{"id":895,"date":"2026-02-19T11:01:15","date_gmt":"2026-02-19T10:01:15","guid":{"rendered":"https:\/\/archivista.info\/?p=895"},"modified":"2026-03-18T18:48:46","modified_gmt":"2026-03-18T17:48:46","slug":"una-questione-di-stile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/2026\/02\/19\/una-questione-di-stile\/","title":{"rendered":"Una questione di stile. Per Alessandro Fontana"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"570\" height=\"427\" src=\"https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/la-tenda-nomade-e-la-magia-del-deserto.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-896\" style=\"width:408px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/la-tenda-nomade-e-la-magia-del-deserto.jpg 570w, https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/la-tenda-nomade-e-la-magia-del-deserto-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 570px) 100vw, 570px\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Un&#8217;eredit\u00e0 senza testamento segna il limite del diritto pubblico fondato sul contratto. Un testamento senza eredit\u00e0 \u00e8 la traccia dell&#8217;emergere di una scrittura senza soggetto in cui appare la distanza tragica di giustizia e diritto.<br>Forse nella soglia di una critica dell&#8217;eredit\u00e0 si situano il pensiero e l&#8217;opera di Alessandro Fontana, curatore, traduttore, continuatore nella ricerca di Michel Foucault. Egli \u00e8 stato l&#8217;intellettuale &#8220;regionale&#8221; che insieme a Pasquale Pasquino e al movimento del &#8217;77 ha fatto conoscere in Italia l&#8217;archeologo dei saperi e il genealogista dei poteri e della soggettivit\u00e0. Ma Alessandro Fontana \u00e8 stato molto di pi\u00f9 ed \u00e8 per questo &#8220;in pi\u00f9&#8221; che, ricordato il giorno della morte nel 2013, \u00e8 stato subito dimenticato, o meglio riposto negli archivi della memoria critica, come si sa naturalmente minoritaria, per essere casomai utilizzato in vista di una citazione (caso prevedibilmente raro), o per l&#8217;intervento ad un convegno (potenza del fantasma) o, peggio, per figurare come autore nella sterminata letteratura secondaria di cui si nutre un esorbitante foucaultismo.<\/p>\n\n\n\n<p>La nemesi storica che si abbatte sui critici senza scuola e senza parentele altolocate, sui ricercatori che non considerano se stessi autori ma \u201cfabbricanti di libri\u201d e che usano con cautela l&#8217;appellativo di \u201cfilosofo\u201d in quarta di copertina, consiste, a differenza dei teorici riconosciuti, nell&#8217;essere scoperti postumi come figure marginali di movimenti collettivi che sono il parto della non troppo fervida fantasia dei catalogatori di idee e di valori. Ma questo accade solo in tempi di pubbliche discussioni e ricchezza di conflitti, il che esclude oggi un repentino incremento della fama per un&#8217;opera che aveva in se stessa il proprio fine.<\/p>\n\n\n\n<p>Assumono cos\u00ec ancor pi\u00f9 valore i saggi raccolti dagli amici di Fontana in <em>Una educazione intellettuale. Saggi su di s\u00e8, su Foucault e su altro <\/em>che seducono e emozionano chi, negli \u201canni Foucault\u201d e nei giorni di Deleuze e Guattari in Italia, ha vissuto l&#8217;educazione in rivolta \u2013 unica via di fuga non sbarrata dalla polizia degli enunciati e dalla disciplina di partito.<\/p>\n\n\n\n<p>Fontana \u00e8 stato uno dei pochi maestri di pensiero coerenti nella pratica magistrale del non accademismo. In lui convergevano il critico letterario, con una preziosa e non esibita erudizione e il creatore di un pensiero che, <em>apr\u00e8s <\/em>Foucault, ha prodotto uno stile di vita, un&#8217;estetica dell&#8217;esistenza in cui il sapere teso sul bordo della militanza, l&#8217;attraversava, cogliendone lo spirito di conflitto e la molteplicit\u00e0 d&#8217;esperienza. Dalla sua scrittura traspariva una specie di &#8220;eccedenza&#8221; generazionale, di furore per la ricerca di un&#8217;altra <em>ragione, <\/em>non compromessa con la razionalit\u00e0 calcolante del dominio e dello sviluppo. A differenza per\u00f2 dei cosiddetti &#8220;baby boomers&#8221; Fontana, come si legge nel Rapporto steso per l&#8217;Abilitazione, ha vissuto la divaricazione della filiazione professorale dall&#8217;alleanza magistrale. Un&#8217;esperienza fortunata in realt\u00e0, in cui davvero si compie il mestiere di insegnante. Il professore infatti rimane tale all&#8217;interno di un ruolo (la scuola, l&#8217;universit\u00e0, la cultura, le regole, il contratto, i diritti e doveri), discendente di una legalit\u00e0 paterna e patrocinatore pi\u00f9 o meno consapevole di dispositivi di controllo e di disciplina, nonch\u00e8 depositario di un \u201csapere vero\u201d il cui spettro assilla la crisi della cosiddetta formazione.<br>Il maestro invece \u00e8 tale nella molteplicit\u00e0 dei rapporti con uno o pi\u00f9 discepoli, nella forma relazionale delle pratiche di insegnamento e pu\u00f2 sempre evadere dal ruolo sociale come dalla funzione istituzionale, dal discorso dell&#8217;Universit\u00e0 come da quello del Padrone. La ragione \u00e8 che \u00ab&#8230;l&#8217;attivit\u00e0 del maestro&#8230;si esercita essenzialmente e radicalmente, per la via della parola e dell&#8217;<em>oralit\u00e0<\/em>, e nella forma di un \u201cinsegnamento\u201d\u00bb. In questa direzione si sperimentavano nei primi anni Sessanta e lungo il decennio successivo la diserzione collettiva dal \u201ccorpo insegnante\u201d e le mille insubordinazioni degli allievi. \u00abNon si tessono infatti senza romperli, i fili di una ragnatela\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Incontrando presto la letteratura italiana e i saperi calssici europei, cio\u00e8 le forme di espressione che in Foucault si generano tra il XVI e il XVII secolo, Fontana inizia il colto apprendistato nell&#8217;incontro magistrale \u00abche attraversa in diagonale e in sordina la cultura europea\u00bb, assumendo l&#8217;insegnamento professionale come la forma ribollente di critica del sapere disciplinare e specialistico: \u00ab&#8230;giacch\u00e8 nessuno ci aveva insegnato il \u201cmestiere\u201d, noi abbiamo attraversato la filosofia alla rinfusa, seguendo i nostri bisogni, abbiamo praticato la letteratura secondo gli obblighi dell&#8217;insegnamento,&#8230;abbiamo appreso la storia \u201csul campo\u201d&#8230;Ignorando i confini disciplinari, ci siamo dati ad una sorta di bracconaggio gaio, disdegnando con superbia le linee di recinzione, i titoli di propriet\u00e0 e i divieti affissi, quelli che dividono gli \u201caddetti ai lavori\u201d dagli altri.\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Alle spalle di questa prima sovversione c&#8217;\u00e8 la paludata critica giudicante di Benedetto Croce, di cui quella generazione si liberava leggendo il romanzo russo e francese ottocenteschi, Thomas Mann, Gide, Kafka, Joyce e Faulkner, interpretati attraverso il Sartre di <em>Che cos&#8217;\u00e8 la letteratura? <\/em>e i <em>Quaderni Rossi<\/em>. L&#8217;effetto sul soggetto di questo apprendistato, soprattutto la lettura di Proust, fu \u00abl&#8217;indicazione di uno stile di vita, l&#8217;apertura di una vera e propria estetica dell&#8217;esistenza\u00bb. Perdere l&#8217; \u201cio\u201d, far deflagrare la cultura, sperimentare, oltre le tradizionali diatribe sulla vera lingua italiana, l&#8217;ascolto di Dante, Boccaccio e Petrarca e la parola di Machiavelli, Guicciardini, Bruno, Galileo, Vico, Parini, Foscolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il neotomismo in filosofia e la Democrazia Cristiana indussero la \u201cgenerazione del &#8217;68\u201d ad abbandonare l&#8217;Universit\u00e0, mentre poi \u201cl&#8217;effetto &#8217;68\u201d avrebbe fatto ritornare leader politici e intellettuali critici ad affollare cattedere e posizioni accademiche trasformando la rivoluzione in baronaggio. E tuttavia furono il genio e gli impeti di Carlo Diano, insigne professore di letteratura greca e di storia delle religioni, uomo di estrema destra, a indurre l&#8217;esilio parigino di Fontana in occasione della tesi di laurea. L\u00e8vi Strauss e Cassirer, l&#8217;etnografia nordamericana di Boas e Kroeber costituirono il sostrato teorico su cui esercitare la critica della cultura, mentre la <em>nouvelle histoire <\/em>delle \u201cAnnales\u201d e i seminari dei <em>Cahiers pour l&#8217;analyse <\/em>di Althusser acceleravano la crisi dello strutturalismo, accusato di assenza di storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu un tornante decisivo nella direzione di ricerca prech\u00e8 l&#8217;universale teatro delle maschere in cui era in questione la verit\u00e0 e i suoi regimi di enunciazione forse in maniera non casuale incrociava l&#8217;istanza filosofica che a partire da Nietzsche aveva reso ridicole le pretese delle certezze autoevidenti. In questa tradizione esclusiva e censurata conoscere \u00e8 \u201cridere e detestare\u201d e la maschera indossata dal genealogista di cui Fontana condivideva l&#8217;espressione \u00e8 quella del <em>contempt and mockery. <\/em>Disprezzo per le tronfie retoriche oracolari e i cerimoniali del carrierismo e caustica presa in giro della seriet\u00e0 gesuitica degli scienziati del sapere.<\/p>\n\n\n\n<p>Complice la pubblicazione degli <em>Scritti <\/em>di Lacan nel 1964 e in rapporti problematici con innovatori riconosciuti come Braudel e Ruggero Romano che avevano aperto la via dell&#8217;economia e della storia \u201cquotidiane\u201d, Fontana intraprende la proficua ricerca intorno al tema della \u201cscena\u201d per il primo volume<\/p>\n\n\n\n<p>della <em>Storia d&#8217;Italia Einaudi<\/em>. Nell&#8217;individuare il nesso che stringe la maschera, la vita e il teatro Fontana ricavava il gesto delle singolarit\u00e0 qualunque che irrompono nella scrittura drammaturgica continuando sul palco la parte recitata nel mondo. Nelle voci melliflue e stonate, furbe e ingannatrici di damigelle e prostitute, servi, lenoni e paraninfi, le partiture di Goldoni e Alfieri incontrano di volta in volta il pensiero di Sade, Nietzsche e Artaud. E lo fanno sul filo di una violenza che frantuma ad ogni passo l&#8217;antropologismo e lo psicologismo dominanti nell&#8217;umanesimo post-bellico.<\/p>\n\n\n\n<p>Fontana articolava frammenti di <em>microstoria <\/em>delle maschere sui piani generali stabiliti nell&#8217;analitica lacaniana della psiche. La scena simbolica era scandita nei tempi forti di una dialettica delle opposizioni (Cristo e Pulcinella); la scena immaginaria da quelle che si sarebbero chiamate subculture in cui si era costruita l&#8217;identit\u00e0 nazionale; la scena reale infine comprendeva e ripartiva i residui non simbolizzabili delle identificazioni del Senso del paese italiano. Il tutto per\u00f2 veniva rovesciato contro i freudismi e i lacanismi. In quella fenomenologia della <em>festa <\/em>infatti la teoria del registro discorsivo tripartito si rivelava efficace solo laddove si proponeva \u00abdi interpretare fatti che sono per lo meno contemporanei all&#8217;epoca in cui questa teoria \u00e8 nata\u00bb; il che equivale al modo intempestivo di catturare l&#8217;astrazione della teoria nella temporalit\u00e0 dell&#8217;evento estetico.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo era il modo in cui la storia diveniva genealogia, \u00abun tipo di storia in cui non si manca mai di incontrare, alle origini delle cose, quegli avvenimenti inconfessabili, segreti, mascherati, che egli (Nietzsche) chiamava la <em>pudenda origo <\/em>della storia\u00bb. La genealogia \u00e8 presa di posizione e conflitto di posizioni, uso di strategie e di tattiche, linea di scontro e serie dei confronti e dei concatenamenti in ordine alla verit\u00e0 e in rapporto ai modi in cui pensare e praticare la verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;irruzione della microstoria e della nuova storia nei grandi eventi; la fine dello Stato-nazione; la radicale destituzione della scienza, delle istituzioni del sapere e del tipo di verit\u00e0 autoevidente fin l\u00e0 proclamata: era il &#8217;68, che stava facendo crollare i domini della verit\u00e0 dogmatica, altera, amministrativa, la storia nazionale e la <em>histoire bataille <\/em>agitata dai Partiti Comunisti, \u2013 nonch\u00e8 l&#8217;umanesimo in cui erano impigliati i filosofi e gli intellettuali dell&#8217;impegno. Era il &#8217;68 in cui dovevano progressivamente affondare il marxismo pi\u00f9 o meno rivisitato nell&#8217;idea del taglio epistemologico (Althusser), la linguistica strutturale e la fenomenologia giudicante e responsabilizzante. Allora Roland Barthes afferm\u00f2 il fascismo nella lingua e Deleuze invent\u00f2 un mirabile strutturalismo drogato in <em>Differenza e Ripetizione<\/em>; Lacan \u00absi fece bistrattare a Vincennes da uno studente che gli aveva chiesto se la psicoanalisi fosse rivoluzionaria \u2013 proprio lui che nel 1969 aveva posto la domanda giusta. &#8216;Che cos&#8217;\u00e8 la verit\u00e0 come sapere?&#8217;\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel &#8217;68 era infatti in questione il sapere-potere. Il punto di riferimento era Michel Foucault. Non si trattava di trovare e mostrare \u00abil sapere di verit\u00e0, n\u00e8 il potere politico, quello dei governi e degli apparati di Stato, ma tutto il gioco di costrizioni, assoggettamenti, dominazioni, discipline, che i discorsi, quale che sia il loro grado di verit\u00e0, esercitano sui corpi e sulle anime degli individui, nonch\u00e8 sulla costituzione stessa della societ\u00e0\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Si comprendeva la portata delle ricerche di Foucault se si percepiva la rottura in cui consisteva il suo gesto archeologico: la lunga eco delle genealogie all&#8217;opera nei Corsi al College de France era l&#8217;effetto della sperimentazione di una scienza senza nome che tagliava obliquamente la storia, le scienze umane e la filosofia, di cui gli scritti e i seminari, come ha indicato Deleuze, erano i complementari strumenti di sperimentazione. Si trattava di rompere con il sapere-verit\u00e0 all&#8217;opera nella storia degli storici, con la filosofia dei &#8220;funzionari dell&#8217;umanit\u00e0&#8221; e con la forma universitaria del Discorso.<\/p>\n\n\n\n<p>La destituzione della <em>polizia degli enunciati <\/em>e della famiglia, l&#8217;analitica della guerrra e dei processi di normalizzazione, l&#8217;esame delle tecnologie di sicurezza e della governamentalit\u00e0 di natura liberale, hanno innescato una pratica di ricerca che coglie l&#8217;evento nella storicit\u00e0 delle formazioni di sapere che lo producono e nell&#8217;insieme delle relazioni di potere in cui \u00e8 implicata la soggettivit\u00e0. \u00abCercavamo di comprendere in quali punti e in quali zone del campo sociale le tecniche del potere e le pratiche del sapere si congiungono pi\u00f9 intimamente&#8230;Quanto al nemico, esso non ci pareva pi\u00f9 situarsi, a valle, dal lato di quei fantasmi dell&#8217;Opera che sono lo Stato, i governi, i partiti, la societ\u00e0 stessa, ma piuttosto dal lato delle connessioni \u201cmicrofisiche\u201d del potere\/sapere che, a monte, le istituiscono\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 significava restituire gli eventi alla storicit\u00e0 che era stata espropriata dalle scienze umane e indagare non le grandi configurazioni molari della dialettica storica (lo Stato e la societ\u00e0 civile, la Classe e la Nazione, il Capitale e la Rivoluzione) ma le tecnologie di correzione e di disciplinamento, di sicurezza e di controllo; significava inoltre aprire il campo di sapere della clinica e della patologia, della follia, della contenzione e della punizione, della perizia e della detenzione all&#8217;apprezzamento degli <em>apriori storici <\/em>in cui consiste l&#8217;esercizio del potere sui corpi che costituiscono il soggetto morale moderno.<\/p>\n\n\n\n<p>Le diverse articolazioni dei seminari, testimoniate dagli scritti di Fontana sull&#8217;archeologia della polizia e sullo stato di sicurezza, sulla guerra delle razze come difesa sociale e sulla scrittura &#8220;criminale&#8221;, chiarivano come a partire dagli inizi del XVIII secolo la cosiddetta modernit\u00e0, esaltata nelle retoriche dello sviluppo illimitato dei diritti e delle libert\u00e0, consiste nell&#8217;operativit\u00e0 strategica di tecnologie di governo degli altri e di s\u00e8 che trovavano i modelli e le architetture in dispositivi di previsione, nel calcolo dei rischi e nella realizzazione di un&#8217;economia dell&#8217;amministrazione che ha come bersaglio la popolazione. Il <em>Panopticon <\/em>e la perizia medico-legale, la clinica, il carcere, l&#8217;ospedale psichiatrico, la scuola, la caserma prospettano una nuova articolazione dello spazio urbano che inizia ad ancorare la volont\u00e0 a desideri che diventano bisogni, alla produzione della vita nel calcolo dei costi e dei benefici, alla promozione di misure di liberalizzazione degli scambi, dei commerci e della circolazione di beni, con la finalit\u00e0 di incentivare e correggere le condotte invece di proibirle e sanzionarle come accadeva nell&#8217;antica configurazione del potere sovrano.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo gioco strategico delle esclusioni e degli illegalismi in cui si articolavano le differenze sociali, nella cura del volume italiano <em>Io, Pierre Rivi\u00e8re <\/em>mostrava in controluce l&#8217;insieme dei discorsi e delle pratiche, dei dispositivi e delle tecniche attraverso cui una scrittura finiva di essere il reperto di un crimine e iniziava a profilare la figura del criminale. Cos\u00ec \u00abPierre Rivi\u00e8re andrebbe situato, piuttosto, dalla parte degli anti-edipi, al di l\u00e0 di ogni familismo psicoanalitico: non delira infatti la storia e il campo sociale, con le sue identificazioni bibliche e romane, con il suo tirare in ballo un capo dei vandeani, e poi Giaele, Giuditta e Charlotte Corday con la sua fabbricazione di strumenti di tortura e coi suoi giochi insensati?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo divenire accadde nel &#8217;77 con la pubblicazione degli scritti di <em>Microfisica del potere <\/em>\u2013 testo cruciale della ricezione italiana di Foucault e viatico della magnifica, maledetta generazione dell&#8217;<em>annus terribilis. <\/em>L\u00ec un&#8217; \u201caltra societ\u00e0\u201d ha iniziato ad attingere alla fonte della ricerca genealogica: l&#8217;intervista sull&#8217;archeologia del sapere, il famoso scritto sulla seconda considerazione inattuale di Nietzsche, la discussione sul sapere accademico e la repressione, il dibattito con i maoisti, la conversazione con Deleuze sulla natura del potere e delle lotte, la conversazione sulla prigione, sul potere-corpo e sulla geografia e le prime due lezioni del corso del 1976 <em>Bisogna difendere la societ\u00e0, <\/em>erano in presa diretta con gli eventi del movimento e hanno segnato nel tempo lungo dei decenni una memoria e un insegnamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sembra questa l&#8217;importanza da attribuire alla silloge dei saggi di Fontana. La sistemazione storiografica della stagione degli anni Settanta traspare nell&#8217;esposizione di un metodo per un sapere possibile che ha incontrato un&#8217;esistenza, una scrittura e un pensiero in una contemporaneit\u00e0 senza tempo. In questa rara costellazione di coincidenze \u00e8 visibile la lontananza del presente.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa guisa rileggiamo l&#8217; Introduzione a <em>Nascita della clinica <\/em>e all&#8217; <em>Anti-Edipo<\/em>, il saggio <em>Il caso Rivi\u00e8re <\/em>e la recensione di <em>Mille Plateaux <\/em>che apparve su &#8220;Alfabeta&#8221; (1981) come lezioni magistrali nell&#8217;unica forma possibile di educazione: \u00abche il significato dei discorsi \u00e8 sempre altrove&#8230;e che la sola operazione legittima consiste nel ricercare nell&#8217;<em>episteme <\/em>ci\u00f2 che determina la dispersione, la coesistenza e il gioco delle trasformazioni\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;archeologia indica la direzione che da Dumezil a Canguilhem risale a Kant, a Kant con Nietzsche, per scoprire gli apriori storici delle configurazioni di sapere-potere-verit\u00e0. Insegna inoltre che a partire dalla finitudine appaiono i fantasmi epocali dell&#8217;intenzione, dell&#8217;azione, dell&#8217; \u201cio\u201d e del soggetto di cui fare a meno in vista dell&#8217;anonimato; che il desiderio, apprezzato al di fuori del miserabile triangolo edipico- familiare \u00e8, con Deleuze, una macchina da guerra perch\u00e8 \u00e8 una macchina di pensiero, una macchina astratta capace di lotte e di anti-produzione; che le tecnologie di normalizzazione in una societ\u00e0 di sicurezza sono da giocare meno in una frontalit\u00e0 in cui far valere l&#8217;esercito della classe o della moltitudine che nella sottrazione continua e nelle pratiche di destituzione delle superfici di iscrizione della parola nella prassi. Che gli uomini infami, i folli, i mistici, le streghe e i criminali non sono i soggetti di un possibile mondo alternativo ma presenze reali la cui consistenza \u00e8 irriducibile alle forme e alle pratiche di governo della vita. Archeologia della modernit\u00e0, genealogia del soggetto: \u00abattraverso quali operazioni \u00e8 stata costruita, montata, fabbricata la coscienza moderna?\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutte queste piste sono battute in un&#8217;opera esemplare e riprese negli scorsi anni Ottanta dalla rivista &#8220;aut-aut&#8221;. Come leggiamo nel Rapporto del 1993-&#8217;94, dall&#8217;opera di traduzione, trasmissione, cura, edizione e riflessione emerge l&#8217;enigma di un vita che a differenza del segreto non nasconde nulla, ma \u00e8 la traccia dell&#8217;indistinzione di vita e ricerca, il tratto saliente di uno stile.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli scritti la <em>Lezione di Foucault <\/em>(1986), <em>Il paradosso del filosofo <\/em>(2004), la Prefazione a <em>Il senso storico della verit\u00e0 <\/em>Fontana avvertiva il rischio di &#8220;accerchiamento\u201d del pensiero di Foucault, puntualmente verificatosi in questi anni con l&#8217;accumulo di \u00abtutta una congerie di commenti, esegesi, ermeneutiche, che hanno steso una cortina di fumo su quanto lui stesso, pi\u00f9 volte, e per cautelarsene, aveva scritto sulle sue problematiche, il suo percorso, i suoi obiettivi, i suoi spostamenti, le sue difficolt\u00e0; sono stati usati e abusati, ai fini pi\u00f9 diversi, concetti avulsi dalle analitiche che li avevano generati, come ad esempio &#8216;il dispositivo&#8217; e il &#8216;biopotere&#8217;, per non parlare che di questi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>E allora, che una macchina da guerra di pensiero sfasci il bon ton che alimenta la cultura e le controculture, l&#8217;informazione, i TG e la comunicazione stile social! Perch\u00e8 \u00abci\u00f2 che ci qualificher\u00e0 non sar\u00e0 pi\u00f9 n\u00e8 la verit\u00e0 n\u00e8 i suoi regimi, n\u00e8 la razionalit\u00e0 vecchia e nuova ma uno stile, semplicemente uno stile, lo stile di un pensiero. E non rester\u00e0 come riparo, che la tenda azzurra dei nomadi, la tenda azzurra che non \u00e8 altro, come \u00e8 stato detto, che il cielo &#8216;da cui aspettano tutto e che \u00e8 veramente il loro riparo&#8217;\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un&#8217;eredit\u00e0 senza testamento segna il limite del diritto pubblico fondato sul contratto. Un testamento senza eredit\u00e0 \u00e8 la traccia dell&#8217;emergere di una scrittura senza soggetto in cui appare la distanza tragica di giustizia e diritto.Forse nella soglia di una critica dell&#8217;eredit\u00e0 si situano il pensiero e l&#8217;opera di Alessandro Fontana, curatore, traduttore, continuatore nella ricerca&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":454,"featured_media":896,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"_kad_post_transparent":"","_kad_post_title":"","_kad_post_layout":"","_kad_post_sidebar_id":"","_kad_post_content_style":"","_kad_post_vertical_padding":"","_kad_post_feature":"","_kad_post_feature_position":"","_kad_post_header":false,"_kad_post_footer":false,"_kad_post_classname":"","footnotes":""},"categories":[2,3],"tags":[36,37,38,35,39,42,40],"class_list":["post-895","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-archeologia-filosofica","category-critica","tag-36","tag-archeologia-filosofica","tag-critica","tag-foucault","tag-letteratura","tag-poteri-saperi","tag-teatro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/895","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/454"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=895"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/895\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":918,"href":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/895\/revisions\/918"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/896"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=895"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=895"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=895"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}