\n\n<p>Gina va in un liceo pregiato del centro storico in una storica citt\u00e0 che non sa pi\u00f9 cos\u2019\u00e8 la periferia. L\u00e0 si fanno griglie di valutazione, saperi minimi, la media dei voti e si mettono in pratica gli acronimi pi\u00f9 infidi: BES, BVSCO, CLIL, DOP, GLHI, GLI, IVE, LLP, NAI, PTOF. Valutazione, valutazione, valutazione, voti, programma, interrogazioni, voti, programma, interrogatori&#8230;devo parlare con tua madre, devi partecipare, di pi\u00f9, partecipare di pi\u00f9\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Le regole, il dialogo, dicono i prof che blablano di percorsi, scolarizzazione, condotta e impegno non costante. Ma guai a sollevare la cattedra al cielo e vedere cosa c\u2019\u00e8 sotto!<\/p>\n\n\n\n<p>Sotto c\u2019\u00e8 l\u2019altra parte del tempo, quello di corpi che parlano, amano, inventano. Che sentono quanto la scuola esclude: la guerra, baci e carezze, i saperi di verit\u00e0, le cospirazioni. Respirare insieme facendo esodo da \u201cla scuola\u201d. Si vuole il confronto, si cerca il dialogo ma \u00e8 sempre dall\u2019alto in basso, da chi sa a chi viene considerato non sapere. La protesta ormai \u00e8 solo questione di ordine pubblico; lo dicono i decreti, \u201cle persone hanno paura\u201d, sicurezza, sicurezza, sicurezza; perch\u00e9 no, se il futuro non c\u2019\u00e8 pi\u00f9? E quindi in certi giorni \u00e8 bello sentire un\u2019altra voce: \u2013 \u201cfinalmente vado vestita, truccata, amata non scrutata, libera di non dire, di non essere affranta, di decorare mura e strade, di respirare insieme ad altr*, di non essere guardata, umiliata, amareggiata e ricostruita ogni giorno per 4-5-6 ore seduta, in piedi, seduta, seduta, seduta al tuo posto, cambia posto, non cambiare posto, non cambiare classe, cambia classe; non cos\u00ec, ma, meglio cos\u00ec\u201d\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Max ha fatto scuola a casa laggi\u00f9 a Bristol Tennesee, quando sua madre ha deciso che gli insegnanti erano poco biblici, per niente evangelici e spiegavano Darwin. Max ora sa che la terra pu\u00f2 anche non essere un pianeta schiacciato ai poli, che l\u2019allunaggio era un set TV e che le scie chimiche contaminano il dna; ma sa soprattutto che se qualcuno, per esempio un texmex, oltrepassa il cancello del suo giardino gli spara. Ma lui almeno ne uccide uno, due al massimo. Ha letto <em>Schegge<\/em>, Max, e davvero non pensava che negli anni \u201980 cominciava ad essere come \u00e8 oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>Max \u00e8 adulto ormai e vorrebbe vivere a Chicago o a Ellei la vita da ragazzo di Chicago tra sesso, droga e rock&amp;roll. Ma sono passati quegli anni e Emy ha lasciato Bristol e lavora al confine, dove non ricorda. Le cose ora si confondono e niente \u00e8 davvero come avrebbe dovuto essere.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Se fossi vissuto in citt\u00e0, pensa Max, avrei abitato fuori. Una vita da commuter bianco. Sempre normale, ogni giorno, senza paura. Avrei guadagnato per quella vita. Per questa, non ce n\u2019\u00e8 bisogno.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Afghanistan che paese \u00e8? \u00c9 solo Max. Nei suburbia si affittano locali per agenzie bancarie o per slot machine. Non ha mai saputo dov\u2019era la Persia ma sa che l\u00e0 non avrebbe potuto comprare un Winchester n\u00e9 affogare nella ketamina.<\/p>\n\n\n\n<p>Asha abbass\u00f2 il velo dell\u2019hijab e lesse a voce alta \u2013 \u201cMax Strout \u00e8 entrato al liceo Lincoln di Bristol eludendo la sicurezza e ha cominciato a sparare. 15 studenti sono stati uccisi. Quindi \u00e8 salito sulla terrazza dell\u2019edificio ed \u00e8 precipitato. I residenti lo hanno descritto come un giovane normale che non aveva mai dato segni di squilibrio. Accusato di violenza sessuale tre anni fa, era stato assolto. La madre ha dichiarato: mio figlio ha pagato il degrado con la vita. Nessuno lo ha mai considerato. Ho voluto tenerlo lontano dalla corruzione!\u201d. Asha chiuse l\u2019account del giornale locale di Bristol che aveva aperto quando era tornata a Teheran. Nella chat di studi liberi post\u00f2 \u201cCiao. Max ha ucciso 15 ragazzi e si \u00e8 ucciso. Ho vissuto a Bristol e lo vedevo dall\u2019altro lato della strada. Ogni tanto ci salutavamo. Non usciva, faceva tutto a casa. Una volta aveva messo una bandiera con la svastica vicino a quella americana in giardino. Poi l\u2019aveva tolta. Sono triste, ma sono contenta di essere a casa. Vorrei avere questa idea. Faccio un vocale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Asha scrisse qualcosa su un foglio. Poi disse allo smarthphone: \u201cCiao. Mattia, Ella, Seb, Ahmid che continua a sognarci, Pablo appena uscito dalla miniera, Clara piccola prostituta, Kathrina a scuola ora, Nino e Lucio dei quartieri, Akim, Miguel, Rita allieva strega di enormi vedute, Gina, Pavel, tutti sappiamo che si sa e si impara in comune. Che non c\u2019\u00e8 maggiore e minore, preparati e impreparati. Che gli affetti non sono afflizioni. Che a parlare, sognare, gridare non si impara, c\u2019\u00e8. Che al tramonto \u00e8 il colore del tempo che resta. Che la gioia non \u00e8 dei luoghi chiusi, dei discorsi alteri, di chi impartisce, ordina e dispone saperi che non servono. Vediamoci alla scuola bombardata. Non sto sognando. \u00c9 qui. Ciao\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Paolo Vernaglione Berardi Dal libro della distruzione: \u201cAhmed si svegli\u00f2. Il sogno era stato feroce. Doveva andare a scuola, attraversare la citt\u00e0 deserta e uscire allo scoperto. La scheggia lo aveva colpito in faccia. Era caduto, ma non sentiva dolore. C\u2019era ancora una scuola l\u00e0? 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