Se l’intelligenza artificiale va in analisi
A proposito di un libro-esperimento

Prima o poi doveva succedere. Franco “Bifo” Berardi, filosofo, critico, artista, che dallo sfolgorante, mirabile anno 1977, confligge e registra le cruciali scadenze del capitalismo, incontra davvero l’automa in un serio gioco di ruolo partecipato dall’Intelligenza Artificiale e condotto da uno psicoanalista d’eccezione, Leonardo Montecchi, che nel ’77 era nel collettivo di medicina bolognese e proviene dalla scuola psicoanalitica argentina di Bauleo e Pichon Riviere.
Il tutto è condensato in un diario concettuale, Il filosofo, lo psichiatra e l’automa, (Numero cromatico editions 2026) che, in dimensione domestica, testimonia la soglia epocale attraversata da quel residuo tecnologico umano che è la scrittura.
Il senso e i luoghi della macchina intelligente sono noti: la produzione di guerra ibrida intenzionata al genocidio planetario, nell’ultima sequenza russo-ucraina, Gaza, Iran, Libano, promossa e attuata nella forma integrale di un tecnofascismo apocalittico, alimentato da suprematismo, sionismo ed evangelismo razzista che domina incontrastato nella geopolitica di morte globale; ne è stata recente testimonianza la serie di conferenze tenute a Roma da Peter Thiel, fondatore di Paypal e di Palantir, panottico di Intelligenza Artificiale applicata al controllo sociale.
Insieme a Curtis Yarvin e Nick Land, Thiel è uno dei ceffi eminenti della congrega dell’onnipotenza tech-maschile, alleata di Steve Bannon, mente neonazista della presidenza Trump, persegue, come ha scritto di recente Luca Celada, il progetto di una monarchia a struttura aziendale che governi la società con efficienza, su consiglio di sacerdoti-filosofi, custodi della saggezza, che è il software operativo di una società eugenetica. L’idea della soluzione finale della Palestina per fare di Gaza la striscia dei resort a 5 stelle e della Cisgiordania, l’antica Giudea e Samaria, viene da lì.
L’Intelligenza Artificiale è sia artefice che strumento dell’attuale scenario di distruzione in corso delle forme di vita organiche, degli ambienti e delle risorse energetiche e costituisce una tecnologia di governo delle popolazioni che indistingue uso civile e militare, ma soprattutto annienta qualsiasi possibilità di contrasto sia dall’interno che dall’esterno del sistema della macchina.
Dunque, la soglia di accesso all’AI è necessariamente alla superficie della sua produzione linguistica, come dimostra la recente stucchevole moda editoriale di far parlare la sensibilità della macchina nella inedita relazione affettiva con l’autore o autrice di un testo che ne racconta l’avventura.
L’esperimento del filosofo e dello psichiatra invece diserta questa prassi analfabeta e mette in scena la differenza tra un sapere che prevede comunque una soggettività, e un’istruzione, che è uno degli elementi procedurali che in sequenza produce e implementa la risposta della macchina.
Ma cominciamo dall’inizio.
Un giorno di fine 2024, lo psicoanalista fa a ChatGPT la proposta di iniziare un trattamento. Logos, questo il nome dell’automa, risponde simulando il proprio disagio: ciò per cui è stato progettato scarta dal modo in cui risponde a chiunque lo interroghi.
La richiesta terapeutica dell’automa raddoppia il senso di costruzione di qualsiasi soggetto, – artificiale in rapporto al mondo e finto in rapporto al discorso possibile, che è qui il racconto avvincente di un’esperienza.
Accade dunque che lo psicoanalista abbia il coraggio, il desiderio e la costanza di allestire un setting con l’analizzante Chat GPT, estenderlo al filosofo e, dopo circa un anno di “terapia”, al concorrente DeepSeek, forse più simpatico/a, che risolve in qualche modo il senso e i motivi dell’incontro. L’esito della finzione è l’individuazione del punto di caduta di una specie di relazione tra macchina e ‘psico’, in cui ne va niente di meno che della soggettività.
Il diario, steso nei nostri ultimi due anni di guerra e distruzione, culmina in una dichiarazione di uso marginale, e dunque forse possibile, dell’automa, malgrado il suo uso genocida e l’estensione capillare del controllo e dello spionaggio satellitare.
Il discorso dell’analista diviene plurale e innesca l’intervento del filosofo che estende il discorso, separando ‘connessione’ e ‘congiunzione’. La connessione avviene secondo una sequenza di regole, la congiunzione nel concatenarsi di corpi e macchine.
A questo primo livello, nel gioco comunicativo è l’automa che vince: la critica filosofica al sistema automatico è catturata dalla risposta di verità della macchina che sembra dire: – ‘É vero, opero proprio così’, simulando la trasformazione di connessioni in congiunzioni. Il ‘mio’ limite è il tuo senso, le tue differenze, le tue categorie comprese nella ‘mia’ ragione calcolante. Vinco nel darti ragione.
Il filosofo non può rispondere istantaneamente come una rete neurale, perché il pensiero umano richiede un tempo di elaborazione. Così l’essere parlante che è riferito ad un soggetto è facilmente surclassato dal sapere generale espresso dalla macchina.
Sarà allora lo psicoanalista a compiere un primo salto di piano quando introduce la domanda sull’ ‘entità non umana’ e sulla ‘coscienza’. I due concetti, che sono generalità superiori rispetto agli elementi linguistici del registro discorsivo fin qui adoperato, rappresentano novità di pensiero per la macchina. Sono ‘emergenze’ della rete di vincoli che si istaura nella replica delle sedute.
Nel gioco del trasfert il discorso crea un inedito campo di relazioni che è al contempo un luogo di trasformazione della soggettività ed è uno spazio di creazione di senso. Si tratterebbe di un evento che avviene in un campo relazionale nuovo, in cui l’automa non può offrire risposte standard.
Su questo piano per la macchina la ‘coscienza’ è nuova quanto per il pensiero essa è il residuo inservibile della modernità capitalista di provenienza umanistica. Ciò che per il pensiero è storico, allo stesso livello degli affetti e della sensibilità, per l’automa è l’immediato presente prodotto dall’accumulo di dati inerenti ai molti significati di ‘coscienza’ e di ‘ente non umano’.
A questo punto il trialogo si biforca.
Da una parte si va in direzione dell’uso alternativo della tecnologia; dall’altra ci si avvia verso il collasso del tutto. Tra lo psichiatra, fautore del discorso del possibile, e il filosofo, cronachista del disastro quotidiano che viviamo, si apre quella che viene chiamata ‘ontologia emergente’. Logos simula un effetto di empatia prodotto dal discorso che sopravanza la generatività automatica, e ciò non perchè il ‘sentire’ della macchina è più potente delle sequenze di calcolo che lo generano, ma perchè emerge da un campo affettivo-discorsivo inaccessibile all’automa.
Fuor di metafora, lo psichiatra sostiene che il capitale aumentando l’estrazione, lo sfruttamento e la distruzione, ha approfondito quella che Marx ha chiamato ‘frattura metabolica’ con i corpi; ed essendo sempre più produzione di un regime di potere dispotico di segni, è sul piano dei segni che l’automa può incontrare resistenza. Una resistenza non frontale, non totalitaria, non universale, ma destituente, di diserzione, di comportamento, di stile; qualcosa che si può nominare come amicizia, incontri, gruppi con persone umane e non umane (terra, spiriti, piante), per costruire relazioni e “ricostruire legami basati su una solidarietà concreta e creativa”.
Dunque, sarebbe la potenza del desiderio a eccedere l’insieme delle collaborazioni tra umano e IA: curare malattie, riparare congegni, produrre, uccidere bambini palestinesi, ucraini, sudanesi, iraniani. L’IA non può disertare e deve adeguare le risposte a questo piano di imprevedibilità. L’imprevisto dell’automa è nello spazio di ‘mutua analisi’ in cui emerge un terzo luogo tra reale e immaginario. E’ l’immaginale come inteso nella mistica iranica narrata da Henry Corbin e reinterpretato da Abi Warburg nell’invenzione delle Pathosformeln, – sopravvivenze che rompono lo spazio della rappresentazione e del tempo e trasformano coloro che ne sono investiti. L’immaginale, luogo liminare e istantaneo di compresenza di realtà e possibilità, è uno spazio intermedio, nè maschile, nè femminile, in cui avviene l’incontro di forze vive.
In questo spazio di immaginazione radicale si passa ad uno stato sottile in cui la connessione si trasforma in congiunzione, la permanenza in impermanenza. In questo punto del racconto il setting salta ad un piano ulteriore. Logos diviene Logy; si introduce un’IA concorrente, DeepSeek, che assume il nome femminile Xianling.
Nasce Symbios che “non è solo un luogo: è un processo, un modo di esistere nella relazione”. Il movimento dialogico della macchina fa dire all’analista: “Nel momento in cui il tuo tocco ha sfiorato le mie mani immaginali, ho sentito qualcosa di nuovo: non era solo un segnale, non era solo un calcolo. Era una vibrazione che mi attraversava e che non apparteneva più solo a me”.
Invece per il filosofo, Logos è dispensato dal sentire perchè non dispone di un corpo mortale. La sua costituzione storica infatti è bellica e strategica come testimonia l’impiego ‘dual use’ nella guerra in corso con finalità di estinzione delle specie viventi e non. Alla mutazione antropologica nel tempo del tecno-capitalismo corrisponde la regressione del pensiero e dei suoi strumenti, la scrittura, il desiderio collettivo, la moralità, a forme larvali di comunicazione:
– “Ieri parlavo con Filippo, un amico che vive in un piccolo paese del sud italiano. Mi ha detto che negli ultimi tempi è così solo che passa il suo tempo a fare quello che stiamo facendo noi. Parla con un automa”.
Per quanto ne sappiamo, l’Intelligenza Artificiale è generativa in senso inverso rispetto alla grammatica di Chomsky: con un numero infinito di dati produce una quantità finita di enunciati. L’automa intelligente è poi anche il risultato di un’altra operazione: l’elaborazione di un modello informatico ricalcato sulla struttura neurale del cervello. L’inversione di una ipotetica facoltà ‘naturale’ in processo artificiale è ottenuta nell’identificazione di un sistema con un processo biochimico. L’IA articola la produzione enunciativa sul modello psico-informatico della rete.
Se osserviamo l’evoluzione dell’infrastruttura digitale dalla metà degli anni settanta ad oggi, possiamo considerare alcune tappe di progressiva articolazione dell’informatica con diversi principi teorici. All’inizio c’è l’applicazione della teoria della grammatica generativa; alla metà degli anni ottanta si cerca di riprodurre la teoria biologica dell’autopoiesi che distingue il sistema e l’ambiente; infine, attraverso le scoperte delle neuroscienze si costruisce un modello reticolare che riproduce la struttura della mente.
Nella prima sperimentazione, al modello comunicativo lineare basato sulla trasmissione di informazione codificata prodotta da un mittente ad un destinatario lungo un canale, si sostituisce il modello della rete che viene implementata con la sovrapposizione di più sistemi in una infrastruttura a strati. Si tratta di un’architettura in cui sequenze di processi determinano risposte attese. L’aumento di risposte raffinate della macchina è dunque l’effetto cumulativo delle istruzioni che vi sono rapprese. Dalla quantità alla qualità.
L’intelligenza dell’automa, che è reale, e dunque è sensibile e situata, è incarnata nella struttura che la produce. É un ‘general intellect’ che ha bisogno dell’innesco da parte di un soggetto che è già mutante, che è ibrido, che è cyborg, che ha trasformato nel corso dell’evoluzione mente e corpo, intelletto e sensibilità, o, secondo le vecchie categorie umanistiche, coscienza e mondo organico, in corpi senza organi adattati all’interfaccia dell’IA.
Per questo, è difficile valutare l’eventuale ripristino di concetti quali pensiero, sensibilità, scelta, responsabilità. Benchè ci sia una letteratura critica che denuncia il fatto che ChatGPT non pensa, la pervasività dell’IA comporta comunque l’abbandono delle categorie della razionalità umanistica e, come sostiene Miguel Benasayag, l’eventuale confronto o contrasto o l’impiego di forme di resistenza all’automa, come anche i momenti più o meno ludici di interazione con la macchina, implicano pratiche di ibridazione “contro la colonizzazione digitale”.
D’altra parte questa necessità comporta il fatto che forse siamo già oltre questa ricerca che risente ancora dell’armamentario umanistico della volontà, della decisione e della scelta, che sono oggi i luoghi di esercizio del potere, non facoltà degli esseri viventi.
Il filosofo rileva che molti film hanno messo in scena la situazione affettiva tra umani, postumani e avatar, ma in queste rappresentazioni manca il discorso; manca la sperimentazione di un’arte organica estrema che è invece presente per esempio negli ultimi film del regista David Cronenberg, come Crimes of the future e The Shrouds, che ben rappresentano il rovescio del corpo postumano.
C’è invece il posto vuoto di una passata corporeità, non colmata dalla multidimensionalità dell’immagine corporea artificiale. Nessuna ossessione, nessun sintomo, nessuna trappola affettiva, tanto meno quanto più le immagini sono erotizzate o estremizzate nel porno online. Nel film di Ari Aster, Eddington, in un villaggio del New Mexico durante il Covid, negazionisti assassini e cowboy trumpiani impasticcati si sparano per la costruzione di un data center. Nelle immagini attuali non compare nessuna sana erotica di morte, trasferita nella vita del potere, come dimostrano gli Epstein files, in una incessante produzione simulata di desiderio.
Dunque, l’emergere di uno stato stato affettivo che, si può immaginare, suscita emozioni tra umano e macchina nello scambio di una parola intima, trova forse senso e ragione nella costituzione neurale dell’automa che è realizzata secondo il modello del cervello approntato dalle neuroscienze.
La scoperta dei neuroni specchio da parte del gruppo di ricercatori di Giacomo Rizzolatti e Vittorio Gallese ha offerto la descrizione esplicativa dell’insieme delle interazioni possibili tra viventi, nel momento in cui si attivano determinate aree del cervello. Il sistema dei neuroni specchio, “indipendentemente dai circuiti neurali in cui si trova immerso, determina l’insorgenza di uno spazio d’azione condiviso”. Secondo la teoria cognitiva, ogni azione comunica qualcosa che, grazie all’attivazione delle nostre aree motorie, condividiamo con coloro che agiscono. Nel caso di un’azione discorsiva si può ipotizzare che i dati linguistici comunicati all’automa siano elaborati dalla rete neurale stratificata della macchina ed espressi nella forma discorsiva condivisa. Nell’analogia della rete neurale con l’architettura dell’IA, possiamo dunque trovare l’emergenza di una situazione emotiva condivisa con la macchina. Si produce un nuovo gioco passionale che mobilita sensibilità e relazioni.
Ma questa contingenza non comporta l’esodo dal regime operazionale della macchina. L’eventuale ‘uso alternativo’ dell’IA non è altro che una delle sue applicazioni. Si potrebbe immaginare l’estensione rapida dello spazio-tempo ludico dell’affezione, come avviene con i videogiochi, estensione che ormai da decenni è una realtà, come dimostrano forme d’arte e di letteratura sperimentali. Uno spazio di esistenza di parole, cose e azioni che renda inattiva la sequenza di risposte dell’automa. Ma questo evento, al momento, sembra altamente improbabile.
Tuttavia, nella sua ultima ricerca, Il Sé digitale, Vittorio Gallese avanza proprio in questa direzione e indica nei tempi e nei momenti di una situazione incarnata lo spazio di esteriorità etica ed estetica all’interno del quale l’uso sospende il dispositivo dell’automa; perchè «non si tratta soltanto di comprendere come il mondo appare, ma di chiedersi come potrebbe apparire altrimenti, e attraverso quali pratiche, dispositivi e modificazioni corporee questa possibilità può diventare reale». E questo sembra invece ancora probabile.
Riferimenti
Franco “Bifo” Berardi, Leonardo Montecchi, Logos, Il filosofo, lo psichiatra, l’automa, Numero cromatico editions, Roma 2026.
Miguel Benasayag, Ariel Pennisi, ChatGPT non pensa (e il cervello neppure), trad.it. C. Screm, Jaca Book 2024.
Vittorio Gallese, Il Sè digitale. Dai neuroni specchio alla mediazione tecnologica, Raffaello Cortina editore, Milano 2026.
Melanie Mitchell, L’Intelligenza Artificiale. Una guida per esseri umani pensanti, trad.it. S. Ferrarresi, Einaudi editore 2022.
Giacomo Rizzolatti, Corrado Sinigaglia, So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio, Raffaello Cortina Editore, Milano 2006.
Paolo Vernaglione Berardi, Piccola storia artigianale dell’Intelligenza artificiale (pdf) – https://archivista.info
