{"id":697,"date":"2025-11-17T16:34:58","date_gmt":"2025-11-17T15:34:58","guid":{"rendered":"https:\/\/archivista.info\/?p=697"},"modified":"2025-12-12T11:23:04","modified_gmt":"2025-12-12T10:23:04","slug":"paolo-virno-filosofo-dellavvenire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/2025\/11\/17\/paolo-virno-filosofo-dellavvenire\/","title":{"rendered":"PAOLO VIRNO filosofo dell&#8217;avvenire"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-media-text is-stacked-on-mobile\" style=\"grid-template-columns:51% auto\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"787\" height=\"438\" src=\"https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Senza-nome.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-695 size-full\" srcset=\"https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Senza-nome.jpg 787w, https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Senza-nome-300x167.jpg 300w, https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Senza-nome-768x427.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 787px) 100vw, 787px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<p>Per Nietzsche i filosofi dell\u2019avvenire sarebbero stati quelli che, avendo attraversato la catastrofe della modernit\u00e0, avrebbero vissuto il tempo nuovo del pensiero.<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p>Paolo Virno \u00e8 stato e sar\u00e0 filosofo dell\u2019avvenire. Lo \u00e8 stato perch\u00e8 ha praticato l\u2019autonomia dell\u2019intelletto e ha identificato in pieno l\u2019intelletto con la prassi. In questo \u00e8 consistita la sua maestria. Paolo ha vissuto fino in fondo e fino alla fine la seconda met\u00e0 dello scorso secolo e in tre momenti tra fine secolo e il secondo decennio di questo, \u00e8 stato artefice di una teoria politica permanente.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo momento \u00e8 stato nel 1977, quando chi aveva 18 anni era un \u201ccane sciolto\u201d, leggeva \u201cLotta continua\u201d e a volte \u201cRosso\u201d e senza conoscerlo riconosceva un\u2019appartenenza, una passione e una rottura. L\u2019appartenenza istintiva era quella ad una storia iniziata nei primi anni sessanta e culminata nel \u201968; ed era quella ad una intellettualit\u00e0 di massa che, come aveva mostrato Michel Foucault proprio nell\u2019<em>annus terribilis<\/em>, archiviava l\u2019intellettuale universale e trovava nella metropoli il campo specifico della prassi, dei conflitti e dell\u2019esodo dalla societ\u00e0 del lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>La passione era quella del personale che \u00e8 politico, e lo sarebbe sempre stato, ed era la passione di dover fare la cronaca del presente, di registrare con la parola scritta quel presente che Paolo indicava come il tempo storico in cui cogliere l\u2019occasione rivoluzionaria.<\/p>\n\n\n\n<p>La rottura \u00e8 stata quella di quel \u201877 fenomenale che Paolo riconosceva come il momento di esplosione del capitalismo industriale e l\u2019avvento sulla scena della storia di nuovi soggetti sociali che si liberavano dal lavoro, dalla delega e dalle politiche d\u2019ordine e giudiziarie del PCI che si faceva stato e dei sindacati compatibili e concertanti.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019epoca avevamo in testa il successo e sapevamo quanto era successo a Radio Alice. Dal \u201977 al \u201979, dalle fanzines alla rivista \u201cMetropoli\u201d, dal \u201c7 aprile\u201d al successo delle radio libere che sostituivano volantini e tat-ze-bao, iniziavano gli anni del nostro scontento che misuravano l\u2019ampiezza della sconfitta, facendoci apprendere l\u2019arte dell\u2019intervento su riviste e giornali nell\u2019imminente terremoto della modernizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Paolo insisteva su questo: non l\u201989 e il crollo del muro \u00e8 stato il principio epocale di estensione del capitalismo neoliberale, ma il 1980, la marcia dei 40.000 capetti e impiegati FIAT che realizzava la coscrizione obbligatoria di quell\u2019intelletto autonomo in cui si erano generati i nuovi soggetti sociali non garantiti e sottoproletari, velocemente mutati in precariato e lavoro flessibile, con produzione just-in-time e sfruttamento intensivo. Questo \u00e8 stato il principio di verit\u00e0 della rivoluzione conservatrice.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo momento in cui il pensiero di Paolo ha costituito una circoscrizione filosofico-politica \u00e8 stato tra la fine degli anni ottanta e i primi anni novanta. Il quotidiano \u201cIl manifesto\u201d era, per dirla ancora con Foucault, il luogo magistrale di &nbsp;un \u201cgiornalismo filosofico\u201d magnifico e inattuale. Le pagine della \u201ctalpa\u201d, laboratorio alto dello spirito del tempo che ha sconvolto le categorie teoriche marxiste, e quindi la rivista \u201cLuogo Comune\u201d, registravano i sentimenti dell\u2019aldiqua, sedimentati nella temperie post-fordista della modernizzazione neoliberale e dell\u2019intelletto generale: opportunismo, cinismo, disincanto.<\/p>\n\n\n\n<p>Dagli ultimi anni del decennio tritatutto ai primi dell\u2019innovazione tecnologica, chi dall\u2019esterno leggeva il giornale, vedeva in Paolo l\u2019alfiere del controdiscorso che disfaceva lo stanco, inadeguato e tronfio storicismo continuista e vedeva con chiarezza la possibilit\u00e0 di una genealogia contundente: il \u201cframmento sulle macchine\u201d e Krahl, l\u2019analitica della chiacchiera e il nesso che lega i <em>Manocritti economico-filosofici <\/em>a Wittgenstein, Simondon e il rapporto tra moltitudine e singolarit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Per chi scrive, la memoria di quelle giornate va al bar di Via Tomacelli e al ristorante vicino, quando, collaborando alla sezione \u201cspettacoli\u201d del giornale, capitava di incontrarci, come anche alle riunioni della rivista in cui si faceva del \u201cridere e detestare\u201d una cosa seria.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu lunga poi la sequenza degli anni novanta e per quanto si elaborasse la sconfitta e si costituisse la ragione forte degli spazi sociali, \u2013 si accumulava nella riflessione un residuo impensato degli anni dei conflitti, della repressione e della vendetta di stato. Paolo indicava nella prassi delle forme di vita contemporanee la centralit\u00e0 strategica della facolt\u00e0 di linguaggio. L\u2019estensione capillare del capitalismo nelle fibre pi\u00f9 intime della soggettivit\u00e0 aveva forgiato il virtuosismo acrobatico delle moltitudini che opponevano il movimento alla dinamica corrotta della politica binaria stato-popolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto si giocava, e nel regime di guerra planetaria si gioca ancora, tra corpi e linguaggio, ed \u00e8 il \u201ctra\u201d il nesso disgiuntivo in cui il verbo si fa carne. Cos\u00ec, il transindividuale \u00e8 l\u2019espressione del \u201ctra\u201d, congiunzione che destituisce, svuota e produce soggettivit\u00e0, non sostanze individuali.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, terzo momento di costituzione filosofico-politica di cui Paolo \u00e8 stato artefice, agli inizi degli anni duemila venne fuori la rivista pi\u00f9 acuta e contrastiva che si potesse immaginare, \u201cForme di vita\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>In sei numeri fluorescenti la rivista squadernava un progetto filosofico per il XXI secolo: la natura dell\u2019 \u201canimale umano\u201d, l\u2019antropologia di Marx, la funzione del rito e del discorso, la conversione della teologia politica nell\u2019 \u201cuso\u201d, nella negazione, negli atti ordinari di parola e nel motto di spirito. Questi temi ruotavano intorno al nucleo igneo dei rapporti tra giochi linguistici e forme di vita. Forse anche per questo la rivista si estinse.<\/p>\n\n\n\n<p>In uno degli incontri in pausa caff\u00e8 a Roma3, naufrag\u00f2 l\u2019idea di continuare la rivista in altro modo, forse giustamente, per assenza delle condizioni minime: mancava un luogo comune, mancava l\u2019altezza e la lunghezza di pensiero in grado di contrastare le passioni tristi, che sono, da sempre e proprio ora, individuali.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel pensiero di Paolo c\u2019era Walter Benjamin. Non solo l\u2019istantanea scattata al passato dal presente, non solo il balzo di tigre, ma anche l\u2019elezione dell\u2019 \u201cinappariscente\u201d a sintomo dell\u2019attualit\u00e0 e la tensione al limite di cristalline immagini dialettiche, la replica insistente dell\u2019intreccio di storia e metastoria per rendere ragione della cattura dei corpi nella produzione di s\u00e8. E c\u2019era, soprattutto, la realt\u00e0 della filosofia, cio\u00e8 farsi nella scabra pianura della verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>I suoi testi sono saggi di icastica lucidit\u00e0 che hanno demolito le pretenziose asserzioni dei filosofi puri, per lo pi\u00f9 soggetti al maschile singolare, e di coloro che si autonominano pensatori. Pur non apprezzando il nomadismo filosofico, Paolo ne coglieva il profilo sovversivo e nel confronto con le proposizioni dell\u2019immanenza assoluta, indicava il punto cieco in cui quel tema di fondo implode nella sua stessa materia. La sua opera esemplare ha aperto alla filosofia un campo di sapere possibile. I suoi ultimi saggi, sulla natura dell\u2019animale loquace e sulla paralisi frenetica del presente, inaugurano un\u2019archeologia del senso ancora da fare.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle occasioni non frequenti ma cruciali a ESC, a Roma3 e casualmente fino a pochi mesi f\u00e0 in un bar di quartiere, saliva l\u2019emozione per aver avuto il privilegio di conoscere il \u201cgigante gentile\u201d. Ed era una gioia, per la cura generosa dell\u2019amicizia che Paolo aveva, nel chiedere qual\u2019era il tono del pensiero che si riusciva a pensare e a dire, quale ritornello si cantava e in cosa si era impigliati.<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre alle recensioni ai suoi libri, disperse non si sa dove, che si prover\u00e0 a ripescare, sono rimasti lo scooter in salita sulla circonvallazione, il bar in discesa sulla via larga e il suo passo con le sporte della spesa. Ricchi doni, oltre al viatico con cui percorrere il ricordo del presente, che \u00e8 l\u2019avvenire, e che, con Benjamin, consiste nell\u2019 \u201cavere una totale mancanza di illusione nei confronti dell\u2019epoca e ci\u00f2 nonostante un pronunciarsi senza riserve per essa\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ciao Paolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><p>Paolo Vernaglione Berardi<\/p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per Nietzsche i filosofi dell\u2019avvenire sarebbero stati quelli che, avendo attraversato la catastrofe della modernit\u00e0, avrebbero vissuto il tempo nuovo del pensiero. Paolo Virno \u00e8 stato e sar\u00e0 filosofo dell\u2019avvenire. Lo \u00e8 stato perch\u00e8 ha praticato l\u2019autonomia dell\u2019intelletto e ha identificato in pieno l\u2019intelletto con la prassi. In questo \u00e8 consistita la sua maestria. 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