Marrani di tutto il mondo…

I marrani erano gli ebrei iberici costretti a convertirsi al cristianesimo ma che conservarono la fede mosaica trasformandola in una forma di vita segreta. Chiamati conversos, i marrani a partire dalla metà del XIV secolo formano comunità disperse che, dal 1492, anno dell’editto dell’Alhambra furono obbligati al cattolicesimo.
Così, molti ebrei e molti islamici andalusi, costretti dalle delazioni e dalla minaccia dell’Inquisizione del terribile Torquemada, generarono una doppia spiritualità, cristiana all’esterno, ebraica nell’intimo, che nel corso del tempo si rivelò una vera e produttiva invenzione di una forma di vita contaminata e contaminante in cui erano impastati messianesimo ebraico antitradizionale, messianesimo paolino, mistica ed eresie millenariste che avrebbero a loro volta segnato i momenti di trasformazione della storia europea dal XV al XVIII secolo.
Sulla scorta dello studio del marranesimo di Donatella Di Cesare, nella cultura marrana si individua la figura dell’ “errante”, attore di commerci, spedizioni e viaggi, che cambiava patria e bandiera dovendosi adattare alle esigenze dei suoi interlocutori. Marinai, mercanti, missionari, schiavi, avventurieri, pirati, in un mondo difficile erano spinti a mutare il loro rapporto al sacro attraverso la conversione o la simulazione.
Nella giusta ricostruzione di alcune figure esemplari di marranesimo, Pierre Dalla Vigna, docente di estetica all’università di Parma e fondatore della casa editrice Mimesis, evidenzia come l’erranza storica, geografica e di pensiero, da elemento identitario delle comunità ebraiche della diaspora, si è estesa dal Mediterraneo al Portogallo, dalle Fiandre ad Amsterdam, alle Indie e alle Americhe, alimentando sincretismi e nuove tradizioni e soprattutto una letteratura, una cultura e un’arte della vita in cui il disfarsi dell’identità produce una contestazione permanente dei lugubri simbolismi identitari di “sangue e suolo”, massacri e conquiste.
I profili delineati ne I Marrani. La nascita della società in divenire nella cultura occidentale (Meltemi, pp. 152, €. 15,00) sono accomunati da un “divenire altro” che decide le traiettorie di vita scartando l’ipotesi di un destino individuale assegnato alla nascita. Colombo, Mendes Pinto, Cervantes, Velazquez, Rembrandt, Uriel da Costa, Spinoza, Kafka, potevano essere e non essere “marrani” nel senso della definizione, perchè non esiste un’identità marrana. Si tratta piuttosto di una condizione di esistenza segnata da un’identità cangiante in cui necessarie strategie di adattamento trasformavano modi, maschere e finzioni in risorse intellettuali e pratiche e in una continua sperimentazione di alternative ai poteri dominanti.
Uno dei movimenti che ha accompagnato la vita marrana è stato quello degli alumbrados (illuminati) di origine araba ed ebraica che, tramite l’antica gnosi, professava il rapporto diretto con Dio e lo sviluppo di una mistica come esperienza di vita comunitaria. Agli alumbrados aderirono anche molti ebrei conversi, costretti a lottare sia contro i “vecchi cristiani” che proclamavano la limpieza de sangre e non ritenevano possibile il passaggio dall’ebraismo al cristianesimo, sia contro l’ebraismo tradizionale che condannava qualsiasi eterodossia.
Colombo, “cristianissimo”, abile affabulatore, epigono dei “cretesi mentitori” dell’antico paradosso, fece dell’essere sradicato la sua forza di conquista, di simulazione e di rivendicazione. Sosteneva che il “nuovo mondo” era il paradiso, che le crociate e la “reconquista” erano necessarie e che lui aveva diritto al titolo nobiliare di “don”, a prebende e ricchezze cospicue.
Cervantes, l’autore del Don Chisciotte e Velázquez con Las Meninas segnano il limite della cultura del rinascimento e sono artefici geniali della scomposizione della rappresentazione che, come aveva mostrato Michel Foucault, ha deciso l’ingresso nell’età classica (il XVII secolo) con la separazione di parole e cose. Shakespeare, nel mistero più o meo svelato dell’identità di un autore di origine ebraica, John Florio, marrano per molti aspetti, ben oltre l’adesione al protestantesimo, apre il pensiero anti-umanistico in cui si insediano altri marrani virtuali come Marlowe, Montaigne e Giordano Bruno.
Nella genealogia del marranesimo è il nomadismo spirituale a dar vita alla grande mistica della seconda metà del XVI secolo, Teresa d’Avila, Juan de la Cruz, alle eretiche condannate, Isabel de la Cruz e Maria Cazalla, ai “Cristiani senza Chiesa” nel nord-Europa alle imponenti correnti dell’utopismo ermetico-messianico di John Doe, alle tragiche imprese mistico-comunitarie di Shabbettai Zevi e Jakob Franck, felicemente studiate da Gershom Scholem, Jakob Taubes e dall’etnologo della cultura Furio Jesi. Trasposta in una genealogia della scrittura, l’erranza svela l’origine del processo inquisitorio che Kafka ha illuminato.

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