{"id":905,"date":"2026-02-18T11:24:08","date_gmt":"2026-02-18T10:24:08","guid":{"rendered":"https:\/\/archivista.info\/?p=905"},"modified":"2026-03-18T18:47:45","modified_gmt":"2026-03-18T17:47:45","slug":"905","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/archivista.info\/index.php\/2026\/02\/18\/905\/","title":{"rendered":"Coincidenza di memoria"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-media-text is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-top is-image-fill-element\" style=\"grid-template-columns:65% auto\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/maxresdefault-1938085186-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-906 size-full\" style=\"object-position:50% 50%\" srcset=\"https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/maxresdefault-1938085186-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/maxresdefault-1938085186-300x169.jpg 300w, https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/maxresdefault-1938085186-768x432.jpg 768w, https:\/\/archivista.info\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/maxresdefault-1938085186.jpg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<p>Non succede di frequente che un evento insurrezionale coincida con un fatto filosofico-politico rilevante e che questo faccia parte di una storia della cultura ancora oggi minoritaria.<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Anche nei momenti di maggior vicinanza dell\u2019ipotesi storico-politica o artistica alle sollevazioni, cultura e presente storico divergono fino alla reciproca estraneit\u00e0. Il surrealismo e la guerra di Spagna, la letteratura resistenziale e le azioni partigiane, il crollo del muro di Berlino e l\u2019avvento di spazi e di una nuova narrativa sociale, \u2013 l\u2019esperienza della storia del \u2018900 si distende su due registri di senso a volte paralleli, a volte divergenti all\u2019infinito, a volte indifferenti l\u2019un l\u2019altro, come se la lingua e la storia non fossero parte di un\u2019unica forma della soggettivit\u00e0 ma rimanessero indietro rispetto al senso che si attribuisce a quella forma.<\/p>\n\n\n\n<p>Invece, nel favoloso e \u201cterribile\u201d 1977 storia e rivolta coincidevano in un evento editoriale. Si trattava della raccolta italiana di scritti di Michel Foucault, <em>Microfisica del potere<\/em>, curata da due importanti ricercatori indipendenti, Pasquale Pasquino e Alessandro Fontana che curava le edizioni dei corsi di Foucault al Coll\u00e8ge de France. Corredato da un\u2019intervista all\u2019autore di <em>Storia della follia<\/em> e dell\u2019<em>Archeologia del sapere<\/em>, il tascabile Einaudi della mitica collana Nuovo Politecnico raccoglieva alcuni interventi che dal 1968 alla met\u00e0 degli anni Settanta, il genealogista che si aggirava in citt\u00e0, cosi definito da Gilles Deleuze, aveva realizzato insieme a studenti, giornalisti e militanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Proprio nel \u201977, al culmine delle pratiche di conflitto che un nuovo movimento investiva di desiderio, si percepiva l\u2019inessenzialit\u00e0 dei poteri che, al contrario di quanto sostenuto dalla teoria critica dei marxisti della cattedra, circolavano a frammenti all\u2019interno dei diversi strati di una composizione sociale che non si riduceva ad un&#8217;unica classe. Quella emergenza rompeva la tradizione vetero-materialista e la dogmatica stalinista del partito, riassunta invece dal PCI governista del compromesso storico che sosteneva centralismo democratico e \u201cleggi speciali\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Le note acute di <em>Microfisica del potere<\/em>, che fecero conoscere Foucault al movimento italiano che leggeva avidamente \u201cRosso\u201d, l\u2019A<em>ntiEdipo<\/em> e la posta del cuore di \u201cLotta Continua\u201d, restituivano la vita in diretta di una soggettivit\u00e0 di non garantiti alle prese con la violenta temperie della ristrutturazione post-fordista del capitalismo che riscriveva i rapporti tra saperi, verit\u00e0 individuale e regimi di disciplina sulla pelle della nuova generazione; ed era una generazione di \u201ccani sciolti\u201d, di gente che, pur militando nei gruppi, aveva un sano rifiuto del comitato centrale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il PCI che si faceva Stato, le leggi speciali di Cossiga e del ministro ombra degli interni Pecchioli (entrambi scritti col K), la lotta armata convertita in lotta al terrorismo per impedire l\u2019espressione molteplice del movimento, il disgregarsi dei gruppi della sinistra extraparlamentare e l\u2019urgente istanza di autonomia delle lotte, disegnavano uno scenario che restituiva puntualmente la realt\u00e0 molecolare che Foucault indagava.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Donne, studenti, sottoproletari, operai che rifiutavano la rappresentanza sindacale e la lotta per il solo salario, un proletariato giovanile potente, ironico e gioioso che adoperava la lingua delle avanguardie artistiche, si riappropriava di tempi e spazi, suoni e immagini liberate dalla pesante e \u201csinistra\u201d egemonia dei partiti di massa novecenteschi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abUn risotto vi sommerger\u00e0\u00bb era uno dei principi di pensiero in cui molteplici pratiche di insurrezione si consumavano, contro i \u201cbaroni\u201d dell\u2019Universit\u00e0 e la riforma Malfatti (il ministro dell\u2019Istruzione di allora) e contro le imposizioni della rappresentanza sindacale.<\/p>\n\n\n\n<p>Si inventava controinformazione: fanzines, Radio Alice e le radio libere, fumetti, Andrea Pazienza, il Male e i fragorosi laboratori di sperimentazione artistica e poetica, tra Sud, Napoli, Bologna, Roma e Milano; azioni di teatro-guerriglia provenienti dal \u201968 diventavano happening e feste di piazza. Contro la speculazione immobiliare si mobilitava l\u2019insieme dei bisogni sociali, le rivolte nelle carceri manifestavano la terrificante condizione di detenzione generalizzata, la cacciata del segretario della CGIL Lama dall\u2019universit\u00e0 decretava la fine del secolo del lavoro e della delega, mentre l\u2019omicidio di Francesco Lorusso decretava la risposta dello Stato alla rivoluzione molecolare in atto.<\/p>\n\n\n\n<p>I collettivi femministi, che fin dalla met\u00e0 degli anni Sessanta avevano rovesciato il discorso patriarcale e maschilista di sessualit\u00e0, inventavano una comunicazione autonoma anti-emancipatoria, mentre l\u2019insieme del proletariato metropolitano riusciva, con un sapiente uso strategico di risorse scarse, a contrastare la repressione, l\u2019eversione neofascista, i tentativi di golpe, la ristrutturazione territoriale del mercato del lavoro e la disoccupazione di massa in cui si condensava il dispositivo di modernizzazione dell\u2019occidente liberaldemocratico.<\/p>\n\n\n\n<p>Di tutto questo <em>Microfisica del potere<\/em> tracciava il diagramma. Nell\u2019intervista a Fontana e Pasquino, Foucault, alla domanda sulla novit\u00e0 del concetto di \u201cavvenimento\u201d rispondeva che la miglior comprensione di un evento a pi\u00f9 strati emerge da genealogie da comporre, da rapporti di forze, sviluppi strategici e tattici pi\u00f9 che da grandi narrazioni simboliche, rappresentazioni sociali \u201cmolari\u201d e ipotesi dialettiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Era quanto il movimento esprimeva: articolare il caos sociale, deridere le pretese di egemonia di apparati politici e sindacali, attaccare l\u2019eteronomia linguistica del capitale con l\u2019autonomia del desiderio, lottare i bisogni con l\u2019autoproduzione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab\u2026Con il suono delle dita si combatte una battaglia che ci porta sulle strade della gente che sa amare\u00bb cantava la voce pazzesca di Demetrio Stratos, Area, mentre Foucault diceva che a partire dalle lotte quotidiane condotte \u00abcon quelli che si dibattevano nelle maglie pi\u00f9 fini della rete del potere\u00bb, si riattualizzava la con-ricerca, quella pratica di sapere prodotta dai soggetti sociali che contrastava la scienza triste dell\u2019economia. \u00abQuel che fa si che il potere regge\u2026\u00e8 che non pesa solo come una potenza che dice no, ma che\u2026attraversa i corpi, produce delle cose, induce del piacere, forma del sapere, produce discorsi; bisogna considerarlo come una rete produttiva che passa attraverso tutto il corpo sociale molto pi\u00f9 che come un\u2019istanza negativa che avrebbe per funzione di reprimere\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 5 luglio esce su \u201cLotta Continua\u201d il \u201cManifesto contro la repressione\u201d firmato da una trentina di intellettuali tra cui Sartre, Simone de Beauvoir, Foucault, Deleuze, Guattari. Dal 22 al 24 settembre a Bologna il convegno contro la repressione fu il momento pi\u00f9 intenso di legittimazione di un movimento che scardinava la politica con la pratica della piazza, che annunciava il tempo senza futuro, che viveva \u201cqui e ora\u201d la rivoluzione che era collettiva e irriducibile.<\/p>\n\n\n\n<p>La teoria dei bisogni dell\u2019allora contestativa Agnes Heller era realt\u00e0 di compagni e compagne in festa e in amore che disfacevano nello spazio di una notte l\u2019orrenda violenza di Stato. Nietzsche ballava con un Marx leggero, antidialettico, folgorante nel rifiuto del lavoro; perch\u00e8 \u00abci\u00f2 di cui abbiamo bisogno \u00e8 una filosofia politica che non sia costituita intorno al problema della sovranit\u00e0, dunque della legge. Bisogna tagliare la testa del re; non lo si \u00e8 ancora fatto nella teoria politica\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019autonomia non era solo una soggettivit\u00e0 organizzata ma spontanea collettivit\u00e0 insorgente di nuova vita che urlava il godimento antiedipico, faceva \u201cpunk\u201d dell\u2019ordine e della sorveglianza sui corpi. Gli \u201cuntori\u201d, cos\u00ec eravamo definiti dai nuovi tutori dell\u2019ordine, PCI e sindacato, sono stati autori e autrici, attori e attrici di una politica che riusciva a \u00ab\u2026staccare il potere della verit\u00e0 dalle forme di egemonia\u2026all\u2019interno delle quali per il momento funziona\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il \u201cpersonale \u00e8 politico\u201d del femminismo nel \u201977 raggiungeva punte alte di autodeterminazione che riverberavano con esiti contraddittori su tutto il movimento. Si acuivano gli scontri con il leaderismo maschile. Collettivi lesbo-gay costituivano le realt\u00e0-guida delle trasformazioni delle relazioni affettive.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella conversazione di Deleuze con Foucault, \u00ab\u2026In realt\u00e0 questo sistema in cui viviamo <em>non pu\u00f2 sopportare nulla:<\/em> di qui la sua radicale fragilit\u00e0 in ogni punto e nello stesso tempo la sua forza complessiva di repressione\u2026questo controdiscorso fatto dai prigionieri o da quelli che sono chiamati delinquenti, \u00e8 questo che conta, e non una teoria della delinquenza\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La presa di parola dei \u201cmatti\u201d, dei \u201cdegenerati\u201d, dei marginali, dei \u201cpuniti\u201d e la forma stessa del tribunale, del manicomio, del carcere, \u00abappartiene ad un\u2019ideologia della giustizia che \u00e8 quella della borghesia\u00bb; e vale per tutte le discipline: la famiglia, la scuola, la caserma, l\u2019ospedale psichiatrico. \u00abDovunque \u00e8 presente, il potere si esercita. Nessuno ne \u00e8 titolare in senso stretto; e tuttavia si esercita sempre in una certa direzione\u2026; non si sa esattamente chi lo abbia; ma si sa chi non lo ha\u00bb. Per questo \u00abil discorso di lotta non si oppone all\u2019inconscio, si oppone al segreto\u00bb. Nel \u201977 i segreti di Stato emergevano segreti alla verit\u00e0 della fine della sua (dello Stato) sovranit\u00e0. I concerti autoridotti, parco Lambro l&#8217;anno prima. Il re era davvero nudo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo, niente fu pi\u00f9 lo stesso. L\u2019omicidio di Giorgiana Masi e la vendetta di Stato, dopo il rapimento e l\u2019esecuzione di Aldo Moro, malgrado la \u201clinea della fermezza\u201d fosse contrastata dal movimento che reclamava \u201cn\u00e9 con lo Stato n\u00e9 con le BR\u201d, furono atroci. Il 7 aprile \u201979 centinaia di militanti furono arrestati, accusati di appartenere o di fiancheggiare le BR. Anni e anni di carcere hanno annullato la possibilit\u00e0 di un\u2019elaborazione collettiva di questa storia ancora in corso. Ma la memoria ci consente un esercizio di diserzione permanente. E questo esilio mai consumato ci permette di raccontare un passato che non passa, almeno fin quando non si riconoscer\u00e0 che le istanze di liberazione sono insopprimibili e che, come diceva Foucault, ogni potere implica una resistenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non succede di frequente che un evento insurrezionale coincida con un fatto filosofico-politico rilevante e che questo faccia parte di una storia della cultura ancora oggi minoritaria. Anche nei momenti di maggior vicinanza dell\u2019ipotesi storico-politica o artistica alle sollevazioni, cultura e presente storico divergono fino alla reciproca estraneit\u00e0. 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