{"id":753,"date":"2026-01-05T16:41:10","date_gmt":"2026-01-05T15:41:10","guid":{"rendered":"https:\/\/archivista.info\/?p=753"},"modified":"2026-01-05T18:34:40","modified_gmt":"2026-01-05T17:34:40","slug":"quale-filosofia-dopo-gaza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/2026\/01\/05\/quale-filosofia-dopo-gaza\/","title":{"rendered":"QUALE FILOSOFIA &#8216;DOPO GAZA&#8217;?"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-post-author-name\">Paolo Vernaglione Berardi<\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"876\" src=\"https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/fioregaza-copia-1024x876.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-824\" style=\"aspect-ratio:1.168481657685063;width:384px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/fioregaza-copia-1024x876.jpg 1024w, https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/fioregaza-copia-300x257.jpg 300w, https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/fioregaza-copia-768x657.jpg 768w, https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/fioregaza-copia-1536x1315.jpg 1536w, https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/fioregaza-copia-2048x1753.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><em>L\u2019intento di questo scritto in due parti \u00e8 aprire uno spazio di riflessione. Uno spazio di intervento che sia al contempo analitico e di liberazione; che oltrepassi l\u2019adesione ad un campo. Uno spazio che non si limiti alla difesa della critica, comunque necessaria, ma si costituisca come campo di possibilit\u00e0 pratiche<\/em>. <em>Urlare lo stato del mondo \u00e8 urgente e importante. Da tempo si \u00e8 preso atto che non si pu\u00f2 contrastare frontalmente la forza e la ferocia. Ma mentre si urla, la navigazione si f\u00e0 nelle tempesta del confronto tra forza e diritto, tra guerra e politica, nel senso di una politica della vita, che \u00e8 ci\u00f2 che davvero \u00e8 in questione.<\/em> <em>Perch\u00e8 il \u2018governo del caos e dell&#8217;automa\u2019 \u00e8 comunque una forma di diritto, cio\u00e8 un modo di governare che assume la fine delle relazioni tra stati nel dominio transnazionale. Per questo \u00e8 urgente un pensiero della destituzione e della diserzione, cio\u00e8 fare un\u2019eresia filosofico-politica.<\/em> <em>Si tratterebbe da un lato di far tesoro di un pensiero <\/em>destituente<em>, di condurre la pratica filosofica alla <\/em>diserzione<em>, dall\u2019altro, di provare ad aprire il pensiero a relazioni impensate tra parole, cose e azioni.<\/em><\/h2>\n\n\n\n<p>Dopo Gaza e mentre ancora a Gaza c\u2019\u00e8 massacro in forma di tregua, di rovine, di freddo, di fango e di blocco degli aiuti. Mentre in Cisgiordania continuano gli assalti dei coloni ai villaggi palestinesi. Mentre, malgrado le proteste mondiali per fermare il genocidio, prosegue il commercio di armi con Israele, la sistematica disinformazione e la \u201cfase 2\u201d della \u201cpace\u201d di Trump decide la ricostruzione di Gaza senza palestinesi.<\/p>\n\n\n\n<p>Mente Israele nega l\u2019accesso a Gaza alle Ong. Mentre l\u2019Europa si riarma, i territori vengono militarizzati, il dissenso silenziato e le proteste criminalizzate, la macchina mediatica con la sua produzione di paura si riverbera su una sfera pubblica capace solo di proporre legge e ordine. Mentre un atto di pirateria internazionale cattura il presidente eletto del Venezuela, Maduro, e riafferma il diritto della forza e la propriet\u00e0 esclusiva di risorse energetiche, sequestrando e distruggendo il mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo Gaza, quale filosofia?<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo Gaza e dall\u2019interno di Gaza la filosofia \u00e8 \u2018palestinese\u2019. Palestinese vuol dire che la filosofia, malgrado si produca molto di filosofico che \u00e8 semplicemente evanescente, rimane segno critico, contrassegno di resistenza, non luogo di appartenenza o univoca espressione di un\u2019identit\u00e0 di classe, razza, nazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Al contrario, contaminandosi, diviene filosofia nomade, filosofia della diaspora, filosofia \u2018trans\u2019. Una filosofia resistente all\u2019antisemitismo e al sionismo. Resistente alla politica mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p>La filosofia \u00e8 anzitutto segno; \u00e8 l\u2019insieme storico, soggettivo e comune dei segni con cui si pensa: con cui si prende posizione in parole, cose e azioni. Pensare \u00e8 \u2018di parte\u2019, \u00e8 errare; ma \u00e8 radicale nel senso di una radice nomade, di una terra non di un territorio. Pensare \u00e8 sconfinare, liberare i confini dalle frontiere.<\/p>\n\n\n\n<p>Come pensare se non nei termini di una filosofia storica? Una filosofia storica \u00e8 una filosofia della <em>comune<\/em>. La <em>comune<\/em> \u00e8 storica, nel senso che si realizza ai margini, al di sotto, al di sopra e attraversando gli stati nazionali e le loro trasformazioni, e nei momenti di recrudescenza della \u2018nazione\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>La <em>comune<\/em> \u00e8 comune facolt\u00e0 di pensare il campo, il modo e la pratica del <em>corpo<\/em> e del <em>linguaggio<\/em>. Una filosofia della <em>comune<\/em> \u00e8 critica della nozione universale, dell\u2019universalismo che ha animato il pensiero \u2018globale\u2019, e non pu\u00f2 tornare all\u2019universale per sfuggire alla cattura. &nbsp;Una filosofia \u2018pu\u00f2\u2019, nel senso che permette di pensare se non corteggia la muta pratica dell\u2019 \u201cirrazionale\u201d contro gli esiti, anch\u2019essi secolari, della ragione strumentale.<\/p>\n\n\n\n<p>Pu\u00f2 invece curare una sensibilit\u00e0 razionale o una ragione sensibile per una vita non fascista; anzitutto, come indicava Walter Benjamin, strappando al fascismo la tradizione e demolendone i miti. Di questa elaborazione e dell\u2019ignoranza antisemita che circola e si estende, deve incaricarsi una filosofia \u2018dopo Gaza\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>Una filosofia critica, di resistenza; una filosofia storica; una filosofia della <em>comune<\/em>; una filosofia post-coloniale perch\u00e8 \u00e8 archeologia del colonialismo, \u00e8 indagine su forme vecchie e nuove di dominio e di razzismo, ed \u00e8 infine giornalismo filosofico. Sembra essere questo il campo di intervento di un pensiero che raccoglie<\/p>\n\n\n\n<p>Lo scorso febbraio commentando il libro di Franco \u201cBifo\u201d Berardi, <em>Pensare dopo Gaza<\/em>, abbiamo scritto che la conversione alla civilt\u00e0 \u00e8 stato il tentativo di subordinare la ferocia alla politica. Dopo Gaza quel tentativo \u00e8 fallito. Ma, aggiungiamo, \u00e8 \u201cprima\u201d di Gaza che qualsiasi politica \u00e8 fallita, e lo \u00e8 stata nel perverso esercizio della ragione governamentale, sia nelle istituzioni liberal-democratiche, sia nei regimi autoritari. Oggi, uno sguardo lucido penetra la realt\u00e0, fino a pochi anni f\u00e0 indicibile, dell\u2019apartheid e del colonialismo secolare imposto da Israele nei territori palestinesi occupati.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 lo sguardo di un giornalismo filosofico sulle contraddizioni e i conflitti in Medioriente e sui problemi, anch\u2019essi secolari, che, dalla fine della prima guerra mondiale, hanno prodotto l\u2019attuale realt\u00e0. E\u2019 il giornalismo praticato da chi rischia la vita e viene ucciso dai poteri di guerra, \u2013 ed \u00e8 pratica quotidiana di &nbsp;quei rari giornali, periodici e siti di informazione, che sopravvivono alle intimidazioni e alle censure dei governi. Una difficile riflessione filosofica si \u00e8 affacciata in articoli di quotidiani davvero indipendenti, nei reportage delle organizzazioni umanitarie, nel report di Francesca Albanese sull\u2019economia del genocidio e nelle cronache di giornalisti e critici che continuano a testimoniare.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra il 7 ottobre 2023 e oggi si \u00e8 sviluppata una vasta letteratura storico-politica su Israele, Palestina, sionismo, ebraismo, resistenza, guerra e geopolitica mediorientale. E\u2019 una letteratura che distingue due generi, la cronaca di informazione e la saggistica, mentre emerge, giustissima, una poesia, una narrativa e un\u2019arte palestinese che testimoniano quanto Michel Foucault pronosticava agli inizi degli scorsi anni settanta: che una cultura non capitalista non pu\u00f2 nascere che fuori dall\u2019occidente; il compito di inventarla \u00e8 dei non occidentali.<\/p>\n\n\n\n<p>Gideon Levy, giornalista del quotidiano \u201cHaaretz\u201d, ha raccolto in <em>Killing Gaza <\/em>93 articoli, dal 2014 al giugno 2025, in cui \u00e8 tracciata la storia recente dei \u00abcrimini commessi dal tuo Paese e dal tuo esercito&#8230;descrivere la vita e la morte all\u2019interno di un altro popolo che vive schiacciato dalla conquista del tuo stesso Stato\u00bb. Diviso in due parti, prima e dopo il 7 ottobre, il testo \u00e8 un diario dolente, minoritario e minacciato, della verit\u00e0 quotidiana del \u2018ghetto\u2019 di Gaza (2021), dell\u2019ingiunzione al mondo di costringere Israele alla pace (febbraio 2024) e della triste previsione che non obbedir\u00e0 all\u2019ordinanza della Corte Internazionale di Giustizia e \u00ab recluter\u00e0 Washington nel sabotaggio del diritto internazionale\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Come pensare dopo Gaza \u00e8 il tema inevitabile di un testo importante, <em>La filosofia di fronte al genocidio. <\/em>Si tratta di una conversazione di Luca Salza, docente di letteratura italiana e storia delle idee a Lille, con \u00c9tienne Balibar, filosofo-politico di sopraffina intelligenza, marxista critico che con Althusser ha indagato puntualmente le trasformazioni del capitalismo nei nefasti effetti di razza, classe e identit\u00e0 nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Le genealogie filosofiche aiutano in parte a capire il presente, che \u00e8 comunque sempre incomprensibile filosoficamente e lo \u00e8 in parte storicamente, attraverso un\u2019archeologia che scorre tra G\u00fcnther Anders, Anthelme, Primo Levi, Kert\u00e9sz, Hannah Arendt.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima costatazione di Balibar \u00e8 che la storia \u00e8 stata divisa in due dal genocidio. Il \u2018dopo\u2019 destituisce il \u2018prima\u2019 da cui pure procede. La seconda evidenza storico-filosofica \u00e8 che la pratica dello sterminio di un popolo, gli ebrei, attuato dal nazismo, \u00ab\u00e8 stato possibile perch\u00e9 l\u2019Europa ha importato i metodi di concentrazione e sterminio che gli europei, inglesi e poi francesi, perpetravano nel resto del mondo dagli inizi della colonizzazione\u00bb. Oggi, la colonizzazione storica della Palestina nella forma del colonialismo di insediamento, \u00abutilizza le conseguenze dello sterminio degli ebrei al contempo come un\u2019opportunit\u00e0, come una risorsa, (demografica, intellettuale) e con una copertura ideologica\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1984, due anni dopo il massacro di Chabra e Chatila, Gilles Deleuze scriveva che \u00ab&#8230;i palestinesi hanno percorso tutti i gironi infernali della storia: il fallimento delle soluzioni, ogni volta che erano possibili, i peggiori rovesciamenti di alleanze di cui pagavano le spese, le promesse pi\u00f9 solenni non mantenute. E di tutto questo la loro resistenza ha dovuto nutrirsi\u00bb (<em>Grandezza di Arafat<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>Questa realt\u00e0 \u00e8 documentata da decenni da storici come Ilan Papp\u00e9, il cui ultimo studio, <em>La fine di Israele<\/em>, mostra che Israele e Palestina non sono gli unici stati ad avere un futuro incerto. \u00abLa Siria si \u00e8 gi\u00e0 disintegrata come Stato; il Libano \u00e8 finito di recente nella categoria degli Stati falliti; e i disordini in posti come l\u2019Iraq e, pi\u00f9 lontano, nello Yemen, nel Sudan e in Libia\u00bb, indicano che quegli stati sono investiti da cambiamenti fondamentali. \u00abLa sorte dei palestinesi nei prossimi anni \u00e8 comprensibilmente la nostra pi\u00f9 grande preoccupazione, ma nel lungo periodo sar\u00e0 la sorte degli ebrei nella Palestina storica la questione da risolvere.\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Di recente storici quali Elias Sanbar e Rachid Khabili, hanno dimostrato che l\u2019analisi \u00e8 pi\u00f9 complicata ed evita di ridursi al suo schema binario.<\/p>\n\n\n\n<p>Come scrive Saree Makdisi, docente di di inglese e Letteratura Comparata all\u2019Universit\u00e0 di California, il livello di censura e di repressione di questa storia \u00abnon era necessario in un\u2019epoca in cui prevaleva la narrazione israeliana dell\u2019innocenza progressista: \u00e8 necessario solo ora perch\u00e8 quella narrazione \u00e8 andata perduta. Ci\u00f2 che sembra la forza del sionismo in Occidente, \u00e8 in realt\u00e0 il segno pi\u00f9 evidente della sua debolezza terminale&#8230;\u00bb (<em>La tolleranza \u00e8 una terra desolata<\/em>, 2025). Il sionismo, fin dai fondatori, Herzl e Weizman, \u00e8 insieme un nazionalismo europeo e un \u2018orientalismo\u2019 che ha considerato \u2018barbari\u2019 i popoli orientali. La convinzione si \u00e8 saldata al \u2018messianesimo laico\u2019 dello stato di Israele che ne ha giustificato la potenza tecnologica e militare.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutti questi elementi hanno delineato posizioni plurime, della diaspora ebraica e degli arabi israeliani, delle comunit\u00e0 ebraiche, oggi per lo pi\u00f9 schiacciate sull\u2019ideologia nazionalista, e di singole e singoli intellettuali, gruppi e collettivi critici e antisionisti.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altra parte, come ha segnalato Gad Lerner in <em>Gaza. Odio e amore per Israele<\/em>, la destra si \u00e8 fatta sionista ed \u00abessere diventati i pi\u00f9 fedeli amici degli ebrei, ormai, a destra, lo si porta come un fiore all\u2019occhiello.\u00bb. Il sionismo dei non ebrei \u00e8 un \u2018sionismo cristiano\u2019, corrente formatasi negli Stati Uniti circa mezzo secolo fa all\u2019interno delle congregazioni evangeliche. Passato un secolo, \u00abgli eredi di coloro che agitavano lo spauracchio dell\u2019universalismo ebraico, dando credito alla cospirazione dei Protocolli dei Savi di Sion&#8230;proprio loro sono giunti a vedere nello Stato ebraico un modello ideale di riferimento.\u00bb I discendenti della destra antisemita \u00absalutano nell\u2019esperimento israeliano il portabandiera di una nuova destra sovranista, volitiva, refrattaria ai vincoli delle istituzioni sovranazionali\u00bb; e oltremodo feroce. Il sovranismo patriottico \u00abaveva bisogno di trovare un nuovo riferimento teorico, per rimpiazzare i pensatori di destra compromessi con le pagine pi\u00f9 buie del secolo scorso\u00bb. Nelle comunit\u00e0 ebraiche il tempo di guerra \u00abha infranto quello che era parso un imperativo ferreo: mai pi\u00f9 con i fascisti e con i loro eredi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altra parte \u00e8 intensa la commistione di interessi privati \u00abche ha rinsaldato negli ultimi anni il legame fra le componenti dell\u2019establishment israeliano e i loro interlocutori della destra europea\u00bb, soprattutto nei settori dell\u2019intelligence, dei sistemi di sicurezza e dell\u2019energia.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1984, racconta Gad Lerner, \u00abTelefonai a Primo Levi dalla redazione dell\u2019 \u201cEspresso\u201d proponendogli di riflettere sui difficili rapporti tra Israele e la diaspora ebraica.\u00bb. Nel governo Shamir, insieme a Sharon, era stato nominato ministro anche \u00abun seguace del rabbino estremista Meir Kahane, fautore della deportazione forzata dei palestinesi fuori dai confini della Grande Israele. Primo Levi ne rimase colpito\u00bb. Osserv\u00f2: \u00abMi sono convinto che il ruolo di Israele come baricentro unificatore dell\u2019ebraismo adesso&#8230;\u00e8 in una fase di eclissi. Bisogna quindi che il baricentro dell\u2019ebraismo si rovesci, torni fuori di Israele, torni fra noi ebrei della diaspora&#8230;\u00bb. Invece, \u00abil partito razzista si sarebbe consolidato in Israele a dispetto dell\u2019incriminazione che escluse il rabbino Kahane dalla Knesset.\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Bisogna rivoltarsi parlando <em>in prima persona, <\/em>dice Balibar. La filosofia \u2018dopo Gaza\u2019 prevede il coraggio della verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Roberta de Monticelli scrive che mai dopo Gaza, a Gaza e in Cisgiordania \u00abs\u2019era vista accendersi pi\u00f9 sfolgorante la luminaria del vero&#8230; perch\u00e8 i vincoli che diamo alla nostra ferocia e idiozia hanno questo di divino: che pi\u00f9 sono violati, pi\u00f9 accendono luci sul vero&#8230;mai fu pi\u00f9 vero l\u2019annuncia che viene da Betlemme, mai tanta luce viene dalla Palestina. Mai tanta verit\u00e0 s\u2019era accesa sul sangue della strage degli innocenti\u201d (<em>La Palestina e la luminaria del vero. Preghiera del solstizio d\u2019inverno<\/em>, \u201cIlManifesto\u201d 30 dicembre 2025).<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 la bianchezza dei sudari (<em>kafan<\/em>) nella dolorosa parola narrata da Paola Caridi in <em>Sudari. Elegia per Gaza<\/em>. Nascondono i corpi agli occhi del mondo e illuminano \u00abil segno della strage, del genocidio della nostra vita, individuale e collettiva, europea e globale\u00bb. Il velo, il telo, il sudario, il lenzuolo funebre. \u00abUn pezzo di stoffa rende il corpo invisibile&#8230;e allo stesso tempo \u00e8 come se proteggesse dalla vista della morte. Dalla paura, dal terrore, dalla guerra\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel racconto del poeta Nabil Bey Salaneh, \u00abDopo che l\u2019acqua ha compiuto il suo canto, viene il momento del bianco. Il corpo non si veste pi\u00f9 con abiti del mondo: ora viene avvolto \u2013 come un neonato, come una preghiera, come un silenzio&#8230;Come se dicessimo: \u2018Torna nudo ma rispettato. Torna spoglio, ma protetto\u2019&#8230;\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Poesia, rito, luce, scrive Paola Caridi. \u00abE nome. Perch\u00e8 nessun nome bisogna dimenticare, degli uccisi e dei sommersi nel genocidio palestinese a Gaza. Dare nome, a un corpo da seppellire&#8230;Dare nome e raccontare un amore. \u2018Mio marito, il mio innamorato&#8230;\u2019. Resta, come imperativo, fermare il genocidio e rendere giustizia. Il poeta Refaat Alareer, ucciso la notte del 6 dicembre 2023, chiese di farlo bianco l\u2019aquilone, con una lunga coda\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>In un\u2019archeologia della visione che \u00e8 un altro punto di senso della filosofia \u2018dopo Gaza\u2019, il biancore dell\u2019aquilone \u00e8 segno di una presenza che richiama l\u2019angelo retto da un lenzuolo che si posa sopra il San Matteo delle pale di Caravaggio nella Cappella Contarelli di San Luigi dei Francesi. Quella posa testimonia, \u2013 afferma Nadia Fusini, che ogni liberazione deve passare nel gioco dell\u2019immaginazione. \u00abDovremo coraggiosamente inoltrarci in un differente grado, o stadio di realt\u00e0, che ha molto a che fare con il sogno, fin con l\u2019allucinazione, il delirio&#8230;per fare esperienza di verit\u00e0 che sono al di l\u00e0 della ragione.\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Caravaggio a Gaza, ha scritto lo storico dell\u2019arte Tomaso Montanari, \u00abnon avrebbe dipinto i mandanti, il governo israeliano, i politici fanatici assetati di sangue. Non li avrebbe degnati di uno sguardo: avrebbe semmai dipinto i soldati delle forze armate israeliane, ma solo quelli nei cui sguardi avesse colto la riluttanza, il pentimento, il dolore, il disagio. I suoi carnefici sono tutti tristi, travolti anche loro dalla morte che danno\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esercizio dell\u2019arte \u00e8 questo sapere indispensabile, che pu\u00f2 o meno divenire conoscenza, ma che genera conversione e incontra il sapere come sponda contraria alla realt\u00e0 costruita.<\/p>\n\n\n\n<p>La storica Anna Foa in un saggio essenziale, <em>Il suicidio di Israele<\/em>, ricostruisce in sintesi la storia del sionismo, delle responsabilit\u00e0 storica dell\u2019Europa e dell\u2019occidente e di quelle del governo Netanyahu nel massacro del 7 ottobre 2023. \u00abSi dice che Israele \u00e8 un paese democratico&#8230;senza considerare che un paese che porta avanti un\u2019occupazione da oltre cinquant\u2019anni esercita almeno una democrazia limitata.\u00bb. Questa considerazione smonta l\u2019identificazione di antisionismo e antisemitismo, usata dal governo israeliano e perseguita dalle destre suprematiste e dai liberaldemocratici europei che hanno deciso il riarmo, per legittimare i bombardamenti e la pulizia etnica in Cisgiordania e reprimere le proteste mondiali.<\/p>\n\n\n\n<p>La sintesi storica tracciata da Anna Foa rende ragione sia della dispersione di \u00abci\u00f2 su cui si era tanto costruito dai testimoni della Shoah e che l\u2019uso cinico che Netanhyau fa della Shoah ha compromesso\u00bb \u2013 sia del pensiero ebraico, della sua ricchezza, avvolta oggi dall\u2019ignoranza di quanti identificano ebraismo e Israele.<\/p>\n\n\n\n<p>Premesso, con Anna Foa, che \u00abL\u2019attacco del 7 ottobre \u00e8 stato un terribile choc per Israele&#8230;Fra i civili assassinati, gli abitanti dei <em>kibbutzim<\/em> al confine con la Striscia di Gaza, in grande maggioranza abitati da laici, impegnati nella battaglia per la pace\u00bb, e che il terrore era proprio quanto Hamas voleva, \u2013 alla strage \u00e8 seguita una narrazione che ha congelato il 7 ottobre. Da allora \u00e8 come se il 7 ottobre fosse l\u2019unico giorno della storia e come se nulla fosse successo prima per renderla possibile. Makdisi scrive che \u00abfermare un orologio al 7 ottobre \u00e8 esattamente ci\u00f2 che fa funzionare l\u2019altro orologio, quello del genocidio\u00bb. Come se \u00ab75 anni di diritti abrogati, la detenzione di decine di migliaia di uomini, donne e bambini, i posti di blocco e le irruzioni nelle case, la pulizia etnica, la demolizione delle abitazioni, il rapimento di ragazzini, i bombardamenti casuali, l\u2019espropriazione, la tortura, lo stupro, l\u2019omicidio, gli abusi, la negazione della mobilit\u00e0, la deprivazione, la punizione, l\u2019assedio, non fossero mai avvenuti\u00bb. Il che non significa negare gli atti di terrorismo di Hamas, finanziato fino al giorno prima da Netanhyau in funzione anti-ANP, la guerra secolare con Hezbollah e l\u2019Iran, l\u2019apertura di un fonte con la Siria.<\/p>\n\n\n\n<p>Significa pensare storicamente.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Gennaio 2026<\/p>\n\n\n\n<p>________________________<\/p>\n\n\n\n<p>Bibliografia<\/p>\n\n\n\n<p>Francesca Albanese, <em>From economy of occupation to economy of genocide. <\/em><em>Report of the Special Rapporteur on the situation of human rights in the Palestinian territories occupied since 1967<\/em>. <a href=\"https:\/\/www.ohchr.org\/sites\/default\/files\/documents\/hrbodies\/hrcouncil\/sessions-regular\/session59\/advance-version\/a-hrc-59-23-aev.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.ohchr.org\/sites\/default\/files\/documents\/hrbodies\/hrcouncil\/sessions-regular\/session59\/advance-version\/a-hrc-59-23-aev.pdf<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Hannah Arendt, <em>Ripensare il sionismo (ottobre 1945)<\/em>, in <em>Ebraismo e modernit\u00e0<\/em>, trad.it. G. Bettini, Feltrinelli, Milano 1993.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c9tienne Balibar \u2013 Luca Salza, <em>La filosofia di fronte al genocidio. Conversazione su Gaza con \u00c9tienne Balibar<\/em>, cronopio, Napoli 2025.<\/p>\n\n\n\n<p>Franco Berardi \u201cBifo\u201d, <em>Pensare dopo Gaza. Saggio sulla ferocia e la terminazione dell\u2019umano<\/em>, Timeo, Palermo 2025.<\/p>\n\n\n\n<p>Paola Caridi, <em>Sudari. Elegia per Gaza<\/em>, Feltrinelli, Milano 2025.<\/p>\n\n\n\n<p>Gilles Deleuze, <em>Grandezza di Arafat. Con un saggio di Francois Chatelet<\/em>, trad.it. A. Moscati, Cronopio, Napoli 2002.<\/p>\n\n\n\n<p>Roberta de Monticelli, <em>La Palestina e la luminaria del vero. Preghiera del solstizio d\u2019inverno<\/em>, \u201cIl Manifesto\u201d 30 dicembre 2025.<\/p>\n\n\n\n<p>Anna Foa, <em>Il suicidio di Israele<\/em>, Editori Laterza, Bari-Roma 2025.<\/p>\n\n\n\n<p>Gad Lerner, <em>Gaza. Odio e amore per Israele<\/em>, Feltrinelli, Milano 2025.<\/p>\n\n\n\n<p>Gideon L\u00e9vy, Killing Gaza. <em>Cronaca di una catastrofe<\/em>, trad.it. G. Dina, Meltemi editore, Milano 2025.<\/p>\n\n\n\n<p>Saree Makdisi, <em>La tolleranza \u00e8 una terra desolata. Come si nega un genocidio<\/em> trad.it. V. Binetti, DeriveApprodi, Bologna 2025.<\/p>\n\n\n\n<p>Ilan Papp\u00e9, <em>La fine di Israele. Il collasso del sionismo e la pace possibile in Palestina<\/em>, trad. it. N. Mataldi, Fazi editore, Roma 2025.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019intento di questo scritto in due parti \u00e8 aprire uno spazio di riflessione. Uno spazio di intervento che sia al contempo analitico e di liberazione; che oltrepassi l\u2019adesione ad un campo. Uno spazio che non si limiti alla difesa della critica, comunque necessaria, ma si costituisca come campo di possibilit\u00e0 pratiche. 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