L’archivista

L’archivista è la figura inattuale che registra alcune voci del presente cercandone la provenienza. L’archivista pratica la critica, cioè “fa un tentativo con la verità”. Compie un lavoro minuzioso per far emergere dagli enunciati l’ordine del discorso in cui sono organizzati, i saperi che li producono e i dispositivi di potere attraverso cui circolano.

La guerra, la catastrofe climatica e linguistica, il governo planetario, la distruzione di ambienti, territori, risorse, popolazioni, sono le sezioni della rubrica quotidiana in cui sono scritti gli impegni e i desideri, la ferocia e l’orrore, le lotte e l’immaginazione. In questa rubrica l’archivista cerca vie di fuga e possibilità di liberazione.

L’archivista non è la figura individuale del pensiero. É l’esigenza comune in una realtà che non la contempla. L’esodo è stato il suo movimento. L’esilio è il luogo da cui opera. La sua è una pratica nomade che dissolve le identità costituite, contaminandole; attraversa i campi del sapere, destituisce gli argomenti del potere. Disertando provoca l’avvenire nelle parole del presente.

Nell’archivio, storia, filosofia, estetica, economia politica, non sono forme codificate del pensiero e non sono discipline autonome. L’archivio non è il luogo della memoria che contiene documenti ordinati da consultare. É l’insieme disperso di ciò che “qui e ora” è stato detto, scritto, visto e pensato. “L’archivio è quella pratica che fa sorgere una molteplicità di enunciati come eventi regolari, come tante cose che si offrono al trattamento e alla manipolazione” (Michel Foucault).

L’archivio percorre il campo di apparizione di eventi considerati nella loro fragilità. “Tra la tradizione e l’oblio esso fa apparire le regole di una pratica che permette agli enunciati di sussistere e al tempo stesso di modificarsi regolarmente”. É una pratica storica che desoggettiva la questione filosofica con il ricorso alla materia storica e “libera i contenuti storici dagli effetti di potere da cui si suppone che una verità li faccia dipendere”. Dispositivi di sapere-potere che con strategie multiple operano mostrando una superfice totalizzante sono scoperti come eventi singolari, non permanenti, che mostrano possibilità storiche di scomparsa.

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