{"id":829,"date":"2026-01-11T10:56:50","date_gmt":"2026-01-11T09:56:50","guid":{"rendered":"https:\/\/archivista.info\/?p=829"},"modified":"2026-02-04T16:20:48","modified_gmt":"2026-02-04T15:20:48","slug":"la-carne-e-lamicizia-deleuze-per-foucault","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/2026\/01\/11\/la-carne-e-lamicizia-deleuze-per-foucault\/","title":{"rendered":"La carne e l&#8217;amicizia. Deleuze per Foucault"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-post-author-name\">Paolo Vernaglione Berardi<\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"485\" height=\"364\" src=\"https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/historia-Dr-Deleuze-Mr-Foucault_PLYIMA20140401_0002_9.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-831\" style=\"aspect-ratio:1.168481657685063;width:367px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/historia-Dr-Deleuze-Mr-Foucault_PLYIMA20140401_0002_9.jpg 485w, https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/historia-Dr-Deleuze-Mr-Foucault_PLYIMA20140401_0002_9-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 485px) 100vw, 485px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\"><\/h6>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-file\"><a id=\"wp-block-file--media-f051da9f-474d-4f25-838a-0835e2553c66\" href=\"https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/La-carne-e-lamicizia.pdf\">La carne e l&#8217;amicizia<\/a><a href=\"https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/La-carne-e-lamicizia.pdf\" class=\"wp-block-file__button wp-element-button\" download aria-describedby=\"wp-block-file--media-f051da9f-474d-4f25-838a-0835e2553c66\">Download<\/a><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\" style=\"font-size:20px\">per il tuo amico non saprai mai adornarti abbastanza; giacch\u00e8 tu devi essere per lui la freccia e il desiderio del superuomo. &nbsp;(<em>Cos\u00ec parl\u00f2 Zarathustra<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p>Non per semplice associazione diremo che il corso tenuto nel semestre 1985-\u201986 da Gilles Deleuze su Michel Foucault ha il suo luogo filosofico in Nietzsche. Il motivo \u00e8 forse pi\u00f9 profondo e meno colto, certo meno intuitivo di quanto il parlato trasposto in questo secondo testo dedicato all\u2019amico possa farci ascoltare. A confronto con il precedente <em>Il sapere<\/em>, in cui sono trascritte le lezioni del primo trimestre, <em>Il potere<\/em> retrocede verso l\u2019origine del discorso l\u00e0 ove Nietzsche \u00e8 il vero nome di amicizia che \u00e8 il testo della terza parte del corso dedicato alla soggettivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La ragione consiste nel fatto che la parola, nell\u2019audio accessibile sul sito web dell\u2019Universit\u00e0 Paris VIII, \u00e8 divenuta parola scritta, per cui vale almeno la pena segnalare che l\u2019impresa rende conto in parte dell\u2019originale. D\u2019altra parte nessuna amicizia sarebbe possibile per <em>sentito dire: <\/em>tanto pi\u00f9 se il suo nome \u00e8 filosofico. La filosofia non si chiama infatti cos\u00ec, n\u00e9 esiste l\u2019amicizia filosofica, bench\u00e8 sul tema siano stati scritti libri sapienti. E non esiste non perch\u00e9 innominabile, ma perch\u00e9 l\u2019amicizia \u00e8 filosofia. Essere amici \u00e8 quando pensare \u00e8 comune, cio\u00e8 a dire, \u2013 quando le differenze generano com-passione. Il demone meridiano \u00e8 questo patire che non risparmia all\u2019altro il desiderio, piuttosto ve lo impone.<\/p>\n\n\n\n<p>A poco allora vale, nel caso di Foucault che patisce Deleuze, di Deleuze che vede Foucault, e dell\u2019enunciazione di questa genealogia che a nostra volta vediamo sempre pi\u00f9 stratificata, interpretare l\u2019opera come estranea a questo o a quel filosofo: Spinoza invece di Heidegger, Bergson invece di\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e8 si tratta piuttosto di scavare il ritorno, di percepire la replica nella dogmatica, il molteplice nell\u2019articolazione dei dualismi. Poi, \u00e8 in superficie che l\u2019amicizia si scopre come lotta, e si allunga nella distanza delle prese di posizione rispettive da percorrere per arrivare a toccare l\u2019altro. \u201cOh amici, non c\u2019\u00e8 nessun amico!\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui gli amici sono tre e non bisogna risalire oltre. E\u2019 anzi al pensiero a venire che bisogna guardare<\/p>\n\n\n\n<p>\u2013 pensiero genealogico, archeologia dei saperi, problematizzazioni, zone di indiscernibilit\u00e0 in cui emerge la piega contemporanea dei rapporti tra sapere e potere.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo trimestre del corso di Deleuze apre l\u2019altro bordo della soglia \u2013 il primo essendo disteso nell\u2019esplicazione del <em>dispositivo<\/em>, che \u00e8 composizione del <em>dicibile <\/em>e del <em>visibile. <\/em>Differenti &nbsp;per natura, \u201cparlare non \u00e8 vedere\u201d; per forma, l\u2019enunciazione \u00e8 diversa dalla visione, \u2013 gli elementi mutuano la divergenza connettiva di parola e cosa, discorso e immagine raccolte in un insieme tagliato di traverso.<\/p>\n\n\n\n<p>A cosa \u00e8 dovuta l\u2019essenziale eterogeneit\u00e0 del composto? Alla genealogia. Cos\u2019\u00e8 una genealogia in Nietzsche e poi in Foucault? E\u2019 una linea di conflitto, una rottura, un evento di separazione che percorre le stratificazioni di saperi e destituisce l\u2019<em>uomo della conoscenza<\/em>. Un esempio &nbsp;di genealogia? L\u2019amicizia in Blanchot: \u201cL\u2019amicizia&#8230;passa attraverso il riconoscimento della comune estraneit\u00e0 che non ci permette di parlare dei nostri amici, ma soltanto di parlare loro&#8230;quella separazione fondamentale a partire da cui ci\u00f2 che separa diventa rapporto\u201d (<em>L\u2019amiti\u00e9<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>Il rapporto tra saperi che sono <em>forme <\/em>e poteri che sono <em>rapporti tra forze <\/em>\u00e8 incommensurabile: educare, sorvegliare, punire, controllare, ordinare, curare sono pratiche, cio\u00e8 modi di esplicazione delle forze che disegnano strategie che determinano volont\u00e0 molteplici. Volont\u00e0 che, ancora con Nietzsche, non hanno niente dell\u2019impulso morale ad agire, e sono invece distanze tra forze che assumono i profili dello scolaro, del criminale, del folle, dell\u2019anormale, della polizia, del genitore, dell\u2019insegnante, dello psichiatra.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque, una microfisica rende ragione della distribuzione del potere a partire da una volont\u00e0 di sapere. Una microfisica sovverte la tradizionale immagine del potere adottata dalla filosofia &nbsp;politica. Quell\u2019immagine totalizzante secondo la quale il potere \u00e8 di propriet\u00e0 di qualcosa o qualcuno; \u00e8 localizzato negli apparati di Stato; \u00e8 subordinato ad un modo di produzione; ha un\u2019essenza che \u00e8 l\u2019attributo dei dominanti; agisce attraverso la violenza e l\u2019ideologia.<\/p>\n\n\n\n<p>In contrasto a tutto ci\u00f2 una microfisica dei corpi e delle popolazioni annuncia la contemporaneit\u00e0 delle forme storiche di articolazione del potere che non hanno principi n\u00e9 fondamento e che sono imbrigliati in rapporti di sapere. La microfisica si dispiega nel <em>qui e ora <\/em>delle resistenze; \u00e8 effetto di soggettivazione; \u00e8 espressione di eventi singolari.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 fa dire a Deleuze che Foucault \u201caveva una grande affinit\u00e0 con Heidegger e non con Sartre\u201d, anche se in altra parte del corso insiste sulla giusta distanza tra la lingua-heidegger e la pratica-foucault. Allo stesso modo, per amicizia, Foucault aveva confidenza con la sociologia delle correnti di imitazione di Tarde e non con la macrosociologia di Durkheim; era vicino all\u2019etnologia delle alleanze di Leach e distante dai sistemi di filiazione di Levi-Strauss.<\/p>\n\n\n\n<p>Il potere dunque si appoggia su coloro che assoggetta, \u201cesattamente come loro stessi nella lotta contro di lui, si appoggiano a loro volta sulle prese che esso esercita su di loro.\u201d (<em>Sorvegliare e punire). <\/em>Il potere agisce sulle anime ma in modo diverso dall\u2019ideologia, e quando agisce sui corpi lo &nbsp;fa in modo diverso dalla violenza e dalla repressione. Perch\u00e8 il potere \u00e8 <em>informale <\/em>ed \u00e8 l\u2019insieme dei &nbsp;rapporti storici tra legge e illegalismi; \u00e8 la ripartizione degli illegalismi nel campo sociale, la trasformazione della loro natura come Foucault mostra nei corsi sul potere psichiatrico e sugli \u201canormali\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Da <em>Sorvegliare e punire <\/em>alla <em>Volont\u00e0 di sapere <\/em>cambia invece il punto di applicazione del potere: dal rapporto tra forze singole al rapporto tra una forza e una molteplicit\u00e0 che la scompone.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e8 questa modificazione delle forze nel passaggio dalla formazione storica classica (secoli XVI e XVII) a quella moderna (XIX secolo)?<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e8 al mutare delle relazioni tra luce e linguaggio, visibilit\u00e0 ed enunciazione, i rapporti di potere si realizzano componendo differenti dispositivi in tre momenti: distribuzione nello spazio, ordinamento nel tempo, composizione nello spazio-tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sia che si consideri il primato del sapere sul potere (Foucault), oppure del potere sul sapere (Deleuze), comunque si tratta di dispositivi: il sapere \u00e8 una questione di <em>archivi<\/em>, dal momento che l\u2019archivio \u00e8 audio-visivo; il potere \u00e8 una <em>cartografia <\/em>mobile in cui i due elementi del sapere entrano in conflitto con le forze. Perch\u00e8 il linguaggio contiene le parole, le frasi e le proposizioni, ma non contiene gli enunciati; la luce contiene le cose, ma non le visibilit\u00e0. Nessuna forma contiene ci\u00f2 di cui \u00e8 forma. Ogni esteriorit\u00e0 proviene da un <em>fuori<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <em>fuori <\/em>\u00e8 l\u2019elemento delle forze. L\u2019emanazione dal <em>fuori<\/em> determina tre aspetti delle forze: il potere &nbsp;di produrre affezioni; il potere di subirle; la possibilit\u00e0 di resistere. Dal momento che il <em>fuori<\/em> \u00e8 al di l\u00e0 di ogni esteriorit\u00e0, il potere di resistenza precede l\u2019affezione e l\u2019essere affetto. In questo punto Foucault esperisce la soggettivazione delle resistenze nella distanza (il pi\u00f9 lontano) aperta tra l\u2019archeologia (strati di enunciazione) e la genealogia (visibilit\u00e0 delle derivazioni). Resistere \u00e8 essere inattuali, disattivare la legge del presente nella cura. \u201cIo non predico l\u2019amore per il prossimo ma per il remoto\u201d dice Zarathustra, e chi \u00e8 capace di questo futuro passato sono i filosofi dell\u2019avvenire. Gli amici.<\/p>\n\n\n\n<p>La filosofia vive nella zona di indistinzione di passato e avvenire e il filosofo \u00e8 chino sull\u2019abisso &nbsp;che lo guarda e lo brama. Questo <em>fuori<\/em> \u00e8 pi\u00f9 profondo di ogni interiorit\u00e0, ed \u00e8 dal fondo della necessit\u00e0 che proviene l\u2019alea. Il getto dei dadi \u00e8 la replica dell\u2019eguale. Ogni rilancio \u00e8 \u201cemissione di singolarit\u00e0\u201d. Ad ogni rilancio la forza rilancia la forza.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli strati di sapere sono dunque i suoli archeologici delle formazioni antica, classica, moderna, \u2013 rotti da faglie che sono le verticali genealogiche da cui erompono eventi singolari. <em>Le parole e le cose <\/em>disegna questa mappa percorrendo le faglie fino in fondo l\u00e0 dove il linguaggio non dice e l\u2019immagine non rappresenta.<\/p>\n\n\n\n<p>Si giunge al nucleo igneo della terra? Si scende l\u2019abisso degli strati fino all\u2019indistinto di solido e liquido? Sembra piuttosto che Foucault abbia previsto la virtualit\u00e0 che passa dall\u2019archeologia all\u2019<em>anarcheologia<\/em>, alla non necessit\u00e0 del potere.<\/p>\n\n\n\n<p>Deleuze lo dice cos\u00ec: il virtuale non si oppone al reale ma all\u2019attuale. C\u2019\u00e8 del virtuale in ogni reale. La virtualit\u00e0 piuttosto \u00e8 inattuale e la resistenza \u00e8 virtualit\u00e0 nei dispositivi.<\/p>\n\n\n\n<p>Bisogna attraversare la verticale delle forze la cui composizione determina gli strati. L\u2019et\u00e0 classica fino ai limiti dell\u2019epoca barocca \u00e8 quella in cui le corrispondenze assicurano la rappresentazione nella grande analogia dell\u2019universo \u2013 ma \u00e8 rotta dalla dismisura dell\u2019infinito. E\u2019 l\u2019epoca della forma-Dio, continua Deleuze, segnata dal movimento delle forze <em>nell<\/em>\u2019uomo (e non dell\u2019uomo) in rapporto a forze del <em>fuori<\/em> che sono forze di elevazione all\u2019infinito. Grammatica generale, storia naturale e analisi delle ricchezze sono le composizioni di sapere di diversi infiniti (i due infiniti di Pascal, l\u2019infinito matematico di Leibniz).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019et\u00e0 moderna, a partire dalla fine del XVIII secolo, traspone le corrispondenze di micro e macrocosmo nei mondi molteplici. Dicibilit\u00e0 e visibilit\u00e0 si riarticolano nella finitudine. Sarebbe l\u2019epoca della forma-uomo, laddove le forze nell\u2019uomo sono in relazione con le forze di finitudine &nbsp;del <em>fuori<\/em> nei regimi dell\u2019autonomia e della dispersione. Linguistica, biologia, economia politica compongono i saperi nelle discipline, abbandonando le antiche definizioni con cui era nominata la natura. Le forze di finitudine dispongono la macchina dinamica (a vapore, elettrica), la doppia articolazione del segno e il lavoro come valore della produzione. Emerge \u201cla vita\u201d che animer\u00e0 le scienze umane, i piani di composizione dei viventi, il riconoscimento del sistema idrogeno-carbonio.<\/p>\n\n\n\n<p>Un kantismo senza Kant ci dice: le visibilit\u00e0 sono forme di ricettivit\u00e0, le dicibilit\u00e0 forme di spontaneit\u00e0; mentre il trascendentale depurato dai neokantismi ci dice: l\u2019 \u201cio\u201d non \u00e8 il soggetto, la soggettivit\u00e0 \u00e8 la condizione di produzione del mondo. Foucault nell\u2019Introduzione all\u2019<em>Antropologia pragmatica <\/em>di Kant evidenzia come il testo che ha accompagnato l\u2019opera critica non \u00e8 il raddoppiamento delle facolt\u00e0 nel campo dell\u2019esperienza, bens\u00ec l\u2019esposizione della <em>caratteristica <\/em>come luogo specifico in cui si intrecciano sensibilit\u00e0 e intelletto, soggetto e mondo, dicibile e visibile. Da questa presupposizione proviene l\u2019esperienza della disgiunzione del vedere e del parlare.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019indice di incomprensione di questo evento \u00e8 dato dalle diverse versioni che Nietzsche enuncia per irridere i \u201cfunzionari dell\u2019umanit\u00e0\u201d, i filosofi di professione di cui per lo pi\u00f9 non rimarr\u00e0 niente. Non c\u2019\u00e8 infatti niente da capire e da temere per la morte di Dio, ma c\u2019\u00e8 invece da gioire del tramonto, qualora si riesca a sopportare il fatto che l\u2019uomo \u00e8 stato spodestato del \u201cposto del re\u201d usurpato tramite il &nbsp;dominio.<\/p>\n\n\n\n<p>Al tramonto della modernit\u00e0, nell\u2019inseguimento delle discipline da parte di una nuova tecnologia di controllo, al limite dell\u2019autonomia dei saperi, Deleuze intravede ci\u00f2 che Foucault avrebbe potuto indagare. Un\u2019epoca incognita in cui si manifesta il presente \u00e8 segnata dalla forma-superuomo, cio\u00e8 da una stratificazione in cui le forze nell\u2019uomo sarebbero in rapporto con altre forze del <em>fuori<\/em>. Queste forze provengono dall\u2019evento gi\u00e0 lontano nel tempo che \u00e8 la morte di Dio. Ma questa ipotetica forma-superuomo \u00e8 davvero una X da risolvere a partire dagli elementi noti dell\u2019equazione &nbsp;moderna: la differenza tra linguaggio e letteratura; il movimento di cattura del codice genetico; l\u2019estensione della macchina al silicio sulla formazione storica della macchina energetica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il movimento che corrisponde a queste superfici sono rispettivamente la <em>piega<\/em> nell\u2019epoca moderna e &nbsp;la <em>super-piega<\/em> nell\u2019ipotetico presente. Un primo piegamento avviene quando le forze nell\u2019uomo si ripiegano sulle forze di finitudine. Un secondo avviene quando la fine della forma-uomo \u00e8 annunciata dalla morte di Dio. \u201cLa morte di Dio \u00e8 la morte dell\u2019uomo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019epoca X del superuomo si apre l\u2019infinito della vita, ha scritto Foucault. La libert\u00e0 \u00e8 l\u2019essere che diviene, sottratta ai dispositivi del potere sovrano e inscritta nelle discipline del corpo e della popolazione. In questa soglia l\u2019essere per la morte \u00e8 la mortalit\u00e0 al fondo del vivente.<\/p>\n\n\n\n<p>Il genio del fisiologo Bichat a cui Foucault rende omaggio la prima volta in poche meravigliose pagine di <em>Nascita della clinica, <\/em>e il cui pensiero correr\u00e0 i rapporti tra opera e vita, indica il luogo e il &nbsp;momento di destituzione dell\u2019umanesimo. In Bichat la vita \u00e8 l\u2019insieme delle funzioni che resistono alla morte. La vita organica \u00e8 distinta dalla vita animale. La prima \u00e8 la vita \u201cin s\u00e8\u201d dei vegetali, l\u2019altra \u00e8 vita \u201cfuori di s\u00e8\u201d garantita dalla motilit\u00e0. In questa vita la morte naturale degli animali si separa dalla morte violenta degli umani, \u2013 morte di cui \u201c\u00e8 responsabile la societ\u00e0\u201d. L\u2019aggressione del sociale impone un ritmo continuo, scandito dal forsennato tempo del lavoro. Questo ritmo comprime la vita eliminando le morti parziali essenziali alla morte. \u201cLa morte tout court sarebbe una risultante di queste morti parziali\u201d, mentre la morte violenta destituisce la morte naturale. Il carattere plurale della morte testimonia che la morte \u00e8 iscritta nel vivente, \u201clavorato\u201d da una precariet\u00e0 fondamentale.<\/p>\n\n\n\n<p>Deleuze: \u201cFoucault \u00e8 riuscito a parcellizzare la propria morte\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque, durante la morte dell\u2019uomo, l\u2019epoca del superuomo, della supermodernit\u00e0, \u00e8 contemporanea alla societ\u00e0 di controllo, alla spinta ai limiti del linguaggio nella letteratura di Mallarm\u00e9, Brisset, Roussell, Artaud, Burroughs; e per Deleuze, di Peguy, C\u00e9line e Wolfson; ed \u00e8 contemporanea alla cattura e alla manipolazione genetica, come alla costruzione della macchina al silicio.<\/p>\n\n\n\n<p>La revoca della storia del pensiero non comporta il ritorno alla piega umana delle cose, degli &nbsp;atti e delle parole, ma quello del suo fantasma, se Foucault scopre che \u201cnon si pensa e non si sa \u2013 \u2026 \u2013 se non a partire da uno spazio che \u00e8 gi\u00e0 linguistico, che distribuisce tutti i saperi di una formazione storica&#8230;attraverso il dispiegamento o il ripiegamento dei saperi e allo stesso tempo impone anche la &nbsp;loro forma o la loro relativa figura\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019<em>epist\u00e9me<\/em>, a-priori storico di un\u2019epoca, \u201cnon \u00e8 un fondamento di verit\u00e0, n\u00e9 un terreno di sapere, ma una fondazione, un sottosuolo, una falda archeologica anteriore ad ogni differenza o opposizione tra teoria e pratica\u201d. In questo suolo l\u2019archeologia f\u00e0 delle operazioni del pensiero una forma di vita. In questa consistenza del sapere Foucault \u00e8 al contempo compositore e dissolutore dell\u2019arcobaleno Nietzsche-Bataille-Klossowski-Blanchot in cui la storia della filosofia \u00e8 revocata a favore di genealogie plurime dell\u2019abisso.<\/p>\n\n\n\n<p>A favore vuol dire: contro la partizione ragione\/disragione in nome degli animali deliranti; per la dissolvenza del lavoro come principio unificante dell\u2019attivit\u00e0 umana; per la potenza liberata nell\u2019opera, nell\u2019 \u2018essere grezzo della vita\u2019 dove parlare non \u00e8 vedere.<\/p>\n\n\n\n<p>Diremo allora che l\u2019amicizia \u00e8 il ritorno alla filosofia e che la filosofia pu\u00f2 essere l\u2019origine dell\u2019amicizia, prima di tutto e anzi che il tutto. La prima lezione di Foucault al Coll\u00e8ge de France, &nbsp;con la quale inizia il corso sulla volont\u00e0 di sapere (1970-\u201971), condensa il pensiero nella gi\u00e0 piena amicizia con Deleuze. Il corso sembra una sorprendente archeologia dell\u2019opera e una genealogia dell\u2019amicizia che lega Foucault a Daniel D\u00e9fert che ne curer\u00e0 gli scritti con Francois Ewald e Alessandro &nbsp;Fontana.<\/p>\n\n\n\n<p>Archeologia dell\u2019opera: quelle lezioni raccolgono la presa di posizione che nella conferenza inaugurale, <em>L\u2019ordine del discorso<\/em>, risiede nel primo progetto foucaultiano di fare una storia dei sistemi di pensiero. Da Aristotele ai sofisti, all\u2019Edipo, a Nietzsche, si trattava di legare nel pensiero occidentale ci\u00f2 che \u00e8 detto e ci\u00f2 che \u00e8 scritto; di ad\u00ecre alla verit\u00e0, nelle trascrizioni del sapere in conoscenza. Di trovare nella tradizione filosofica che vuole l\u2019essere umano naturalmente desideroso di conoscere, la differenza costitutiva di scienza e desiderio che Nietzsche ha messo la centro del pensiero. L\u2019amicizia prevede ed imprime la rottura attraverso cui Foucault giunge alla genealogia del soggetto &nbsp;e alle pratiche di veridizione, anticipando quanto accadr\u00e0 tra la stesura del primo testo della <em>Storia della sessualit\u00e0 <\/em>e le ricerche degli ultimi anni intorno ad una estetica dell\u2019esistenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella prima lezione \u00e8 folgorante. Foucault considera la prima proposizione della <em>Metafisica <\/em>di Aristotele:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cTutti gli uomini, per natura, desiderano il sapere. Segno ne \u00e8 l\u2019amore per le sensazioni: infatti essi amano le sensazioni per s\u00e8 stesse, anche indipendentemente dalla loro utilit\u00e0, e, pi\u00f9 di tutte, amano la sensazione della vista&#8230;E il motivo sta nel fatto che la vista ci fa conoscere pi\u00f9 modi di tutte le altre sensazioni e ci rende manifeste numerose differenze tra le cose.\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>In queste parole \u00e8 l\u2019operatore filosofico del pensiero occidentale. La volont\u00e0 \u00e8 una \u2018fil\u00eca\u2019 originata dal desiderio e finalizzata alla conoscenza del vero. Da Cartesio a Spinoza a Kant a Hegel, il presupposto del pensare \u00e8 l\u2019identit\u00e0 co-originaria di sapere, conoscenza e verit\u00e0, il cui circolo di evidenza si richiude escludendo il desiderio.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altra parte questa evidenza \u00e8 possibile per un concetto di verit\u00e0 come Vero che prescinde dalle forme storiche che la verit\u00e0 ha assunto e dai regimi di veridizione che stabiliscono la differenza tra vero e falso.<\/p>\n\n\n\n<p>Come Foucault dir\u00e0 in uno dei passaggi cruciali del corso <em>Del governo dei viventi <\/em>(1979-\u201980) che inaugura la grande ricerca genealogica delle pratiche di soggettivazione, la coincidenza di vero e verit\u00e0 ha fatto s\u00ec che si potesse realizzare la storia della filosofia; e questa storia, come Nietzsche aveva riconosciuto, si \u00e8 formata su un presupposto arbitrario, su una non verit\u00e0. \u201cNon \u00e8 vero che la verit\u00e0 costringe soltanto con il vero\u201d. Riconoscere qualcosa o qualcuno come vero non significa riconoscere la verit\u00e0, perch\u00e8 l\u2019evidenza del vero poggia su qualcosa che non \u00e8 dell\u2019ordine del vero e del falso, ma \u201c\u00e8 pittosto una sorta di impegno, di professione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019 \u201c\u00e8 vero, dunque mi inchino\u201d che ci lega alla verit\u00e0 non deriva logicamente dall\u2019evidenza del vero, ma \u201cindietreggiando un p\u00f2\u201d, da qualcosa di \u201cpi\u00f9 enigmatico e molto pi\u00f9 oscuro\u201d. L\u2019essere obbligati alla verit\u00e0 e inchinarsi alla verit\u00e0, viene scoperto come l\u2019atto di istituzione all\u2019interno di un regime &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;storico di verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>A partire dal <em>cogito ergo sum <\/em>si tratta dunque dell\u2019accettazione di un certo regime di verit\u00e0 da parte di un soggetto \u201cqualificato in una certa maniera\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Le conseguenze di questa emergenza che di colpo fa apparire come fantasma il fondamento del sapere, dell\u2019azione e &nbsp;del soggetto, sono decisive. Dalla disimplicazione di conoscenza e desiderio, dallo \u201cscandalo che si genera nel far scaturire la volont\u00e0 e il desiderio al di fuori della conoscenza, come hanno fatto Nietzsche e Freud\u201d, deriva la dissolvenza di un certo sapere tradizionale divenuto stucchevole senso comune, secondo il quale il desiderio dell\u2019uomo \u00e8 \u2018naturale\u2019 e ha origine nella verit\u00e0 della conoscenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, dall\u2019emergere della verit\u00e0 come l\u2019insieme dei regimi storici di veridizione che legano il soggetto alla verit\u00e0 attraverso pratiche del \u2018dire-il-vero\u2019, deriva l\u2019impossibilit\u00e0 dell\u2019unit\u00e0 del soggetto conoscente.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, la scoperta dell\u2019origine della volont\u00e0 di sapere che eccede la volont\u00e0 individuale, testimonia la differenza di sapere e conoscenza, e che questa differenza \u00e8 la posta in gioco di una lotta.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco dunque che la genealogia dell\u2019amicizia che consiste nel ritrovare, nella disimplicazione di volont\u00e0 e conoscenza, il desiderio in nome del piacere invece che l\u2019obbligazione in nome del potere (e del potere di conoscere), implica un\u2019<em>anarcheologia <\/em>della volont\u00e0 di sapere.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Anarcheologia<\/em> che corre sotterranea lungo l\u2019ultima opera di Foucault. <em>Anarcheologia<\/em> \u201c\u00c9 il movimento per liberarsi del potere che deve fare da rivelatore delle trasformazioni del soggetto e &nbsp;del rapporto che mantiene con la verit\u00e0&#8230; \u00c9 un atteggiamento che consiste anzitutto nel dirsi che nessun potere va da s\u00e8&#8230;Non c\u2019\u00e8 una legittimit\u00e0 intrinseca del potere&#8230;\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Dissociazione del desiderio dalla conoscenza, scoperta della falsa verit\u00e0 del soggetto e restituzione dell\u2019anonimo; possibilit\u00e0 di un\u2019estetica dell\u2019esistenza a partire dalla differenza tra discorso di verit\u00e0 e&nbsp; &nbsp;visibilit\u00e0 del vero. In queste soglie la storia del pensiero e la storia dei rapporti tra soggetto e verit\u00e0 non risultano come ci\u00f2 che imprigiona il desiderio all\u2019interno della conoscenza, n\u00e8 come l\u2019apparato di potere che totalizza l\u2019insieme delle subordinazioni storiche; tantomeno risulta come discorso progressista di un sapere del potere, economico o biologico o linguistico, che ne fonderebbe la necessit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Al contrario, possiamo intendere la conoscenza come quel \u2018gaio sapere\u2019, il cui conoscere \u00e8 \u201cridere e detestare\u201d, dal momento che \u201csi conosce per dominare, per prevalere, non per conoscere\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>In secondo luogo intenderemo il potere come l\u2019insieme contingente e microfisico dei rapporti di forze tra differenti dispositivi, cio\u00e8 dei modi in conflitto in cui si confrontano visibilit\u00e0 e dicibilit\u00e0. Saremo dunque orientati a valutare le composizioni di potere senza ridurle ad un universale contro-potere, n\u00e8 ad una struttura o ad una critica che rimane interna al paradigma di costituzione di potere.<\/p>\n\n\n\n<p>In una delle preziose note alla prima lezione sulla volont\u00e0 di sapere, Alessandro Fontana, che insieme ad Angelo Pasquini ha fatto conoscere Foucault in Italia, scriveva: \u201cGilles Deleuze aveva gi\u00e0 proposto un commento nietzscheano di questo presupposto (della conoscenza nella <em>Metafisica <\/em>di Aristotele, nda) in <em>Difference et r\u00e9p\u00e9tition<\/em>&#8230;Quando Nietzsche si interroga sui presupposti pi\u00f9 generali della filosofia, dice che essi sono sostanzialmente morali, poich\u00e8 solo la Morale \u00e8 in grado di persuaderci che il pensiero ha una natura buona e il pensatore una buona volont\u00e0,&#8230;Donde meglio &nbsp;risultano le condizioni di una filosofia senza presupposti di sorta, che anzich\u00e8 fondarsi sull\u2019Immagine morale del pensiero, partisse da una critica radicale dell\u2019Immagine e dei postulati che implica (Commento che Foucault aveva recensito in <em>Ariane s\u2019est perdue <\/em>[1969] e in <em>Theatrum philosophicum <\/em>[1970]). Non solo questo passaggio attesta il dialogo sotteraneo che si snoda tra <em>Differenza e ripetizione <\/em>e questa lezione del 1970, ma il seguito del testo di Deleuze mostra anche il dialogo con <em>Le parole e le cose<\/em>&#8230;\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Di tutto questo rende conto l\u2019amicizia in una genealogia e forse in una certa eredit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>per il tuo amico non saprai mai adornarti abbastanza; giacch\u00e8 tu devi essere per lui la freccia e il desiderio del superuomo. &nbsp;(Cos\u00ec parl\u00f2 Zarathustra) Non per semplice associazione diremo che il corso tenuto nel semestre 1985-\u201986 da Gilles Deleuze su Michel Foucault ha il suo luogo filosofico in Nietzsche. 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