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Furio Jesi maestro in esilio

“Se dovessimo indicare una forma simbolica che condensa l’opera, il pensiero e la vita di Furio Jesi, mitologo, critico letterario, traduttore, etnologo del sapere, scomparso nel 1980 per un maledetto incidente domestico, questa forma sarebbe quella di una costellazione.

La costellazione è la figura cosmica chiusa in una dispersione di stelle che sono i bagliori notturni che illuminano la terra inesplorata dei miti antichi e dei profili ancestrali che dall’Oriente hanno arricchito l’Occidente. La costellazione è l’insieme di stelle, ognuna è un’opera, che fà giorno a mezzanotte nella zona impervia, tragica e irrappresentabile della storia della cultura. La costellazione è ancora la figura rivoluzionaria prediletta da Walter Benjamin ed è una delle tracce segrete del lavoro di Jesi in cui ebraismo, esilio e critica storica trovano un passato che li accomuna…

Polvere di stelle, immagine dialettica, sensibilità per l’esperienza ed erudizione sono in Jesi gli indici di senso che hanno riformulato quasi completamente la materia mitologica, scardinandone l’architettura storicista che la tradizione di studi ottocentesca consegnava all’antropologia post-bellica…

Il recente interesse editoriale per la sua opera restituisce a frammenti, forse in sintonia con la miriade di temi di ricerca che Jesi ha indagato, l’impulso originario del suo fare: il tempo opera la differenza tra ciò che si sente e l’identificazione volontaria alla vicenda degli dei e degli eroi, alle tecniche mitico-magiche, alle interpretazioni…

La critica del mito, della cultura italiana del fascismo, della letteratura mitteleuropea e della “germania segreta”, la festa e la rivolta, la tragedia e la poesia,  Mann e Rilke come educatori, Frobenius e Bachofen come studiosi affetti dal mito e soprattutto l’esperienza diretta di quanto di indicibile attraversa le topografie irrazionali rimosse o negate, o considerate residui barbari, della tradizione europea, tutti i materiali mitologici essenziali, Jesi, facendoli emergere con un gesto minuzioso da entomologo, li ha tolti di mano alla “cultura della destra”, rendendoli disponibili alla ricerca. Ma le pesanti armature dell’idealismo e del materialismo storicista hanno fatto blocco contro il presunto “irrazionalismo” della ricerca etno-mitologica, negando alla conoscenza l’evento decisivo della comprensione…

 L’effettivo riconoscimento della portata magistrale di un’opera sfrangiata, fatta di luminose schegge di cultura, intuizioni prodigiose e di una distensione concettuale che ha il ritmo musicale dell’andante, provenne in lui dallo stile essenziale ed esplicativo, sobrio e consistente delle centinaia di testi scritti in una vita breve…

Per la direzione presa dallo studio del mito, della letteratura germanica e della mitteleuropa e per l’impresa di trasposizione in Italia della storia della mitologia, con le sue lotte, i suoi sussulti, le formazioni di studiosi rivali, – in lui gli oggetti della mitologia assumevano un profilo eccentrico rispetto ai nuclei tematici degli studi sull’antichità…

Jesi si considerava, a ragione, un romanziere che coglieva la nota dominante delle opere, quella che introduce e orienta la parola dell’autore. Quando scandagliava i monumenti funerari degli Egizi, le figure di Kòre e di Dioniso e quando marcava tramite Kérenyi la critica all’illustre scostante apparato mitologico approntato da Wilamowitz, o quando nella letteratura del secondo Ottocento europeo faceva emergere il profilo meno studiato ed elaborato di Thomas Mann, Herman Hesse e Rimbaud, in tutte le occasioni di ricerca, la scrittura narrativa esprimeva meglio dell’elaborazione saggistica l’“intorno” di poeti e narratori…

L’humanitas in Jesi è anti-umanista. L’uomo non è al centro del cosmo, erra piuttosto nella diaspora infinita per fuggire i dispositivi della storia universale, del dominio, della norma. L’esilio è la sua patria mitica e indecisa, le costellazioni dell’astrologia la sua guida, la notte dei simboli le luci a cui si affida. L’umano è in questa piega che sdegna la servitù volontaria, l’induzione alla morale, insorge contro l’essere del governo e pensa un essere comune che eccede le singole esperienze storiche..”.

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